Archive for settembre, 2007

Le novità di Ottobre su FOXONE

venerdì, settembre 28th, 2007

Ecco le novità del nuovo mese da non perdere, in programma su FOXONE per voi.

 

Dal 10 Ottobre, ogni mercoledì alle ore 15.00, arriva la terza stagione del reality di successo Simple Life, le cui protagoniste/star sono l’ereditiera Paris Hilton e la sua amica/nemica Nicole Richie.
 

Paris e Nicole sono belle, ricche, famose e soprattutto viziate. Hanno tutto, almeno finora… perchè Simple Life sta per cambiargli la vita e dargli una bella lezione. Le due dovranno dimostrare di essere capaci di fare qualcosa, addirittura lavorare! Che il duello abbia inizio, in giro per gli States.

 

Il 1° Ottobre invece, vi consigliamo di non perdere l’appuntamento con l’agente speciale del CTU Jack Bauer (Kiefer Sutherland).

24, il serial più adrenalinico e spettacolare degli ultimi anni, è in onda ogni lunedì alle ore 15.30. La prima stagione. Per rivivere il primo, leggendario giorno di Jack…non un giorno qualunque, ma un giorno in cui la salvezza dell’America dipende da un solo uomo: lui.

 

Buona visione e appuntamento a Novembre! 

 

Le novità di Ottobre su FX Mobile

venerdì, settembre 28th, 2007

Cosa vi propone Fx Mobile per tenervi compagnia questo autunno. Due gli appuntamenti da non  perdere:

Dall’8 Ottobre si ride. Di gusto. Ogni lunedì alle ore 15.00 con il nuovo candid camera show dal titolo POP CORN.

POP CORN è una serie di video gag, esilaranti, prive di dialoghi, accompagnate da spiritose animazioni, dal ritmo serrato, in cui il cast del programma gioca tiri mancini a "vittime" ignare. Ne vedremo delle belle!

A partire dal 9 Ottobre, ogni martedì alle 14.30, ci sono invece Marco Balestri e le sue splendide ragazze nel gioco più hot della televisione: Sexy Car Wash.
Il gioco consiste in due concorrenti che si sfidano in un quiz e, a ogni risposta indovinata, conquistano un trattamento "speciale" alla macchina, a opera di sensuali Sexy Washer, che si esibiscono in insaponatura, lavaggio e risciacquo delle auto.
 
Buona visione e appuntamento a Novembre! 
 
 

E.R. – C’è chi viene, e c’è chi va…

venerdì, settembre 28th, 2007

Alzino la mano (e siate oneste!) le telespettatrici che non apprezzavano la presenza di George Clooney in E.R. nei panni del bello, irascibile, anticonformista e donnaiolo (poi redento) dottor Doug Ross. Impossibile non restare affascinate da un personaggio tanto complesso, furbescamente scritto per colpire nel vivo quella parte dell’animo femminile geneticamente programmata per cedere alle sfide del tipo: “Lo cambio io. Con me troverà la felicità e non avrà più bisogno di tante donne”.

Che è poi la stessa frase che si ripete per 5 stagioni Carol Hathaway (Julianna Margulies), la capo infermiera che alla fine la spunta e riesce a costruire una famiglia con Doug, a caro prezzo (per anni si prendono, si lasciano, lui la tradisce poi chiede perdono…). L’occasione della felicità per Carol e Doug arriva con la decisione di George Clooney di lasciare la serie che lo ha reso un sex symbol in tutto il mondo, per dedicarsi (con successo) al cinema come attore, regista e produttore.

La partenza di Doug Ross coincide con il primo cambiamento importante nel cast di E.R.: eliminare un personaggio tanto amato dal pubblico era un rischio, ma i produttori non avevano altra scelta. E.R., trasmesso in oltre 70 Paesi in tutto il mondo, aveva battuto ogni record d’ascolto precedente, superando i 30 milioni di spettatori a episodio. Forti di questi dati, gli autori si permisero di rinunciare anche a Carol: per il suo personaggio era prevista la laurea in medicina e il passaggio allo staff medico, ma la Margulies rifiutò perché non credeva che l’idea fosse in linea con il personaggio.

Così anche la capo infermiera venne sostituita (e anni dopo il passaggio da infermiera a medico venne ripreso e portato avanti con successo dal personaggio di Abby, Maura Tierney). Così, per “distrarre” il pubblico dalla dipartita di Doug e Carol, nella quinta stagione venne introdotta Lucy Knight (Kellie Martin), tirocinante che inizia una relazione (di breve durata) con John Carter (Noah Wyle) e che resta negli annali di E.R. per la tragica fine (muore accoltellata da un pazzo, che ferisce gravemente anche Carter).

È questo l’inizio ufficiale del meccanismo di arrivi e partenze nel cast della serie. Cercando di trasformare un potenziale disastro in un punto di forza, la produzione ha creato un meccanismo di attesa, anche grazie ad un sapiente tam tam mediatico, attorno ad ogni nuova stagione: chi se ne andrà nei primi episodi? E chi saranno i nuovi specializzandi, infermieri o medici di ruolo?

Vista l’ambientazione (negli ospedali non è infrequente il continuo “ricambio” del personale), E.R. si prestava con sufficiente realismo al “gioco” degli scambi. E il pubblico iniziò davvero a vivere con ansia il momento degli addii e dei “benvenuto”. Nel corso degli anni molti personaggi si sono passati il testimone nel cast: il dottor Benton (Eriq La Salle), Luka Kovac (Goran Visnjic), Jeanie Boulet  (Gloria Reuben)…
Fino a Mark Greene (Anthony Edwards), storico e amatissimo protagonista che muore nell’ottava stagione, commuovendo mezzo mondo. E poi, nella stagione 11, l’ultimo dei personaggi presenti fin dall’inizio, John Carter, se ne va (promettendo di riapparire in qualche episodio futuro).

Con lui finisce ufficialmente un’era. Ma, nonostante le previsioni più pessimistiche (che erano già state avanzate nel caso del dottor Greene), non finisce E.R. Nossignori: E.R. è ancora lì, pronto a stupirci ad ogni inizio stagione con nuovi protagonisti, nuove storie, nuove incredibili guest star.
Non siete curiosi anche voi di scoprire chi indosserà il prossimo camice?





 

24 – Jack Bauer Facts

venerdì, settembre 28th, 2007

Certo, ci vorrà un po’ di tempo; in fin dei conti voi non siete Jack. Solo lui riesce a rivedere tutte e cinque le prime stagioni di 24 in 24 ore.

Questo è solo uno dei molti Jack Bauer Facts che stanno dilagando su Internet. Dopo Vin DieselChuck Norris era naturale che si arrivasse a lui. Ma quelli che riguardano Jack sono ancora più cinici e cattivi; perfetti per il suo personaggio.

