Archive for marzo, 2007

Old stripper

mercoledì, marzo 28th, 2007

66 anni, ingegnere nucleare in pensione, Bernie Barker è il più anziano stripper al mondo. L’unico nonno a luci rosse che può vantare un posto d’onore nel Guinness dei Primati alla voce body beautiful.

Abbronzatissimo, muscoloso, depilato e canuto, vive e si esibisce nel paradiso dei pensionati: la Florida.

Di giorno va in giro con i suoi inseparabili pantaloni bianchi stile Miami Vice, sfoggiando fiero maschi baffi alla Magnum P.I.
Di notte sale sul palco con giacche texane e tanga giallo fosforescente che manda il pubblico in delirio.

Sui ritmi calienti di “She Bangs” di Ricky Martin (la sua canzone preferita) prende ad ancheggiare meglio di Michael Jackson ed Elvis Presley messi insieme. E non ce n’è per nessuno: con una trentina di trofei in 7 anni di carriera, Bernie Barker è il re degli spogliarellisti.
All’hottest club Le Bare di Miami Beach le ragazze fanno la fila per vederlo e Paris Hilton è tra le sue più affezionate estimatrici.

D’altronde è davvero difficile resitere alla sua contagiosa energia.

Se non fosse per l’ironia che ci mette, Bernie Barker sarebbe un fenomeno da baraccone. Invece è una forza della natura che ha sconfitto pure il cancro.
Come nella più tipica delle storie americane, Bernie è reduce da una lunga lotta contro il tumore alla prostata. Minacciato nella vita e nella virilità, mr Barker ha trovato proprio nella malattia il coraggio per andare avanti e rimettersi in gioco da vero macho.

Via la chemio, via la cravatta, Bernie Barker si sta godendo alla grande tutto il tempo che gli rimane da vivere. E a suon di “She bang”, “Sexual” e “The lady in red”, tra uno spogliarello e l’altro, è ringiovanito.

Se gli parlate non dimostra più di quarant’anni. Ma se gli chiedete l’età vi risponderà 25 anni. Come dargli torto?
 
Roberta Saiardi 

Dharma e Greg: Dharma guest star di Brothers and Sisters

mercoledì, marzo 28th, 2007

Jenna Elfman, brillante protagonista di Dharma e Greg, entrerà nel cast di Brothers and Sisters come guest star.

Jenna interpreterà Lizzy Jones, una donna incinta in qualche modo contrapposta e rivale della conservatrice Calista Flockhart / Kitty Walker. Se questo personaggio di Jenna sarà ispirato al carattere esuberante e anticonvenzionale di Dharma…allora ne vedremo delle belle.
L’attrice Jenna Elfman è realmente in attesa del suo primo figlio che arriverà dopo 16 anni di matrimonio con l’attore Bodhi Elman

Barbershop: forse non tutti sanno…

mercoledì, marzo 28th, 2007

Barbershop è prodotto da Ice Cube, protagonista della pellicola di Tim Story del 2002 da cui il serial è tratto, ed è scritto e diretto da John Ridley, già sceneggiatore de "Il Principe di Bel Air" e di film come "U Turn" di Oliver Stone e "Three Kings" di David O. Russell.

Omar Gooding, alias Calvin, ha appena terminato di girare a Los Angeles la commedia "The Candy Shop", per la regia e la sceneggiatura di Alton Glass, in cui riveste il ruolo di un eccentrico artista che gestisce un negozio di lingerie specializzato in body art commestibile. Lo slogan del film? ‘Look Good, Feel Good, Taste Good…’

Qualche curiosità in più sul nostro simpatico barbiere di Chicago? Ha una passione per gli animali e possiede un bit pull di nome Xeena; lo si può incontrare frequentemente al Casinò Alladin di Las Vegas che gioca a poker; infine, sul set di "Baby Boy", nel 2001, ha conosciuto e si è innamorato dell’attrice Angell Conwell e i due sono tuttora fidanzati.

L’importanza di chiamarsi Derrick

mercoledì, marzo 28th, 2007

L’Ispettore Derrick ebbe un immediato successo di pubblico in patria, mentre la critica, come avvenne anche qualche anno dopo in Italia, lo stroncò definendolo noioso.
Solo in seguito i critici cambiarono opinione, anche perché il programma stava battendo tutti i record della televisione tedesca.

In Italia il telefilm fece il suo debutto l’11 gennaio del 1979 sulla Rai, in prima serata, esattamente una settimana prima del debutto di un altro celebre detective: Colombo.
Grazie al personaggio di Derrick l’attore Horst Tappert è stato il primo attore tedesco ad aver avuto un fan club in suo onore all’estero. Tappert ha interpretato Derrick per quasi un quarto di secolo, ricevendo dal Presidente della Repubblica Federale Tedesca la Croce al Merito (e anche un Telegatto da noi!).

