Archive for ottobre, 2007

Speciale Dexter – I serial killer in tv – Parte I

mercoledì, ottobre 31st, 2007

Di norma, i serial killer “spuntano” di tanto in tanto negli episodi delle serie appartenenti al genere crime. La figura dell’assassino seriale in tv, infatti, è spesso legata ad un personaggio “nemico” del protagonista di turno. Può trattarsi di un personaggio occasionale, oppure di un vero e proprio antagonista ricorrente dell’eroe, che compare in diversi episodi della stessa serie. (continua…)

Photo Call – Doppio appuntamento per te!

mercoledì, ottobre 31st, 2007

Photo Call. Ovvero il fotografo Fabio Lovino che incontra e cattura anima e corpo di alcune celebri attrici italiane del momento.

Le puntate di Photo Call sono on line in versione integrale sul nostro sito ogni lunedì e mercoledì.

Hai visto le prime due puntate, con protagoniste Sabrina Impacciatore e Laura Chiatti?

Guardale, gustale e poi scrivici i tuoi commenti, i tuoi giudizi, le tue riflessioni (anche le tue critiche) sul programma!

Ti aspettiamo, su foxtv.it!

 

Speciale Halloween – Angel: mostri per tutti i gusti

mercoledì, ottobre 31st, 2007

I sogni son desideri… chiusi in fondo al cuor, cantava Cenerentola. Se è veramente così, meglio non trovarsi vicino a qualcuno che, previa privazione del sonno, trasforma in realtà tutto ciò che dite. Come succede in un episodio della quinta stagione di Angel: Lorne, incaricato di organizzare il party di Halloween della Wolfram & Hart, finisce per mettere tutti nei guai perché, a causa dei troppi impegni, si è fatto privare del sonno.

Così, Angel finisce per fare sesso con Eve, Gunn si aggira marcando il territorio (letteralmente), Spike pare il ritratto della felicità e Fred e Wesley si comportano come due ubriachi… senza essersi ubriacati. I poteri empatici di Lorne, insomma, si trasformano in poteri “di controllo”: anziché “leggere” le persone come fa di solito, una volta privato del sonno Lorne finisce per controllarle.

E per trasformarsi in una sorta di Incredibile Hulk, gigantesco e molto, molto arrabbiato. Tutto si rimette a posto quando il suo sonno, custodito in un deposito alla Wolfram & Hart, viene ritrovato e gli viene restituito. Ma questo è niente. Nell’arco di cinque stagioni, Angel e i suoi amici si sono trovati in dozzine di situazioni anche più bizzarre (e pericolose) di questa. Con Angel possiamo tranquillamente affermare che seguire ciascun episodio è come prendere parte ad una festa di Halloween. “Mostri” di ogni genere inclusi.

La carrellata dei mostri di Angel è ricchissima di personaggi singolari, spaventosi, unici nel loro genere. Come il chirurgo medianico della prima stagione, in grado di “farsi a pezzi” e di comandare, indipendentemente, ciascuna parte del proprio corpo. O come il fidanzato della ex moglie di Doyle, Richard, apparentemente normale ma in realtà legato ad un’antica tribù di demoni. E ancora: lo spietato assassino Penn, vampirizzato da Angelus; la donna non vedente, ma ugualmente letale, al servizio della Wolfram & Hart; il demone “a caccia di gravidanze” che finisce per inguaiare Cordelia, e diverse altre donne, attraverso i suoi devoti servi umani…

Nella seconda stagione la carrellata di mostri si arricchisce della “gita” a Pylea, terra natale di Lorne, senza contare il ritorno di Darla e Drusilla, pronte a seminare il panico con le loro scorribande. La terza stagione, invece, vede i nostri eroi alle prese con bizzarri scambi d’identità, uomini in grado di scatenare i peggiori istinti delle altre persone e… Beh. Connor (foto). Dovrebbe bastarvi il nome…

Nella quarta stagione domina incontrastato “il” mostro: Angelus, degnamente seguito dalla Bestia e da Jasmine.
L’ultimo ciclo, la quinta stagione, ci mostra, fra gli altri: una “novella licantropa”, un antico spirito assetato di sangue (il Mietitore), un antico e mostruoso vampiro che ricorda Nosferatu, un’irresistibile Angel-versione-pupazzo-parlante, e Lei, Illyria, causa della scomparsa di Fred.

E con questo breve elenco abbiamo ricordato solo alcune delle creature mostruose che popolano l’universo di Angel. Il che significa che, se volete trascorrere una festa di Halloween come si deve, sapete a che serie rivolgervi…

Hai letto gli altri speciali su Halloween di ieri e l’altroieri?