Non ci credete? Ecco a voi alcuni Jack Bauer Facts:
 
C’era un tempo in cui i cavalieri dell’Apocalisse erano in cinque. Poi Jack ha detto che preferiva andare a piedi.

Jack Bauer una volta è stato su Marte. È questo il motivo perché non c’è più vita su quel pianeta.

Jack dorme sempre con un cuscino sotto la pistola.

Quando Jack Bauer rimane senza munizioni estrae tre pallottole dal suo petto e ricarica l’arma.

Sun Tzu ha scritto, “Se il tuo nemico è debole, conquistalo. Se è più forte di te, alleati. Se è Jack Bauer, sei morto!

Solo Jack può strangolarti con un cordless.

Jack Bauer non sbaglia mai la mira. Se ti ha mancato è solo perché stava sparando ad un altro terrorista a dieci km di distanza.

Se al CTU avessero seguito le istruzioni di Jack, la serie si sarebbe potuta intitolare al massimo 12.

Jack Bauer non ha amici; ma un tempo li aveva. Quando era bambino giocava con loro a guardie e ladri. Lui faceva sempre la guardia. Li catturava, li torturava e poi li uccideva.

Quando Google non riesce a trovare nulla, chiede una mano a Jack.

Uccidere Jack Bauer è inutile. Lo fa solo arrabbiare di più.

Una volta, Jack Bauer ha giocato alla roulette russa con una pistola totalmente carica. Ha vinto.

Alcuni vedono il bicchiere mezzo pieno; altri mezzo vuoto. Jack Bauer lo vede come un’arma mortale.

A Dio sono serviti sei giorni per compiere il lavoro; a Jack bastano 24 ore.

Jack Bauer una volta si è scordato dove aveva messo le chiavi. Si è torturato per un’ora e mezza prima di ricordarselo.

Il budget della difesa americana di quest’anno è composto da: Jack Bauer, due pistole e quattro miliardi di proiettili.

Il professor Charles Xavier degli X-Men una volta ha provato a leggere la mente di Jack. È per questo, che ora è su una sedia a rotelle.

Se Jack Bauer divenisse presidente degli Stati Uniti, sarebbe lui a proteggere i servizi segreti.

Jack Bauer non conosce le lingue. Ma in cinque minuti può indurre chiunque a parlare la sua.

Babbo Natale una volta esisteva. Poi ha commesso un errore; quello di chiedere al piccolo Jack che regalo volesse per Natale. Bauer gli ha spezzato il collo. Nessuno può interrogarlo e farla franca.

L’i-Pod di Jack Bauer non contiene canzoni; solo grida di persone che ha torturato ed ucciso.

Se ti svegli la mattina è solo perché Jack ti ha risparmiato.

Jack ha modificato la Legge di Murphy. Ora si chiama la Legge di Bauer: “Qualsiasi cosa può andare male, ma tutto verrà risolto in 24 ore

Il browser di Jack non ha il pulsante di refresh. Non serve. Tutti gli eventi si svolgono in tempo reale!

Il PC di Jack Bauer non ha un firewall. È un Bauerwall. È una JPEG di Jack sul desktop. Nessun virus lo ha mai attaccato. Mai!

Ci sono tre modi di fare le cose: il modo giusto, quello sbagliato ed il modo di Jack Bauer. L’ultimo è una variante del modo giusto; è solo più veloce ed ha un mucchio di cadaveri in più.

Potremmo continuare all’infinito. E voi, non conoscete qualche Fatto che ci può essere sfuggito?


www.jackbauerfacts.com

24: La prima stagione è su FOX


LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI SULLA SERIE  

 

The West Wing – 5 ragioni per non perdersi la 5° stagione

venerdì, settembre 28th, 2007

Se è una delle serie-record in fatto di premi, un motivo ci deve essere: 26 Emmy Awards e 2 Golden Globe collezionati fra il 2000 e il 2006. Naturalmente i motivi sono ben più di uno. Eccone 5, per restare in tema con il numero della stagione, in onda su Fox dal 30 settembre ogni domenica alle 21.00.

1)    Il cast
Su 26 Emmy, ben 11 sono andati agli interpreti, e di questi oltre la metà (6) ad Allison Janney per il ruolo di C.J. Craig. Martin Sheen (il Presidente Bartlet) è stato premiato con un Golden Globe. Ma l’intero cast della serie si meriterebbe un premio. Per due ragioni: tutti risultano sempre credibili nei loro ruoli e tutti sono all’altezza degli impegnativi dialoghi.

2)    La sceneggiatura
Su qualunque questione (dal Medio Oriente al caffè) The West Wing crea interessanti dibattiti infarciti di riferimenti storici e culturali. Il punto di forza della serie sono i dialoghi, sempre ricchi di ironia, di passione, di messaggi stimolanti per interpreti e spettatori. Che si condividano o meno le idee di Jed Bartlet e del suo staff, ogni discussione affascina. Perché propone sempre almeno due diversi punti di vista.

3)    Il ritmo
La parola “noia” è bandita dal vocabolario del telespettatore di The West Wing. Per dare risalto alla sceneggiatura frizzante e al ritmo sostenuto del dialogo, gli autori curano montaggio, regia e colonna sonora per sottolineare la dinamicità dell’insieme. Nonostante l’ambientazione principalmente “statica”, si trova sempre il modo di far muovere il cast (anche solo facendolo camminare in continuazione per l’Ala Ovest…)

4)    La passione
In tutti gli episodi arriva il “momento della passione”, in cui lo sceneggiatore di turno dà il meglio di sé. Può trattarsi di un discorso illuminato del Presidente, di un’animata discussione fra Toby e Josh, di un dilemma morale di Sam, di uno “scontro” di C.J. con la stampa. Poco importa: l’unica cosa che conta è che ogni puntata trova il modo di far recitare a un personaggio un (mini)monologo che viene direttamente dal cuore. E trasmette passione allo stato puro.

5)    I colpi di scena
Questa non è una di quelle serie che devono chiudere ogni episodio con un cliffhanger (cioé una situazione carica di tensione e irrisolta, che lascia lo spettatore con il fiato sospeso). Però ha l’abitudine di inserire un forte cliffhanger nel finale di stagione, come nel caso dell’attentato alla fine del primo ciclo. Nella quarta stagione Zoey Bartlet, la figlia del Presidente, era stata rapita. Il 30 settembre potrete scoprire se e quando i servizi segreti la ritroveranno…

Di ragioni per seguire The West Wing ce ne sono ancora molte. E spesso si può trattare di ragioni “personali”: un particolare, un attore, un personaggio può colpirci per diversi motivi. Così le “scuse” per seguire una serie si moltiplicano e diventano sempre di più… Se volete, raccontateci le vostre.