L’attore è stato persino regista di alcuni degli episodi della serie negli anni Ottanta e Novanta.
Grazie al successo di Derrick per il canale tedesco ZDF per anni l’appuntamento clou della programmazione è diventato il venerdì giallo, che ancora oggi occupa la prima serata dopo più di trent’anni. Tutte le più prestigiose serie targate ZDF si sono alternate con le prime visioni in questa fascia oraria.

Sipario per Poirot?

mercoledì, marzo 28th, 2007

Poirot, nella versione originale britannica intitolato “Agatha Christie’s Poirot”, è un serial prodotto originariamente dalla London Weekend Television (oggi dalla Granada Production) i cui vari episodi si ispirano sia ai racconti brevi che ai romanzi di Agatha Christie pubblicati negli Anni Venti.
David Suchet (Poirot) ha più volte espresso la volontà di trarre un film da tutti i racconti e romanzi della Christie non ancora trasposti, inclusa l’ultima avventura e la morte di Hercule Poirot, narrate in “Sipario” (1975). Recentemente l’attore avrebbe dovuto interpretare il ruolo del perfido banchiere sovietico Le Chiffre nell’ultimo “007, Casinò Royale”, ma la parte è andata a Mads Mikkelse.

Suchet comunque non ha perso tempo e si è “consolato” prendendo parte ad altri tre film di prossima uscita: “Flood”, action-movie con Robert Carlyle, il thriller “Act of God” e “The Bank Job”, con Jason Statham.

Maigret all’italiana

mercoledì, marzo 28th, 2007

Oltre e prima del "Commissario Maigret" di Bruno Cremer, tra gli anni Sessanta e Settanta è esistito il Maigret in bianco e nero e made in Italy di Gino Cervi: quattro cicli per un totale di sedici film per l’emittente televisiva (più uno realizzato per il grande schermo), tutti per la regia di Mario Landi e con la sigla cantata da Luigi Tenco. Nel cast anche Andreina Pagnani (la Signora Maigret), Mario Maranzana (Lucas), Manlio Busoni (Torrence), Daniele Tedeschi (Janvier), Gianni Musi (Lapointe), Oreste Lionello (Moers) e Franco Volpi (Coméliau).

Un enorme successo, con picchi d’ascolto fino a 18 milioni di telespettatori, approvato persino dallo stesso Simenon che dichiarò che Cervi era proprio il suo Maigret.

Più recentemente, nel 2004, il Commissario è stato interpretato in TV in un breve sceneggiato di due puntate da Sergio Castellitto, per la regia del Renato De Maria di “Distretto di Polizia”.
La scelta di un attore più giovane e fisicamente così diverso da Gino Cervi fu giustificata in base a una dichiarazione fatta a suo tempo dallo stesso Simenon, secondo cui in origine per la figura del commissario egli aveva preso spunto dal padre, uomo dalla corporatura esile.
La Sig.ra Maigret ha avuto il volto di Margherita Buy, e vi hanno preso parte inoltre Greta Scacchi, Carlos Bardem e Roberto Citran.

Cristina Vitagliano

Siamo tutti medium e sussuratori? Il fantastico in Tv

mercoledì, marzo 28th, 2007

L’interesse per il paranormale rinasce in America già a partire dalla seconda metà degli anni ’90, soprattutto a causa del successo planetario di "X-Files" e poi verso il volgere del nuovo millennio grazie a "Il Sesto Senso", l’altrettanto fortunato film con Bruce Willis.

Ovviamente il piccolo schermo si attiva prontamente ed i primi a cavalcarne l’onda sono stati "Profiler – Intuizioni mortali" e "Millennium" (hanno debuttato entrambi nel ’96 ad un mese di distanza l’uno dall’altro).

Il primo serial narra le avventure di Sam Waters (Ally Walker) una psicologa criminale con il dono di ‘vedere’ dentro la mente dei criminali; il secondo è opera di Chris Carter, già creatore di X-Files. La sua nuova creatura è il protagonista di uno degli show più cupi mai realizzati in Usa. Il suo tormentato eroe è Frank Black (interpretato dal grande caratterista Lance Henriksen). Frank è un ex profiler di Quantico e ha anch’esso capacità paranormali che utilizza per risolvere i suoi casi. In termini visivi, entrambe le serie risentivano pesantemente di film come "Il silenzio degli innocenti" e "Seven". Passa qualche anno e la moda dei reality influenza anche le serie tv.

Se per "Millennium" erano stati ingaggiati quattro ex agenti dell’FBI, ora vengono assoldate delle medium. La serie "Medium" è basata sulla vita di Allison DuBois, un’americana di Phoenix, Arizona, nata nel 1972, con presunte capacità psichiche. Il personaggio reale è molto controverso ed ancora in tutto il mondo si dibatte se sia o meno un’abile truffatrice. Quello che è certo è che l’interpretazione della sua vita da parte di Patricia Arquette è di prim’ordine (le è valsa un Emmy). Mentre in Usa è in onda la terza serie, noi ci gustiamo la seconda.

