Sono imbavagliate. Hanno i polsi legati. Piegate in una valigia semiaperta con il capo reclino e i capelli intrisi di sangue. Galleggiano a faccia in giù nell’acqua. Penzolano dal soffitto. Sono elegantissime. E sono morte. Ma solo nel tempo e nello spazio di uno scatto.
Sono fashion’s victim, non shopaholic ma vere e proprie modelle ‘vittime’ di una fotografa di moda prestata all’arte o di una fotoartista prestata alla moda. Melanie Pullen è il suo nome e High Fashion Crime Scenes è il titolo del suo lavoro. Una raccolta di scene del crimine ‘griffate’, pubblicate dalla Nazraeli Press e in mostra tra San Diego e San Francisco.
A colpo d’occhio è come vedere Sarah Jessica Parker in una scena di “CSI”… una versione crime del glam “Sex and the City”. Il lavoro è accuratissimo e va ben oltre un originale servizio di moda.
32 anni, di Los Angeles, un passato da rocker e una montagna di shooting nel curriculum, Melanie Pullen ha iniziato a scavare nell’archivio del L.A. Police Department dopo aver scoperto ‘Evidence’ di Luc Sante, una bibbia di immagini d’epoca (dal 1910 agli anni ’40) scattate su diverse scene del crimine. “Ho inziato a ragionare su come nel corso del tempo siamo diventati anestetizzati, indifferenti, alla violenza. Da lì è nata la mia ricerca, il mio tentativo di trasformare l’orribile in qualcosa di bello, estetico”. Con una cura maniacale del dettaglio, Melanie Pullen ha scovato le location, ricostruito più di 100 scene di crimini realmente consumati, scritto gli storyboard e fermato in uno scatto la moda e la morte.
Juliette Lewis e Rachel Miner sono ‘morte’ per lei. Prada, Bulgari, Gucci, Chanel, Jimmy Choo hanno fatto a gara per offrire abiti, scarpe, gioielli ed oggi le foto portano le loro griffes.
L’operazione però non nuova. Già nel 1993 l’artista giapponese Izima Kaoru invitava modelle e attrici a inscenare la propria morte con un vestito d’alta moda (‘Landscapes with a Corpse’). Un happy funeral quello di Kaoru affine e lontano dalla morte intima, immobile, quasi a margine della Pullen. Tra arty e fashion, è come se la morte, come la moda, ci fa belle.
(Roberta Saiardi)
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