S.O.S. TATA – Torna il reality ‘in famiglia’

giovedì, settembre 27th, 2007

Sento di darvi un consiglio sicuro: mai, mai intromettersi nell’educazione dei figli altrui. Qualunque critica, suggerimento o commento vengono (comprensibilmente) presi “sul personale” dai genitori. E probabilmente è anche giusto che sia così: nessuno viene al mondo con il libretto di istruzioni e il mestiere di genitore è indiscutibilmente il più difficile del mondo. Quindi è meglio portare rispetto, anziché ficcare il naso nelle altre famiglie… A meno che non siano proprio loro a chiederlo.

Dopo le prime due fortunate stagioni, torna su FoxLife S.O.S. Tata, versione italiana di un celebre format venduto con successo in tutto il mondo. L’idea di base è semplice: le tate vengono inviate a dare man forte ai genitori che pensano di non riuscire più a gestire i propri bambini. Mamma e papà vengono aiutati a stabilire delle nuove regole e a farle rispettare nel modo giusto.
Come sempre, a guidare la “squadra speciale tate” c’è Tata Lucia, ricercatrice presso il Child Development Center dell’Università della California, affiancata da Tata Francesca (insegnante specializzata in Scienze Motorie e Psicomotricità) e Tata Renata (educatrice presso un importante centro di pronta accoglienza per minori a Milano)

Detto così, e con delle credenziali di questo genere, in effetti il lavoro di S.O.S. Tata può suonare come un gioco da ragazzi, ma se avete visto anche un solo episodio delle prime due stagioni sapete che non è semplice dar retta ad un’estranea che ti dice in cosa stai sbagliano nel prenderti cura dei tuoi figli o nell’instaurare un dialogo corretto con il partner.
Nessuno vuole che qualcun altro si prenda la libertà di criticare un’abitudine e proporre un’alternativa, ed è proprio per questo che S.O.S. Tata si distingue dalla “massa” degli altri programmi-reality: mette in scena situazioni di vita quotidiana che hanno un tono autentico. Situazioni che tutti abbiamo vissuto o in cui tutti potremmo ritrovarci.

Non è facile gestire una casa, tre bambini scatenati e magari un lavoro part-time. Per questo, di fronte ai racconti di vita vera di S.O.S. Tata assaporiamo emozioni contrastanti: da una parte, non appena ci viene permesso di entrare in casa altrui, iniziamo a pensare a come noi avremmo gestito determinate situazioni e a quali consigli avremmo dato ai genitori; dall’altra parte ci immedesimiamo con mamme e papà perché assistiamo a situazioni che conosciamo da genitori o da figli.

Limitandoci a seguire un programma tv, per una volta possiamo imparare qualcosa. Qualche buon consiglio, da parte delle tate, arriva sempre. E magari è proprio il consiglio di cui avevamo bisogno… Senza rendercene conto. Perché se è vero che solo persone qualificate come le educatrici di S.O.S. Tata possono permettersi di “ficcare il naso” nel rapporto fra genitori e figli, è anche vero che vederglielo fare può inaspettatamente “sbloccare” qualcosa facendoci mettere in discussione le nostre scelte, le nostre capacità, la quantità di tempo ed energia che dedichiamo alla famiglia.
Il che, se ci porta a riflettere per cercare di migliorarci, non è mai un male.

Non trovate?

Chiara Poli

 
S.O.S. Tata è su FoxLife dal 2 Ottobre alle h 21.00
 

La Signora in giallo – Jessica Fletcher non porta sfortuna!

giovedì, settembre 27th, 2007

I maligni sostengono che porta sfortuna…. Solo perché, ovunque vada, qualcuno muore nell’arco di poche ore dal suo arrivo. In realtà, spesso è proprio lei ad andare dove c’è già un cadavere. Un cadavere senza un assassino, che necessita di un bravo investigatore.

È vero, in effetti, che gli autori de La Signora in giallo potevano evitare di creare sempre la stessa premessa, gira e rigira, per tutti gli episodi delle 12 stagioni della serie. Ma questa ripetitività non va presa come una mancanza di originalità, anzi: si tratta di un tratto distintivo della serie, volutamente inserito in modo costante.

Il fatto che Jessica Fletcher (Angela Lansbury, 6 Golden Globe e 3 nomination agli Oscar) abbia circa dodicimila nipoti sparsi negli Stati Uniti e sia sempre nelle vicinanze quando si verifica un omicidio fa capo a una parte delle costanti che Peter S. Fischer, uno dei creatori della serie, ha voluto inserire nella narrazione.

Altri elementi sempre presenti sono l’immancabile confessione del colpevole, la partecipazione di uno o più personaggi secondari fissi (come il dottor Seth Hazlitt, lo sceriffo Amos Tupper e Mort Metzger), mescolata all’introduzione di personalità sempre diverse, spesso interpretate da attori di fama mondiale. Fra le guest star più note che hanno preso parte a uno o più episodi de La Signora in giallo figurano Tom Selleck (nell’imperdibile crossover con Magnum P.I.), Pat Hingle, Roddy McDowall, Leslie Nielsen, Courtney Cox…

Jessica Fletcher, grazie anche alla bravura dell’attrice che le ha prestato il volto per tanti anni, ha dettato le regole del nuovo giallo in tv. La Fletcher, per fama e longevità, può essere considerata un “Colombo al femminile”: anche i film tv con Peter Falk si basano sulla reiterazione della stessa formula. E anche Colombo, come Jessica Fletcher, ha fatto di questa caratteristica un tratto rassicurante anziché noioso.

Nelle avvincenti storie di cui è protagonista Jessica Fletcher il colpevole, di norma, non è mai il primo personaggio sospettato: una scelta tesa a dimostrare come la via della giustizia debba seguire percorsi accurati prima di trarre delle conclusioni. Spesso la signora Fletcher collabora con le autorità locali per risolvere il caso in questione, mettendo in luce le proprie abilità intuitive e… l’ottusità di certi poliziotti e detective.
Sotto i candidi sorrisi di Jessica Fletcher e sotto la “formula-tormentone” alla base delle sue avventure si celano critiche al sistema giudiziario, ai metodi della polizia, alle lungaggini e alla burocrazia che spesso ostacolano la giustizia. La rassicurante America di Jessica Fletcher, scrittrice di gialli di successo, è in realtà un Paese dalle mille problematiche.
Che la Fletcher, senza alcun dubbio, saprebbe almeno ridurre, se non risolvere del tutto… Non credete anche voi?

Jessica Fletcher vi aspetta su FoxCrime

POP CORN & allegria su FX

giovedì, settembre 27th, 2007

…E se improvvisamente qualcuno gettasse il vostro cellulare nel cestello del ghiaccio?
…E se aprendo il vostro portabagagli trovaste un cadavere?

Questo, e tanto altro, è quello che succede quotidianamente in POP CORN, il nuovo programma in onda su FX dal 1° ottobre, dal lunedì a venerdì alle ore 17:45, in prima visione assoluta in Italia.