Altra serie, altra medium: Mary Ann Wintkowski è la consulente di "Ghost Whisperer" con Jennifer Love Hewitt, nel ruolo della sussuratrice. Mary Ann è una medium di professione ghostbuster. Un’altro personaggio affaciatosi di recente alla ribalta televisiva è quello di Tru Davies interpretato dalla bella Eliza Dushku nel serial "Tru Calling", che, oltre al solito sesto senso (questa volta è la preveggenza) possiede anche la capacità di ripetere la stessa giornata per cambiarne il corso degli eventi (il meccanismo ricorda un po’ "Ricomincio da capo" con Bill Murray); ma per chi vuole una dose di soprannaturale ancor più realistico, non possiamo non consigliare l’australiano "Psychic Detective", in cui abbiamo la possibilità di assistere alle “vere” indagini.

 

Fc

E ora che non siamo più streghe?

mercoledì, marzo 28th, 2007

Mentre su FOX si può ‘ripassare’ la penultima stagione di questo serial fantasy creato da Constance M. Burge nel 1998, precisamente la settima, ci è venuta la curiosità di andare a indagare che fine hanno fatto Alyssa Milano, Holly Marie Combs e Rose McGowan, ovvero le tre giovani attrici che hanno dato volto e corpo alle tre magiche sorelle Halliwell del piccolo schermo, dopo che “Streghe” ha chiuso i battenti, nel 2006, a conclusione della sua ottava stagione (fan irriducibili della serie: non perdete il cofanetto in DVD della Paramount da poco distribuito al pubblico con tutti gli episodi che compongono la fine della saga!).

Ad eccezion fatta di Holly Marie Combs, alias Piper “la congelatrice”, che risulta essere in un periodo di inattività, per le altre due star, entrambe di origini italiane, sembra si stia prospettando una movimentata ed interessante carriera professionale “post-incantesimi e demoni”.

Cominciamo dalla newyorkese Alyssa Milano, alias Phoebe “la premonitrice”, che è stata scelta per un nuovo programma televisivo dal titolo “All Fall Down”, che sarà trasmesso dal network ABC prossimamente. In “All Fall Down”, di cui al momento è in lavorazione il pilot, Alyssa è Annie Stevens, un avvocato di grido di Atlanta che abbandona la città per tornare dalla eccentrica famiglia nel suo paese di origine in Georgia, insieme al figlio appena nato. La serie dovrebbe debuttare entro il 2008 e la sua ideatrice è Rina Mimoun, già penna nel passato di qualche episodio di altri prodotti televisivi di grande popolarità come “Dawson’s Creek”, “Everwood” e “Una mamma per amica”. La Milano ha anche girato il drammatico “The Blue Hour”, per la regia di Eric Nazarian, un ensemble di storie diverse ambientate a Los Angeles.

Rose McGowan invece, alias Paige Matthews “’a telecinetica’, ha la fortuna di essere nel cast di “Grindhouse”, la doppia pellicola di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez che omaggia il cinema di sesso e violenza anni Settanta, e che dovrebbe essere nelle sale americane dal 6 Aprile. Accanto a Rose, nel doppio ruolo di Cherry (in “Planet Terror”) e Pam (in “Death Proof”), anche un altro attore proveniente dal mondo della TV: Naveen Andrews, il Sayid di “Lost”.
L’attrice, nata a Firenze trentatré anni fa, prenderà parte inoltre a un film autobiografico, “Black Oasis”, che parlerà dell’attrice di B-movie Susan Cabot, uccisa da suo figlio nel 1986. Al timone lo Stephen Elliott di “Priscilla – La regina del deserto”.

Chiudiamo, in nome della parità dei sessi, con qualche anticipazione anche su Brian Krause, alias Leo Wyatt, l’angelo bianco innamorato di Piper. Pure per lui il 2007 non si prospetta un’annata noiosa: è il protagonista del film televisivo “Loch Ness”, in cui veste i panni di un crittologo sulle tracce del mitico mostro acquatico che gli ha ucciso il padre. E in “The Headhunter”, dramma che ruota intorno alla figura di Elvis Presley, in cui recita anche Tom Sizemore.
Insomma, il potere del trio (o perlomeno del duo) non sembra essersi estinto, anzi sembra stia persino dilagando dal piccolo al grande schermo…
Cristina Vitagliano

No star a 24!

mercoledì, marzo 28th, 2007

Il produttore di 24, Joel Surnow, pare abbia rifiutato guest-star della levatura di Ben Stiller e Jennifer Aniston che avrebbero voluto regalare dei piccoli cammei a 24.
La ragione addotta è stata che volti troppo noti potrebbero far calare il realismo della serie.

Le avventure di Jack Bauer proseguono sulla carta stampata

mercoledì, marzo 28th, 2007

E’ in arrivo il fumetto di 24. Un volume di 160 pagine, con tre nuove storie tutte da sfogliare in cui Jack con l’irrinunciabile supporto del CTU, l’unità anti-terrorismo di Los Angeles, metterà a dura prova i suoi nervi e la sua vita per salvare il mondo da tre terribili ed incombenti minacce.