POP CORN è costituito da una serie di video gag prive di dialoghi, accompagnate da spiritose animazioni e da un ritmo serrato, in cui il cast gioca tiri mancini a ignari malcapitati.

Se volete farvi una bella e sana risata…andate su FX!

 

Buffy – Una specie di magia…

giovedì, settembre 27th, 2007

Ho scritto un intero libro e una cinquantina di articoli su Buffy. Ho tenuto corsi e seminari sull’argomento, ma evidentemente tutto questo non è bastato a placare il mio entusiasmo: ogni volta che rivedo un qualsivoglia episodio della serie creata da Joss Whedon, le emozioni della prima visione tornano a farsi vive, e mi travolgono. Non succede solo a me: Buffy ha la capacità di coinvolgere lo spettatore grazie a quel suo mix di elementi diversi che convivono in un universo fantastico. Uno di quegli elementi è la magia.

La sesta stagione, più di ogni altra, ruota attorno alla magia. Lo scopriremo quando la brama di poteri magici prenderà il sopravvento su uno dei protagonisti, rischiando di causare la fine del mondo. Ma lo capiamo fin dal primo episodio. Buffy è morta. I suoi amici cercano di continuare a vivere e tentano di controllare la “situazione demoniaca” servendosi del Buffybot (Buffy robot) per dare la caccia a demoni e vampiri. Ma Willow non si dà pace: teme che Buffy sia finita in qualche dimensione infernale dopo essersi sacrificata per salvar loro la vita. E non può tollerarlo.

Così coinvolge Xander, Anya e Tara nella preparazione del rituale che riporterà in vita Buffy. Senza dire nulla a Giles (che nel frattempo torna in Inghilterra), Dawn e Spike, Willow guida i suoi amici attraverso un rito magico potente e spaventoso. Il lato oscuro della magia, le conseguenze che ne derivano (come ci ricorderà Spike) e la tentazione di servirsene troppo spesso fanno da filo conduttore a questa stagione degli eccessi, della disperazione, della confusione. La sesta stagione rappresenta un punto di rottura fra la “normalità” (per quanto normale possa essere la vita a Sunnydale!) e un futuro incerto e spaventoso.

Niente sarà più come prima ma non tutti sono in grado di accettarlo. O di accettare che le cose cambino, che la vita sia ingiusta e che le tragedie… accadano. Anche nella vita “reale”, capita di voler tornare indietro per cambiare le cose, per evitare una disgrazia, per riparare ad un errore. Tutti noi vorremmo aver avuto, almeno una volta, la proverbiale bacchetta magica. A maggior ragione, in un mondo come quello di Buffy, in cui la magia esiste, la tentazione è quasi irresistibile. Sarà questo a portare i nostri eroi a fare scelte pericolose: il bisogno – estremamente umano – di trovare un mezzo per sottrarsi al dolore.

Ma nel buffyverse questo escamotage non è consentito: bisogna affrontare le sfide della vita, anche le più difficili. E la magia – che apre infinite possibilità narrative (un personaggio può morire, anche più di una volta, e tornare in vita grazie alla magia) – non può essere un mezzo per semplificare le cose.
Ogni scelta che facciamo ha delle conseguenze, e le “seconde opportunità” arrivano raramente, e solo se meritate. È questo il monito di Buffy.

Ve lo aspettavate, da un “semplice” telefilm?…


Buffy torna oggi su FOX

Born in the U.S.A.

mercoledì, settembre 26th, 2007

Cosa fareste se in occasione del vostro 21° compleanno veniste informati dal Diavolo in persona che i vostri genitori gli hanno venduto la vostra anima? È quello che si è chiesto Kevin Smith, sceneggiatore e regista del film culto Clerks, accettando di dirigere Reaper. La serie (nella foto), che ha debuttato il 25 settembre su CW, racconta la storia di Sam Oliver (Bret Harrison, That ‘70s Show), che scopre le malefatte di mamma e papà.
Quando Satana (Ray Wise, il papà di Laura Palmer in Twin Peaks) comunica a Sam che dovrà agire per conto suo come “cacciatore di taglie”, ovvero inseguendo chi è riuscito a sfuggire all’Inferno, Sam rifiuta l’ingrato compito. Ma col diavolo non si scherza, e alla fine il ragazzo non può far altro che fare ciò che gli viene ordinato, pensando al suo lato positivo: restituendo a Satana ciò che è di Satana, Sam rende un servizio al mondo liberandolo dalle anime malvagie…

Ben diversi sono i problemi che deve affrontare il simpatico Chuck, in onda su NBC dal 24 settembre. Il creatore di The O.C., Josh Schwartz, si è inventato la storia di Chuck: Zachary Levi (Perfetti… Ma non troppo) interpreta un genio del computer un po’ impacciato nei rapporti con gli altri – soprattutto con le donne – che viene reclutato da un agente dell’NSA (Adam Baldwin, Firefly) per lavorare come… spia. Grazie ad una memoria da computer e al proprio candore, Chuck diventa un agente segreto in piena regola, con una doppia vita: imbranato maniaco del computer di giorno e spia di notte. Una sorta di “risposta comica” a Dexter. Nelle missioni Chuck viene affiancato da un’attraente partner femminile, Sarah Walker, interpretata da Yvonne Strzechowski.

Oltreoceano c’è grande attesa anche per il nuovissimo poliziesco di NBC, Life, in onda dal 26 settembre. Charlie Crews (Damian Lewis, Band of Brothers) è un poliziotto che torna in servizio dopo aver trascorso anni in carcere a causa di un errore giudiziario. Il detective Crews è stato liberato grazie all’aiuto dell’amica avvocato Constance Griffiths (Brooke Langton, Melrose Place) e cerca di comunicare al suo nuovo capo, Karen Davis (Robin Weigert, Deadwood) la prospettiva che ha acquisito, a caro prezzo, durante gli anni di prigionia. Dietro le quinte di Life, in veste di sceneggiatore e produttore esecutivo, c’è Rand Ravich (The Astronaut’s Wife)

Una settimana intensa, non c’è che dire. E per scoprire se queste nuove serie avranno successo – e sono quindi destinate ad arrivare, prima o poi, anche da noi – non ci resta che attendere il verdetto del pubblico americano…

Chiara Poli

Blind Justice – La giustizia ci vede benissimo

mercoledì, settembre 26th, 2007

Il detective Jim Dunbar (Ron Eldard, già visto nei panni del paramedico Ray “Shep” Shepard di E.R.) perde la vista dopo essere rimasto ferito in azione.  Anziché perdersi d’animo, cosa che fra l’altro non sembrerebbe poi tanto strana, e anziché accettare il pensionamento anticipato per invalidità, rassegnandosi ad una vita diversa da quella che conduceva prima, Jim si rimbocca le maniche.
Fa di tutto per tornare in azione: per mesi si sottopone a programmi molto intensi allo scopo di allenare gli altri sensi e imparare a fare a meno della vista, muovendosi autonomamente. Quando si sente pronto, chiede di essere reintegrato in servizio. Insieme al fedele cane guida, un pastore tedesco di nome Hank.