William Petersen, l’uomo che ha pagato in anticipo il prezzo del successo

mercoledì, marzo 28th, 2007

William Petersen fa parte di quel genere di persone che sa cosa vuole e pur di raggiungere i suoi obbiettivi è disposto a pagarne il prezzo. William, ha pagato: in termini economici, affettivi e psicologici, ma lo ha fatto, perché, ogni mattina, riflesso nello specchio del suo bagno, voleva poter rispettare ciò che vedeva.

William, Billy per gli amici, ha sempre avuto una grande immaginazione, come quando per rendere un po’ più interessanti le lezioni di latino fingeva d’essere l’agente 007. Le terminazioni della lingua classica divenivano codici da dover decifrare per salvare il mondo. La cosa preoccupava abbastanza suo padre che lo considerava un perditempo e un potenziale fallito; ma questo era solo l’inizio.

Billy, infatti, all’epoca non aveva la minima intenzione di diventare attore, sognava un futuro da campione di baseball, ma la media dei suoi voti era così bassa che venne spedito nella classe di teatro, pur di alzarla un minimo. S’innamorò, all’istante, di quella gente, che si affanna, si diverte e si dispera attorno a questo mondo. Gli parve che qui, ancor meglio che in una squadra, avesse la possibilità di entrare in una famiglia. Si appassionò alla recitazione, vinse una borsa di studio per studiare Shakespeare in Spagna, prese la sua fidanzatina di allora e volò nel vecchio continente. Lì studiò, si sposò, ebbe una figlia.
Quando tornò nella metà degli anni ‘70 a Chicago, scoprì quanta fatica costi cercare di realizzare i sogni. Non aveva un soldo, dormiva sui divani in casa di amici, ma non demordeva; alla fine con alcuni di essi fondò gli “Innisfree”, una compagnia teatrale. Era la metà degli anni ’70 Chicago viveva la rinascita del suo teatro, ma la compagnia ebbe vita breve e si separò dopo pochi anni. Con i sopravvissuti Billy creò una nuova compagnia: il “Remains Theatre”, un gruppo di avanguardia, sperimentale e ribelle. Non avevano agenti, non facevano audizioni, si sostenevano, con gli introiti dei lavoretti che facevano durante il giorno. Lavoravano e vivevano per il Teatro; credendo in loro stessi e nelle loro capacità, non si deprimevano neanche, quando dovevano pulire i bagni di un locale.

Un giorno, poi, del 1985, William Friedkin, che stava lavorando a “Vivere e morire a Los Angeles” , disse al suo direttore del casting di volere per il ruolo di Richard Chance, “Un attore che possa pisciare sulla tomba di sua madre e continuare a piacere al pubblico”. Il direttore vola in Canada dove Petersen aveva in scena una piece ad un festival di teatro, lo vide e gli lasciò la sceneggiatura. Il giorno seguente Billy è a New York di fronte a Friedkin. Legge meno di una pagina di copione e il regista blocca l’audizione esclamando: “Ok, l’abbiamo trovato, è lui!”.

Da qui ha inizio la carriera cinematografica di Petersen, l’attore, che anche dopo le riprese del film ha continuato a mantenere un look mefistofelico per una naturale incapacità di uscire dal personaggio. Dice di ritenersi fortunato che il successo sia arrivato a 32 anni, quando ormai aveva le spalle abbastanza larghe da sostenerlo. Poi è arrivato “Manhunter. Frammenti di un omicidio”.
Quando Micheal Mann andò da Billy con il copione, l’attore era troppo impegnato con le prove per uno spettacolo e declinò immediatamente l’offerta. Il regista allora lo pregò di leggerlo e di indicargli, almeno chi, secondo lui, fosse la persona giusta per la parte. Petersen lo legge e si offre immediatamente di interpretarlo. Anche in questo caso, rimarrà legato così profondamente a Will Graham che anche alla fine del film continua a vestirne i panni. Tanto è, che pur di uscirne è stato costretto a cambiare la sua immagine, tagliarsi i capelli e tingerli di biondo.

Non è la fama ad interessare a Petersen, ma piuttosto portare avanti un’idea; di libertà, di ribellione e di crescita. Oggi che ormai per il mondo è Gil Grissom il più celebre entomologo della storia, ha fondato, assieme a quattro amici, una compagnia di produzione e di sviluppo progetti, chiamata “High Horse”, un’ espressione che si potrebbe tradurre in italiano con “Gli Arroganti” perché per William Petersen in fin dei conti "We can help MGM or Dino De Laurentiis as much as they can help us.”
Effeffe

Il romanzo del Dr House

martedì, marzo 27th, 2007

Uscirà il 23 maggio di questo anno il romanzo poliziesco firmato da Hugh Laurie ed edito da Marsilio. Scritto nel 1996, "Il venditore di armi" promette di essere un thriller comico a metà strada tra Ian Fleming e P.G. Wodehouse.
Il protagonista è Thomas Lang, ex poliziotto e mercenario, perennemente senza un soldo, cronicamente single, innamorato solo della sua Kawasaki zzr1100. La poca etica che gli è rimasta sarà cagione dei suoi mali. Per far del bene finirà invischiato in un intrigo internazionale tra agenti della CIA, terroristi, statuette di Buddha e sventole da perdere la testa.