Ma al distretto di polizia di New York dove Jim fa ritorno, non tutti sono comprensivi. Qualcuno fa addirittura di tutto per rendere le cose ancora più difficili per Jim. Qualche collega e molte delle persone (vittime e sospettati) che Jim incontra in servizio hanno ben poca fiducia in lui: come può un poliziotto cieco essere utile a qualcuno? Come può un non vedente impedire a un malvivente qualunque di sopraffarlo, ingannarlo o sfuggirgli tranquillamente? Per non parlare del lavoro investigativo: come potrebbe mai, una persona priva della vista, concentrarsi su un dettaglio, un piccolo indizio, una minuscola traccia su una scena del crimine che non può nemmeno esaminare?
E ancora: Jim non può guidare, quindi va sempre accompagnato e questo, per il distretto, può risultare dispendioso. Il suo cane, nei pressi delle scene del crimine, potrebbe essere fonte di contaminazione (potrebbe calpestare tracce o spargere peli che si unirebbero alle prove non ancora raccolte). Di motivi, in parte anche ragionevoli, a sfavore del rientro di Jim in servizio ce ne sono parecchi.

Ma a lui non importa: è un detective, è stato ferito mentre svolgeva il proprio lavoro, e di arrendersi non vuole proprio saperne. Così fa una scelta coraggiosa: accetta di dover dimostrare a tutti, ogni giorno, di meritarsi il proprio lavoro. Accetta le battutine, gli insulti, le insinuazioni e gli scherzi. Accetta le obiezioni della bella moglie Christie (Rena Sofer, The Chronicle), raccontandoci – attraverso le toccanti e realistiche sequenze “private” in casa Dunbar – come può cambiare la vita di una coppia dopo una tragedia come quella di Jim.
Come se non bastasse, Jim deve anche imparare a fidarsi – oltre che conquistarsi la fiducia – della sua nuova partner, la detective Karen Battancourt (Marisol Nichols, Scream 2), che è sicuramente una persona priva di pregiudizi ma condivide, almeno all’inizio, le preoccupazioni dei suoi colleghi.

Quando il gioco si fa duro, si dice, i duri cominciano a giocare. E Jim è sicuramente un duro: dando fondo alle proprie riserve di coraggio e determinazione, si impegna al massimo per riprendersi ciò che gli spetta. Il suo lavoro, il suo matrimonio, il rispetto dei colleghi. E, soprattutto, la sua dignità.


Chiara Poli

Blind Justice: Seguilo su FoxCrime
 

Crossing Jordan – Miguel Ferrer: l’uomo dal fascino discreto

mercoledì, settembre 26th, 2007

Ammettetelo: se George Clooney fosse vostro cugino, vi guardereste bene dal fare vita ritirata. Come si fa a non sfruttare l’occasione di frequentare il jet set, le ville da sogno, le feste più “in”?
Si fa. Miguel Ferrer, ad esempio, ci riesce benissimo. Figlio d’arte (il padre era l’attore José Ferrer e  la madre la cantante Rosemary Clooney – di qui la parentela), Miguel è cresciuto in una famiglia affettuosa e numerosa (ha quattro fratelli minori).

Nato a Santa Monica nel 1955, attualmente è impegnato sul piccolo schermo con l’attesissimo remake de La donna bionica, in cui interpreta Jonas Bledsoe, co-fondatore della Fondazione che porta avanti la ricerca sulla tecnologia bionica. Per i 6 anni precedenti a questo ruolo, lo abbiamo visto nei panni del dottor Garret Macy in Crossing Jordan.
Prima ancora ci ha fatto compagnia su piccolo e grande schermo in Robocop, The Manchurian Candidate, Traffic, Mr. Magoo, L’ombra dello scorpione, I segreti di Twin Peaks.

Miguel Ferrer è uno di quegli attori che definire eclettici sarebbe riduttivo. A molti il suo nome non dice nulla, ma non appena ne vedono il volto lo riconoscono perché appartiene a quella schiera di talenti che, un po’ per fatalità e un po’ per scelta, lavorano molto e con grande maestria ma raramente in ruoli da protagonisti. Ciononostante, Miguel non si può certo definire una guest star.

La sua capacità di passare da un ruolo drammatico a uno comico dando sempre il meglio, lo rende più di un semplice “non protagonista”. Lo dimostra il ruolo del dottor Macy in Crossing Jordan: in qualità di capo, Macy ha spesso compiti sgradevoli, come divulgare brutte notizie o prendere decisioni impopolari. Come se non bastasse, il personaggio di Macy non è esattamente la personificazione del senso dell’umorismo…
Ma l’interpretazione di Ferrer riesce a rendere attraente un personaggio che è stato scritto per risultare scontroso, un po’ presuntuoso, poco incline ai convenevoli e con poco tatto. Ferrer prende tutti i difetti di Macy e li trasforma in punti di forza: qualunque cosa faccia il suo personaggio, noi sappiamo che in fondo nasconde un animo sensibile e un cuore d’oro. Che la bravura di Ferrer lascia trasparire.

Quello del dottor Macy è fra i suoi ruoli più riusciti, ma ci sono anche altre sue interpretazioni che non si possono perdere. Prima fra tutte, quella dell’insopportabile agente federale Albert Rosenfield, che ne I segreti di Twin Peaks arriva a fare a pugni con l’amabile sceriffo Truman (Michael Ontkean). E che, nonostante sia un uomo davvero odioso, alla fine riesce a risultare gradevole.

Miguel Ferrer è un uomo pieno di talento che ci tiene a vivere lontano dai riflettori. Con i suoi fan  ha una cosa in comune: ama le serie tv. Da piccolo ha convinto i suoi genitori a fargli prendere lezioni di musica per suonare la batteria perché l’aveva visto fare al piccolo Ricky (Desi Arnaz) nella sua sit-com preferita: Lucy ed io.
Miguel sì che se ne intende, di tv!

Chiara Poli

Crossing Jordan è stasera su FoxLife
Leggi gli altri articoli! 

Stargate Atlantis: La terza stagione

mercoledì, settembre 26th, 2007

Se avete seguito gli ultimi episodi della seconda stagione di Stargate Atlantis, a questo punto siete preoccupati per il destino del nostro pianeta. I Wraith, una fra le razze aliene più spietate mai viste sul piccolo schermo, stanno per arrivare sulla Terra….