Humour british, colpi di scena e ritmo avvincente, "Il venditore di armi" sembra avere tutte le carte in regola per piacere pure al dr House.

Cameron e Samantha sotto zero

martedì, marzo 27th, 2007

Ben Browder e Amanda Tapping, rispettivamente Cameron Mitchell e Samantha Carter nella serie, si recheranno alla fine di marzo nel Mare Artico per girare alcune sequenze di uno dei due film destinati al mercato Home Video tratti dallo "Stargate" televisivo, intitolato "Stargate: Continuum".
I due soggiorneranno in Alaska e dovranno coraggiosamente affrontare il ghiaccio e temperature parecchio al di sotto dello zero! Dal 15 Aprile il cast di "Stargate" sarà impegnato nelle riprese del primo Dvd Movie tratto dalla serie, il cui titolo è "The Ark of Truth", la cui trama in origine era stata pensata per l’undicesima stagione TV. L’uscita del film è prevista per il 2008.
La realizzazione di "Stargate:Continuum", il secondo Dvd Movie, invece dovrebbe riprendere direttamente alla fine di Maggio o a Giugno.

Amanda Tapping è attualmente impegnata anche in Canada nelle riprese della nuova serie TV "Sanctuary", nel ruolo della Dottoressa Helen Magnus. La serie, sci-horror, incentrata sul tema della clonazione, dei trapianti e sul futuro dell’umanità, è scritta e prodotta da Damian Kindler e diretta da Martin Wood.

Per favore non toccate la famiglia

martedì, marzo 27th, 2007

A guardare serie come “I Simpson” e  "I Griffin", si direbbe che gli americani abbiano finalmente imparato a prendersi in giro, e ancor di più a dissacrare uno dei pilastri della cultura statunitense: la famiglia.

A farci vedere però come stanno realmente le cose ci pensano un gran numero di serie tv, come la puritanissima “Settimo Cielo”, che ci racconta le vicende del reverendo Eric Cadmen e della sua affollatissima famiglia. In ogni puntata un benevolo pistolotto sulla morale comune, e tanto per dare un’idea dell’atmosfera che permea la produzione, la figlia maggiore Mary viene ripudiata e spedita a Buffalo dal gennaio 2005, poiché l’attrice che la interpretava, Jessica Biel, si era fatta ritrarre in abiti succinti da un fotografo.

Lezioni di morale anche in “Una mamma per amica”, anche se alleggerite da un ritmo incalzante dei dialoghi e da un intreccio narrativo più interessante, cosa che ha reso la serie un vero cult per numerosi appassionati.

Tradizionale per certi versi è anche la famiglia di “Brothers & Sisters” se non altro nei rapporti tra i suoi componenti. Ed anche la composizione dei personaggi segue gli ultimi dettami hollywoodiani: una repubblicana, un gay, una mamma in carriera, un reduce drogato. In effetti ci manca un nero, ma non se la sono sentiti di infilarne uno in una famiglia così wasp, poco verosimile. “Three Sisters” ci dà invece una visione più fresca e spumeggiante, raccontandoci le cronache quotidiane di un’inverosimile famiglia allargata americana, con un marito, una moglie con due sorelle a carico e un mamma ex coniglietta di Playboy. Tanto basta per farci un’idea.

Forse la reale famiglia media americana è quella di “Settimo cielo” all’esterno, e quella dei “Simpson” sordidamente e segretamente al suo interno.
WR

Medical in corsia

martedì, marzo 27th, 2007

In principio fu E.R., il medical drama ideato nel 1994 da Michael Crichton che ha cambiato la storia della televisione.
Con i lunghissimi pianosequenza, ritmi frenetici, realismo pulp, critica sociale e storie corali legate insieme da invisibili punti di sutura, E.R. è a pieno diritto il meridiano zero delle fiction tv, quello che stabilisce il prima e il dopo. E’ il serial che ha indicato la strada per il futuro, chiudendo con un passato fatto di campi e controcampi, camera fissa, montaggio elementare e storielle di fanta-scienza medica.
Chi è arrivato dopo ha di necessità dovuto confrontarsi col gigante in prima linea che, da 13 anni in onda, dimostra ancora la vitalità di un ragazzino.

Intelligentemente gli autori di Scrubs hanno cambiato registro preferendo una chiave demenziale più adatta ad un pubblico giovane e ipocondriaco. Arrivato nel 2003 in Italia, quasi in contemporanea sull’onda del successo americano, la medical-comedy Scrubs si è proposta da subito come alternativa satirica/parodica a E.R. e ai suoi epigoni.
Tentativo riuscitissimo di esorcizzare l’universale paura del dottore, Scrubs getta una luce sinistra sui tirocinanti ai primi ferri e gioca a rimpiattino con la morte. Si muore spesso nell’improbabile ospedale californiano del Sacro Cuore e si ride altrettanto. Si fa anche l’amore ma per questo il posto giusto è il Seattle Grace Hospital.

Luogo immaginario dove dottore fa rima con amore e decesso fa rima con il sesso, il Grace Hospital è il posto in cui medici e infermieri vorrebbe lavorare. Orari e ritmi umanamente sostenibili (a differenza dei tripli turni di E.R.), ambientino gradevole anche se avvelenato dai pettegolezzi, colleghi giovani e appetibili.
Per quanto accusato di essere troppo soap-opera, Grey’s Anatomy (titolo giocato sull’omofonia tra il cognome della protagonista, il nome dell’ospedale e il manuale ‘Gray’ di anatomia) è forse, e paradossalmente, il medical più vicino alla realtà. Perché non c’è nulla di più verosimile degli amori in corsia e di un bel chirurgo – l’attore Patrick Dempsey – diviso tra la moglie e la giovante tirocinante (l’attrice protagonista Ellen Pompeo).

Indovinata miscela di dramma alla E.R. e leggerezza alla Scrubs, Grey’s è finito più volte sotto la tagliola sarcastica di quest’ultimo, dando vita a un simpatico botta e risposta tra le due serie. Con il dr Dorian (Zach Braff) che dice di aver guardato Grey’s Anatomy “ed era come se guardassero le nostre vite e le avessero messe in tv” e il dr George che dal Grace Hospital risponde “Perché non sono andato a fare il tirocinio a San Diego? Niente di tutto questo sarebbe successo se fossi a San Diego”.

Meglio sarebbe stato, a parere del pubblico, trovarsi al Princeton-Plainsboro Teaching Hospital, del New Jersey, nelle mani del dottore da cui chiunque vorrebbe farsi curare. Amabilmente odioso e irrimediabilmente cinico, il Dr House ha sbaragliato la concorrenza e messo tutti d’accordo (veri medici inclusi). Con una formula che non è poi tanto segreta ma difficile da ripetere.

Perfetta sintesi di tutti serial del genere medical che lo hanno preceduto e seguito, Dr House ha una marcia in più (anzi più di una). Alle diagnosi mediche, di assoluto rigore scientifico, applica il metodo investigativo alla Sherlock Holmes e fa leva su un personaggio (House) che nel corso delle stagioni rimane fedele e coerente con i suoi vizi e suoi difetti e se possibile li porta all’estremo, sfidando l’amore e odio del suo pubblico.

Odioso, antipatico, scorretto, cinico…Avercene di dottori e di serial così!! (per fotuna, ce ne sono).

Roberta Saiardi

Simpson o Griffin?

lunedì, marzo 26th, 2007

Meglio i Simpson o i Griffin? E’ il sondaggio tormentone che da mesi gira su centinaia di forum italiani dedicati ai cartoon cosiddetti per adulti. “I Simpson”, la risposta più frequente. E però “anche i Griffin non scherzano…”.
I Simpson sono in Italia dal 1991, senza perdere né colpi né spettatori. I Griffin scontano la pena degli ultimi arrivati, per giunta con la brutta fama di copioni.
Provinciali americani come i Simpson, dissacranti come i Simpson, 5 come i Simpson, con un capofamiglia idiota, sfaticato e obeso come Homer Simpson…per i Griffin è stata dura conquistare credibilità e un pubblico che nel frattempo è cresciuto, si è sposato o è andato in pensione con i Simpson.

Va detto che la famiglia gialla dagli occhi a palla ha fatto del suo meglio per pestare i piedi ai cugini di casa Fox e affermare la propria superiorità ‘immorale’, accusando ripetutamente Peter Griffin di “plagiarismo” e mettendo il poveretto ora nella lista dei ricercati più pericolosi d’America ora in un campo di cloni di Homer.
Per resistere al fuoco amico, i Griffin hanno dovuto premere l’accelleratore della satira e sparare a zero contro tutto e tutti.
Così, mentre Homer Simpson si paragona a Dio ("Mi son sempre chiesto se c’è un Dio. Ora lo so: c’è… E sono io!"), nei Griffin Dio fa sesso non protetto con una prostituta.

In questa guerra a chi la fa più grossa, sono stati proprio loro, i Griffin, a pagare un caro prezzo. Più caustici ma meno scafati dei Simpson, hanno attirato a sé la simpatia del pubblico e la mannaia della censura che più volte si è abbattuta sul loro spirito oltraggioso.

I Simpson, invece, l’hanno sempre fatta franca e sotto al naso, non a caso sono il cartoon più longevo della storia della tv. Da 16 anni si permettono di demolire i pilastri della società americana e occidentale senza che alcuno se ne abbia a male. Eppure lanciano frecciate come "Signor Simpson, esistono migliaia di persone come lei senza alcun talento specifico"; Homer: "Sì, si chiamano deputati!". Oppure "Beh Bart, abbiamo imparato che la guerra non è una risposta" e Bart: "Tranne che per tutti i problemi dell’America!".

E pazienza i Griffin sono stati banditi da Israele, India, Indonesia, Malaysia, Taiwan, Cina, Albania, Polonia e Corea del Sud mentre i Simpson vanno in onda pure in Medio Oriente (riveduti e corretti col nome di Shamshoon).