Fortunatamente, l’intrepido John Sheppard (Joe Flanigan) è pronto a sabotare il piano dei Wraith, creando problemi alla nave alveare che si dirige verso il nostro pianeta per permettere ai crudeli alieni di nutrirsi dell’energia vitale degli esseri umani. Uno scenario preoccupante, appunto, ma anche un ottimo punto di partenza per nuove, emozionanti sequenze d’azione.
Ciò non toglie che io resti preoccupata, quasi come se mi aspettassi da un momento all’altro di vedere una nave spaziale… perché Stargate Atlantis è sì una serie di fantascienza che alterna effetti speciali e azione a dialoghi ironici e brillanti trovate narrative… ma è anche una serie che punta molto al realismo.
Penserete che sto vaneggiando, parlando di una serie ambientata nella perduta città di Atlantide, situata in un’altra Galassia.
Invece, il lato umano di Stargate Atlantis è uno degli elementi che gli autori hanno voluto curare di più. Questo per rendere realistici i rapporti fra i personaggi e, in particolare, le reazioni del dottor McKay (David Hewlett), di Ronon Dex (Jason Momoa), di Carson Beckett (Paul McGillion) e della  dottoressa Elizabeth Weir (Torri Higginson). Reazioni comprensibilmente imprevedibili, e quindi molto “umane”, di fronte alla varie situazioni in cui incappano i nostri eroi. È come se il team tecnico della serie si chiedesse continuamente: come ci comporteremmo di fronte all’arrivo dei Wraith, se fossimo davvero nei panni dei protagonisti?
Per quanto mi riguarda, la risposta è facile: panico allo stato puro. Fortunatamente per la Terra, la risposta di John Sheppard e dei suoi colleghi è un’altra. Al debutto della terza stagione li troviamo intenti ad elaborare un modo per fermare la nave alveare dei Wraith, impedendole di raggiungere il nostro pianeta.

Senza rivelarvi troppo, ecco cosa posso dirvi di questa nuova stagione, ricchissima di colpi di scena: fra rapimenti, fughe, battaglie spaziali e nuove, inattese rivelazioni sul passato dell’uomo, non avrete certo modo di annoiarvi. Anche grazie all’intervento di preziose guest star, come il ritrovato Connor Trinneer (Enterprise) nei panni di Michael Kenmore, Mitch Pileggi (X-Files), che continua ad interpretare il colonnello Caldwell e Beau Bridges (Stargate SG-1), che è ancora il generale Landry.

Stargate Atlantis, la cui quarta stagione inizierà a giorni negli Stati Uniti, ha conquistato il pubblico grazie alla ventata di freschezza che ha portato nella fantascienza televisiva. La formula narrativa, simile a quella della serie “madre”, Stargate SG-1, è stata arricchita dalla presenza di nuovi, minacciosi nemici e dagli approfondimenti – svelati poco alla volta – sull’affascinante storia degli Antichi, il popolo che creò gli Stargate.
Preparatevi, quindi, a scoprire verità inattese sulle origini della Terra e sul passato dell’uomo…

Chiara Poli

 Stargate Atlantis è su FOX ogni sabato alle h 21.50

Grey’s Anatomy – And the Emmy goes to… Katherine Heigl!

martedì, settembre 25th, 2007

La sera del 16 settembre, prima di essere premiata come Migliore Attrice non protagonista in una serie drammatica, Katherine Heigl era già salita sul palco dello Shrine Auditorium di Los Angeles.
Avvolta in un abito bianco lungo, elegantissimo e sofisticato, Katherine è invitata a consegnare un premio mentre la voce dell’annunciatrice la presenta: «Ed ecco a voi, da Grey’s Anatomy, Katherine  Heigl». Pronunciando “Hei-gel”. Katherine si avvicina al microfono, esita un attimo e poi, con timidezza, sussurra: «Sarebbe Hei-GH-L, ma non fa niente. È un cognome difficile, lo so».

Inizia così una delle serate più importanti nella vita di questa giovane attrice, nata a Washington nel 1978 ed arrivata al cuore del grande pubblico grazie a Izzie Stevens, personaggio complesso che alterna fragilità e grande determinazione e che, per via di tutte le vicissitudini di cui è protagonista in Grey’s Anatomy, conquista inevitabilmente la simpatia del pubblico.

Ma Izzie è solo un punto d’arrivo nella lunga carriera di Katherine Heigl, già nota agli appassionati di telefilm per il ruolo della bella aliena Isabel nel cult Roswell, e “veterana” di piccolo e grande schermo: lei stessa, durante il discorso di ringraziamento agli Emmy, ha affermato di fare questo lavoro da ben 17 anni. E ha aggiunto che poco importa se molti non considerano “lavoro d’attore” i film e le serie in cui si recita da ragazzini, e che nonostante 17 anni d’attesa non si aspettava un riconoscimento tanto importante.

Invece, se ci pensate bene, questo premio non è poi così strano: Katherine Heigl è bella, brava e modesta. Vive piuttosto lontana dai riflettori, non è una che fa parlare di sé o è nota per i suoi eccessi. E ha alle spalle un’invidiabile carriera iniziata da bambina. Nel 1994 è stata protagonista di Ma dov’è andata la mia bambina? al fianco di Gérard Depardieu. Ha partecipato come guest star a Law & Order e ha recitato in diversi film (Valentine – Appuntamento con la morte, Calde notti d’estate, 100 ragazze, Trappola sulle montagne rocciose…)

Al momento è in uscita nelle sale il suo ultimo film, la commedia Molto incinta, ma il ruolo di Izzie Stevens rimane il suo impegno principale. Soprattutto dopo questo Emmy, che dovrebbe smentire una volta per tutte le voci che per mesi sono circolate sul web: si diceva che i produttori volessero allontanare Katherine dal cast di Grey’s Anatomy perché aveva chiesto un aumento di stipendio.
Voci smentite, ma mai cancellate. Almeno fino al momento in cui Katherine Heigl ha detto, in diretta  tv: «Ringrazio mia madre. Senza di lei non avrei vinto questo premio, e non sarei nemmeno qui stasera».


Tutti gli incubi del Re: La tormenta del secolo

martedì, settembre 25th, 2007

Fox si tinge ancora di rosso, per ospitare (dopo Incubi e Deliri) un altro incubo targato Stephen King: La Tormenta del Secolo (Storm of the Century).

Pubblicato da King nel 1999 sotto forma di sceneggiatura, la miniserie narra le inquietanti vicende di Little Tall, una piccola cittadina americana del Maine che sta per essere investita da una delle più terribili tempeste mai viste.

Ma non è questo il pericolo maggiore che si profila all’orizzonte: un misterioso essere che si fa chiamare Linoge (Colm Feore) spunta dal nulla e comincia a terrorizzare gli abitanti della città.

Non perdete l’appuntamento con la paura!

A partire da stasera ogni martedì alle 21.00
 

Buffy– Dai vampiri ai computer

martedì, settembre 25th, 2007

Chi non ricorda l’impacciato, ma a suo modo eroico, Xander, amico per la pelle della Cacciatrice Buffy Summers, dalla prima all’ultima stagione del noto serial?

Xander, o meglio l’attore Nicholas Brendon, secondo quanto riporta il suo sito ufficiale, ha ottenuto una parte in un altro serial di successo americano: Criminal Minds.

Brendon dovrebbe interpretare un personaggio di nome Kevin, esperto di computer, parte del team investigativo.

Ancora non si sa in quale episodio Nicholas apparira’ e soprattutto se, in seguito, tornerà anche in altri episodi…

Occhio al sito per aggiornamenti! 

Baywatch – Sulle spiagge della California

martedì, settembre 25th, 2007

Sono una donna, quindi è probabile che non sia la persona più indicata per raccontarvi come Miss Baywatch, Pamela Anderson, si sia ritagliata un ruolo importante nell’immaginario collettivo degli anni ’90 correndo in costume sulle spiagge della California.
Anche se sono una donna, però, ricordo benissimo cosa accadde al debutto di Baywatch in tv, nel lontano 1989: fu un impatto devastante, quello di Sua Formosità, sulla fantasia di qualsivoglia amico, fratello, parente, conoscente.
Pareva che gli uomini di tutto il mondo non parlassero d’altro: le bagnine di Baywatch. Pamela Anderson (nel cast in realtà dal 1992), Yasmine Bleeth, Erika Eleniak, Nicole Eggert e Alexandra Paul (decisamente meno formosa ma, ho scoperto, altrettanto desiderata dagli uomini). E noi donzelle dovevamo “accontentarci” di un David Hasselhoff un po’… cascante, siamo sincere, e di qualche bellone di turno come David Chokachi o David Charvet.

L’entusiasmo per la nuova serie, in ogni caso, si era sparso per il mondo alla velocità della luce, scolpendo il nome di Baywatch (e delle sue protagoniste) nella “roccia” della cultura popolare. Per capirci: in Friends, fra le sit-com più popolari di sempre, Chandler e Joey avevano il loro “momento Baywatch”. Seduti sulle mitiche poltrone gemelle, quando in tv veniva trasmesso il loro telefilm preferito (per ovvi motivi… non narrativi), vedevano scomparire tutti i loro guai, cancellati dall’arancio intenso dei costumi delle bagnine.
Ne L’angolo rosso, thriller di Jon Avnet, l’avvocato Richard Gere si reca in Cina per trattare la vendita di un programma tv via satellite che ha evidenti analogie con Baywatch (ovvero: belle bagnine costumate che saltellano sulla sabbia rovente). E ancora: in dozzine di altri film e serie tv Baywatch viene citato almeno una volta (da X-Files a Sliding Doors, da Borat – che costruisce la trama attorno alla passione del protagonista per la Anderson – a Blood Diamond). Fino alle parodie del Saturday Night Live, di Scary Movie e della serie demenziale Son of the Beach, protagonista Timothy Stack nel ruolo dell’imbranatissimo guarda spiagge Notch Johnson.

Insomma: Baywatch, soprattutto se rivisto oggi, non era esattamente un capolavoro di dialoghi e colpi di scena. Ma nel suo piccolo, oltre a colpire la fantasia del pubblico di tutto il mondo, ha contribuito a cambiare il linguaggio televisivo. I veri e propri videoclip musicali inseriti nella narrazione hanno fatto parte di un processo di accelerazione del ritmo (montaggio più veloce, riduzione dei cosiddetti “tempi morti”, uso della colonna sonora per scandire le immagini). Baywatch e i suoi protagonisti, in un modo o nell’altro, hanno segnato un’epoca. E molti dei ricordi della mia generazione.

E voi, cosa ricordate di più: i tuffi spettacolari, la colonna sonora infarcita di hit o le forme di Pamela Anderson? Non so perché, ma credo di conoscere già la risposta…

Chiara Poli

Baywatch è in onda su FX

Grey’s Anatomy – Sandra Oh

lunedì, settembre 24th, 2007

Di origine coreana e di nazionalità canadese, Sandra Oh, interprete della dott.ssa Yang in Grey’s Anatomy, è ormai considerata una delle migliori attrici in circolazione. La sua performance nei panni di Cristina Yang le ha fatto vincere un Golden Globe e un SAG Award l’anno scorso, ed è stata nuovamente nominata  quest’anno agli Emmy (il premio è poi andato alla collega Katherine Heigl).

Ma il successo non nasce dal nulla, Sandra ha fatto una lunga gavetta, recitando molto in teatro e in diverse produzioni canadesi per il cinema e la tv. Come lei stessa dice: “un processo graduale di costruzione di blocchi.”

Le diverse nomination agli Emmy di Grey’s Anatomy confermano il successo e la qualità della serie, ma Sandra non lavora per i premi: “Non credo che i premi siano una cosa che ci si deve aspettare, e non credo che devi mirare ad averli. Ma quando ho saputo della prima nomination… ho ricevuto una telefonata di mattina, molto presto. E mi sono preoccupata, pensando che potesse essere mia madre o mia sorella e che magari era successo qualcosa. Chi ti chiama alle sei del mattino? Era la mia agente che mi diceva che avevo una nomination. Insomma, quando succede, è davvero eccitante, è meraviglioso”.

Sandra ormai impersona alla perfezione la gelida Cristina, personaggio che ha evidenti problemi con la propria sfera emotiva. Ma inizialmente Sandra era stata chiamata per fare un provino per il ruolo della ‘terribile’ Miranda Bailey. “Sono abituata a interpretare personaggi autoritari. Ho fatto un sacco di insegnanti, assistenti, persone che hanno un ruolo di potere. Quel che mi piace del personaggio di Cristina è che non mi sento come se fossi lei. La sento molto diversa da me, per questo mi interessa esplorarla.

In qualcosa Sandra però assomiglia a Cristina: la scarsa inclinazione per i lavori domestici. Pare che il suo camerino sia in perenne caos, con vestiti gettati da tutte le parti, e lei stessa afferma che la sua casa è in perenne disordine (vi ricordate la casa di Cristina, con i cartoni della pizza a terra e Burke che non trova nemmeno un angolo sgombro per sedersi?).
Per il resto Sandra è invece una persona molto calorosa, a differenza del suo personaggio, ama abbracciare le persone, e non è assolutamente competitiva e nemmeno così ambiziosa. “Ho sempre cercato di interpretare Cristina con un grande livello di concentrazione e ambizione, che è la realtà per una donna chirurgo. Insomma, nella vita vera, non ce ne sono molte di donne chirurgo, ma quelle che incontri sono ai massimi livelli”.