Il popolo del web ha deciso che, alla fine, il migliore è solo una questione di cuore.

RS

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Parkour – Quattro salti in città (fuori dagli schemi)

lunedì, marzo 26th, 2007

Saltare da un palazzo all’altro, camminando su muri e cornicioni e poi volare giù senza un graffio e senza essere spiderman? Un gioco da ragazzi, che dalla Francia si sta diffondendo ovunque, anche in Italia. E’ il Parkour, sport metropolitano estremo che consiste in un percorso urbano a ostacoli. Facile solo a parole.

Si inizia saltando i gradini. I più esperti si lanciano dai tetti con evoluzioni stile “Matrix”. Anche la corsa nel parco non è più la stessa. Si corre sui tronchi, gli alberi diventano difficoltà da superare e da sfruttare in cerca della spinta per andare lontano. Oltre i propri limiti. Perché il Parkour è un percorso interiore su un tracciato urbano. Come le arti marziali è una filosofia di vita. Tecnica, disciplina, concentrazione, consapevolezza di sé e dei propri limiti, capacità di adattamento, valutazione dei rischi, superamento di barriere architettoniche e mentali.
 
Per diventare traceur (tracciatore di percorso) servono nervi d’acciaio, fisico bestiale o quasi, abiti comodi e scarpe da ginnastica. 

David Belle
ha avuto l’idea andando ragazzino tra i boschi insieme al padre, seguace del ‘Metodo Naturale di Cultura Fisica’ di George Hebert. Il suo amico Sebastien Foucan ha fatto mangiare la polvere a 007 in “Casino Royale” e già Madonna lo aveva scelto per il video “Hang Up”. Sono loro gli iniziatori del Parkour e come spesso capita ai maestri sono superati dagli allievi.


Chase Armitage
, 22 anni di cui 8 passati ad allenarsi, è da poco sulla scena mondiale ed è quasi un mito. Come molti traceur ama Spiderman, “Matrix” e Jackie Chan e pratica il wushu. Evoluzione è il suo motto, inteso come acrobazia che eleva lo spirito.
Vedere in azione i traceurs che puntano con l’occhio e con lo scatto la London Eye, la ruota panoramica più alta del mondo, è come trovarsi dentro a un videogioco. Non a caso dal 7 marzo è disponibile per la PS2 il gioco Free Running – Parkour.
 

Chi volesse invece vivere questa esperienza dal vero non ha che da pescare nella rete indirizzi, consigli, foto, video, tricks (tecniche), corsi e percorsi.  Urbanfreeflow.com è l’organizzazione mondiale di Parkour. Indispensabile per ‘farsi le ossa’ il sito italiano ufficiale www.parkour.it.

Scordatevi di lanciarvi nel vuoto senza la giusta preparazione. Il Parkour non insegna a volare ma a muoversi negli spazi urbani in armonia con l’ambiente. Coraggio sì, ma soprattutto tecnica e cervello. Roba da maschi che piace pure alle donne.
(Roberta Saiardi)

A-Team forever

domenica, marzo 25th, 2007

A – Team” va sempre di moda. Una prova? Le citazioni tratte dal suo universo, tante, varie, anche inaspettate. Ve ne forniamo alcune:

A-Team” è citato nell’anime della Kyoto Animation “Full Metal Panic? Fumoffu!”, trasmesso da noi in Italia per la prima volta nel 2005, su MTV. Nella sua sigla di coda è riarrangiata una versione del noto tema musicale del serial anni Ottanta.
C’è anche una simpatica citazione nel cartoon de “I Griffin”. Esiste una puntata nella 4° stagione in cui Peter Griffin e i suoi amici prendono il posto di Hannibal & company per combattere il male e l’ingiustizia.
Nel 2006 infine “A-Team” viene citato nel videoclip del wrestler/rapper John Cena “Bad, Bad Man”, dove lui compare vestito come Hannibal Smith (Nello stesso video inoltre compare Gary Coleman, altra icona dei telefilm del passato nei panni di Arnold).

Visto? “A-Team” non muore mai!

 

Arriva la satira di Boris, quel che c’è dietro la tv

venerdì, marzo 23rd, 2007

S’intitola Boris la prima fiction prodotta da Fox Channels Italia, che andrà in onda dal 16 aprile su Fox.
Una serie tutta italiana, realizzata da Wilder, ambientata proprio nel mondo delle fiction. Ritmi veloci, vena satirica e cast corale, Boris è la storia di una troupe televisiva culturalmente rassegnata al brutto e intenta a girare la seconda stagione del discutibile Gli occhi del cuore.

Un dissacrante viaggio dietro le quinte dello showbiz, raccontato attraverso lo sguardo di Alessandro, stagista di regia alla sua prima esperienza su un set. Ingenuo e sognatore, Alessandro (Alessandro Tiberi) imparerà presto e a sue spese che sul set lo spirito d’iniziativa e la competenza non pagano.