Una ragione per cui mi piace questo ruolo è che Cristina è un insieme di opposti. Anche quando è brusca, io recito attivamente la sua versione compassionevole. Quel lato che gli altri personaggi non possono vedere, ma che la telecamera vede, e anche il pubblico può vedere, è questa lotta dentro di lei. Spero che ciò con cui ci si può identificare sia questo: che una persona sembra essere fatta in un modo, ma in realtà è anche fatta in un altro. Penso sia interessante vedere qualcuno molto competente e abile in un campo, che sarebbe il suo lavoro, ma estremamente incompetente in un altro campo, cioè nel relazionarsi con le persone.”


Grey’s Anatomy è stata una grossa sfida professionale per Sandra, che finalmente ha potuto mostrare tutto il suo talento: “Anche se ho fatto quattro o cinque film in un anno, in totale ho lavorato una quarantina di giorni. Insomma non si può davvero vivere così e poi io volevo lavorare di più. Non è soddisfacente saltellare da un film all’altro, interpretando ruoli che non ti piacciono. Una serie per la tv è un’opportunità per recitare e incarnare un personaggio. Fare una serie è di per sé una sfida: come si tiene un personaggio vivo e fresco, puntata dopo puntata? Inoltre era una ottima parte. Mi sembra che in televisione ci siano molti più ruoli di buon livello per le donne che al cinema”.
E certamente ora Sandra può scegliere meglio anche al cinema: prossimamente la vedremo nell’adattamento del romanzo Cecità, dello scrittore premio Nobel José Saramago, al fianco di star quali Gael Garcia Bernal, Julianne Moore e Mark Ruffalo.

Fonti delle interviste:

http://www.marieclaire.com/hair/celebrity/sandra-oh
http://smallscreen.monstersandcritics.com/features/article_1075766.php/The_Doctor_is_in_as_Sandra_Oh_Lights_up_%60Grey%60s_Anatomy%60

 

L’ispettore Derrick – Il segreto del suo successo

lunedì, settembre 24th, 2007

Probabilmente non riuscirò mai a togliermela dalla testa: la sigla di Derrick, triste e nostalgica, ogni settimana si presentava puntuale come un conoscente in visita. Mia madre è stata per anni un’accanita fan de L’ispettore Derrick e, quando ero troppo piccola per reclamare il mio diritto al telecomando, mi toccava assistere alle peripezie di Horst Tappert (Derrick) e Fritz Wepper (Harry Klein). E guai a criticare.

In fondo, però, non era uno spettacolo così terribile. Oggi le avventure di Derrick possono sembrare un po’ prive di ritmo, perché i telespettatori dell’ultima generazione sono abituati a ben altri tempi di narrazione. Ma per noi che siamo cresciuti con serie ben più lente e misurate, Derrick non è affatto uno spettacolo sgradevole. Anzi: ogni caso, per quanto complesso, trova una risoluzione positiva. Derrick e Klein non si fanno mai prendere dall’ansia o dalla fretta, e riescono a mantenere un invidiabile sangue freddo anche nelle situazioni più pericolose. Inoltre, la violenza non è mai protagonista e non ci vengono sottoposte immagini in grado di turbare i nostri sogni.

L’ispettore Derrick, “la” serie tedesca per eccellenza, nasce a metà degli anni ‘70. E mentre il cinema italiano e la tv statunitense esploravano le vie della violenza – con la sanguinosa lotta fra crimine e autorità e con poliziotti che tolleravano (o addirittura approvavano) metodi “duri” – Derrick rassicurava gli spettatori. In ogni episodio viene commesso un crimine, vengono svolte delle indagini e, alla fine, qualcuno confessa. E paga il suo debito.
Come se Derrick fosse una persona di fiducia: nessuno pare in grado di resistergli. Alla fine, il colpevole crolla e gli racconta ciò che vuole sentire. Sarà per i suoi modi garbati e sempre rispettosi; sarà per il suo atteggiamento pacato e rassicurante; sarà perché non mostra mai un accenno di insicurezza, eppure non risulta “duro”, bensì amichevole… Fatto sta che Stephan Derrick la spunta sempre.

Anzi, ha fatto qualcosa di meglio che spuntarla alla fine di ogni episodio: ha continuato a spuntarla per quasi venticinque anni. Venticinque anni di successo ininterrotto, iniziato sul piccolo schermo della rete tedesca ZDF nel 1974 e poi approdato sugli schermi di oltre cento diversi paesi in tutto il mondo.
Non male, per un ispettore di mezza età che in molti hanno definito “privo del physique du rôle”. Perché il physique du rôle non serve, quando si ha un intuito come il suo…


 
Segui le vicende di Derrick su FOX CRIME

Buffy – Ritorno a Sunnydale

lunedì, settembre 24th, 2007

Di norma, quando in una serie muore il protagonista… Si chiude. Di norma… Ma non in Buffy, perché a Sunnydale vige la legge della magia, che ci racconta tutta un’altra storia. Una storia in cui la nostra eroina, Buffy Summers (Sarah Michelle Gellar) si è sacrificata per salvare la sorella Dawn (Michelle Trachtenberg) e… il mondo intero.

Alla fine della quinta stagione, in una delle sequenze più commoventi e ricche di pathos dell’intera serie, Buffy salta nel vortice infernale aperto da Glory (Claire Kramer), lasciando i suoi amici a piangerla. All’inizio di questa sesta stagione, nel doppio episodio Il Rito, la vedremo risorgere dalla tomba.
Spike (James Marsters) ci ricorda che, se si usa la magia, ci sono sempre delle conseguenze. E anche Buffy, di ritorno dall’aldilà, deve affrontarle: dopo essere stata riportata in vita tramite un complesso rituale magico condotto da Willow (Alyson Hannigan) e i suoi amici, la Cacciatrice non è più la stessa.
Anzi, niente è più lo stesso: è questo il tema dominante della sesta stagione. Le cose cambiano. Oltrepassati certi limiti, non si torna indietro. E anche se lo si fa… Niente è più come prima.

Lo sa bene Buffy, che dopo essersi aggirata impaurita e confusa per una Sunnydale in balia di una banda di demoni, sta per arrendersi. Incapace di capire cosa sia successo e perché è stata riportata indietro, la Cacciatrice pensa che Sunnydale sia l’inferno. E si arrampica sulla torre da cui si era gettata qualche mese prima… Ma grazie alle parole di Dawn ne scende illesa: la vera sfida, ci dice Joss Whedon, è la vita.
Del resto, la citazione più famosa di tutta la serie fa riferimento proprio a questo. Prima di sacrificarsi, Buffy aveva detto a Dawn: «La cosa più difficile del mondo è… viverci». Nella sesta stagione ne avremo ulteriore conferma.

Preparatevi ad importanti evoluzioni nei rapporti fra i personaggi, a mutamenti inaspettati dei protagonisti, ad incursioni di improbabili, nuovi nemici. Preparatevi a farvi guidare da Buffy attraverso una nuova, avvincente stagione. Ma soprattutto, ricordate: d’ora in avanti… Niente sarà più come prima.


Buffy: La sesta stagione è su FOX dal 27 Settembre h 18.15