Appuntamento quindi alle h 23 di ogni lunedì, insieme a Caterina Guzzanti, Ninni Bruschetta, Paolo Calabresi, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Carolina Crescentini e Pietro Sermonti.
Dirige l’allegra brigata Luca Vendruscolo. Soggetto di Luca Manzie Carlo Mazzotta. Firmano la serie Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo. Guest star: Giorgio Tirabassi, Luisa Ranieri, Cecilia Dazzi, Nanni Moretti, Roberto Herlitzka e Valerio Mastandrea.
E poi c’è Boris, la vera star, il pesce rosso che vive sul set e che se solo potesse parlare…

 

Il doppio, nel doppio, nel doppio: Ellery Queen!

venerdì, marzo 23rd, 2007

Chissà se i due cugini Newyorkesi, Daniel (David) Nathan e Manford (Emanuel) Lepofsky avrebbero mai creduto che quella mattina del 1929 stavano per entrare nell’Olimpo degli autori del giallo?

Avevano scritto un romanzo; si erano inventati uno pseudonimo dietro cui celarsi; avevano creato un protagonista dallo stesso nome, che guarda caso scriveva anch’esso romanzi gialli ed era un detective dilettante; all’apparenza il loro poteva sembrare un romanzo d’imitazione; il personaggio e lo stile potevano ricordare il coevo Philo Vance di S. S. Van Dine. Era persino antipatico e saputello come lui, ma in quel romanzo c’era già qualcosa di diverso. I due cugini l’avevano scritto per partecipare ad un concorso indetto da una delle tante Pulp Magazine dell’epoca.

Vinsero il concorso, ma a causa di un cambio di proprietà, il romanzo non venne mai pubblicato sulla rivista. L’apparente sfortuna non scoraggiò gli autori e cambiò in meglio il corso degli eventi; quello stesso anno "La poltrona n. 30" (The Roman Hat Mystery) uscì per un altro editore ed il nome Ellery Queen iniziò a circolare tra gli appassionati.

Nel volgere di pochi anni divenne una vera e propria industria, un marchio di fabbrica sotto il quale vennero sfornati: 52 romanzi, 9 antologie di racconti, una delle più importanti ed influenti riviste antologiche del genere (la Ellery Queen’s Mystery Magazine), alcune serie radiofoniche, diversi film e ben quattro serie tv. Ma già ne La poltrona n. 30, erano racchiusi tutti gli elementi del successo: un omicidio insolito; un’intricatissima serie d’indizi; alcuni personaggi di contorno, come l’ispettore Richard Queen, padre di Ellery, ed il suo irascibile assistente, il sergente Velie; c’era soprattutto la parte che rese famosi i romanzi in tutto il mondo: ‘La sfida al lettore’; si trattava di una pagina, ovviamente verso la fine del libro, in cui si dichiarava che il lettore aveva gli stessi indizi del protagonista e lo si sfidava a risolvere l’enigma; riguardo al personaggio si stabiliva che Ellery Queen, il fittizio detective dilettante, era anche l’autore del libro in cui appariva, nonché, in uno dei romanzi successivi, il caporedattore della rivista che portava il suo nome. A livello caratteriale, nei primi romanzi Ellery era uno snob ricco ed intellettuale; ma con il procedere degli anni divenne via via più umano e simpatico e soprattutto da "Il paese del maleficio" (Calamity Town, 1942) in poi, i romanzi iniziarono a perdere di manierismo, e ad assumere strutture sempre più originali. Vengono via via introdotte, divagazioni romantiche e tematiche più introspettive. 

Oltre ai romanzi citati, raccomandiamo la lettura di: "La porta chiusa" (The Door Between, 1937), "Dieci giorni di dubbio" (Ten Days’ Wonder, 1948), da cui Chabrol ha tratto un interessante film e "Il gatto dalle molte code" (Cat Of Many Tails, 1949), un precursore dei romanzi sui serial killer, che ha influenzato di certo, fin dal titolo, anche il nostro Dario Argento. Un’altra caratteristica affascinante, creata dai due cugini, fu quella di proporre diverse soluzioni possibili per il delitto; di cui, ovviamente, una sola era quella giusta. L’espediente appare la prima volta in "L’affare Khalkis" (The Greek Coffin Mystery, 1932), ed è al suo meglio in "Il rovescio della medaglia" (Double, Double, 1950) e nel già citato Dieci giorni di dubbio.
Oltre ad Ellery, i cugini, questa volta sotto lo pseudonimo di Barnaby Ross, hanno dato vita ad un altro personaggio: l’attore shakespeariano e detective dilettante Drury Lane, per cui hanno scritto quattro romanzi.
Daniel e Manford adoravano i travestimenti, gli pseudonimi e le burle; pensate che per un certo periodo, negli anni ’30, i due si sono persino presentati ad una serie di dibattiti pubblici, l’uno travestito da Ellery Queen e l’altro da Barnaby Ross. Non avete mai letto uno dei suoi romanzi? Non perdete tempo: accettate la sfida!

Francesco Cinquemani