Born in the U.S.A.

mercoledì, ottobre 31st, 2007

Non c’è pace fra i naufraghi. Dopo l’arresto di Michelle Rodriguez (e i suoi problemi con la legge, che le sono costati il ruolo di Ana Lucia in Lost), l’isola del mistero miete un’altra vittima. Se in passato anche Adewale Akinnuoye-Agbaje (Mr. Eko, arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e guida senza patente) e Cinthya Watros (Libby, fermata per guida in stato di ebbrezza) avevano avuto i loro bei guai, adesso è la volta di Daniel Dae Kim (Jin nella serie).

Arrestato anche lui per guida in stato di ebbrezza (ma che succede? Sono impazziti tutti?), due giorni dopo essere stato fermato dalla polizia l’attore ha rilasciato una dichiarazione pubblica per chiedere scusa. «Ai miei amici, alla mia famiglia, ai miei colleghi e ai miei fan: grazie per le vostre parole e il vostro supporto. A tutti quelli che ho deluso non posso che chiedere di accettare le mie sentite scuse. Sono davvero dispiaciuto». Non che questo basti a far dimenticare di essersi messo al volante dopo aver bevuto, ma almeno è un inizio… E speriamo che sia anche una fine: quella dei casi grazie ai quali i media si riferiscono a Lost come “il set maledetto”…

Passando a notizie decisamente più positive: il grande attore Peter Fonda prenderà parte in qualità di guest star ad un episodio di E.R.. A diffondere la notizia è TV Guide, secondo cui il prossimo 6 dicembre, in occasione del 300° episodio della fortunata serie, Peter Fonda comparirà nel ruolo di un padre che si era allontanato dal suo bambino, affetto dalla sindrome di Down. E che ora cerca di recuperare i rapporti col figlio, ormai adolescente.

Buone notizie anche per i fans di C.S.I. e Senza traccia: Anthony LaPaglia (Jack Malone in Senza traccia) e William Petersen (Grissom in C.S.I.) hanno discusso del crossover (di cui vi avevamo già parlato) che coinvolgerà le due serie. Grissom e Malone collaboreranno per catturare un pericoloso serial killer (il cui ritratto è ispirato al protagonista di un macabro fatto di cronaca) in un episodio nato per volontà degli stessi Petersen e LaPaglia, legati da una solida amicizia.

Niente serial killer ma un’altra (scontata) collaborazione per un nuovo progetto televisivo: dopo lo sfogo di Jennifer Aniston contro l’ex marito, Brad Pitt torna a far parlare di sé e della compagna Angelina Jolie. La coppia d’oro di Hollywood si darà al piccolo schermo (e che piccolo schermo: quello della HBO!). Hollywood Reporter fa sapere che la coppia produrrà una serie incentrata sul dietro le quinte di un’organizzazione umanitaria internazionale. Fra complotti politici, compromessi e pericoli per i membri dell’organizzazione che si recano in Paesi in cui infuria la guerra, il nuovo progetto sta già facendo discutere il mondo intero, ancora prima di entrare in produzione. Resta da vedere se riuscirà a far parlare di sé più di quanto non facciano i suoi produttori, Brad e Angelina, che ormai da mesi dominano incontrastati (pure troppo…) il regno dei mass media…

Chiara Poli

Army Wives – Piacere di conoscervi! Parte I

mercoledì, ottobre 31st, 2007

Non ci girerò intorno: se non vi “innamorate” di Roxy LeBlanc cinque minuti dopo averla conosciuta, lasciate perdere le serie tv. Datevi al cinema. Sul serio.

Roxy, interpretata da Sally Pressman (Shark), lavora come barista. Ha due figli, avuti da due uomini diversi, uno dei quali – come scopriamo presto – la maltrattava. Quando Trevor LeBlanc (Drew Fuller, Streghe) le chiede di sposarla, i due si conoscono da soli 4 giorni. Ma quando Roxy accetta non ci pare affatto avventata: il tutto sembra solo molto, molto romantico.

Anche perché Trevor sembra essere l’uomo ideale: dolce, premuroso, pronto a collaborare in ogni modo per far sentire Roxy a proprio agio. Trevor è giovane ma non è affatto uno sprovveduto. È solo un giovane idealista, uno che crede nell’anima gemella – e crede di averla trovata in Roxy poco dopo averla conosciuta. Uno che tiene fede agli impegni, uno di quegli uomini che sembrano incapaci di deluderti…

Naturalmente, al trasferimento alla base militare in cui Trevor è di stanza, l’impatto con la realtà è più duro del previsto: le altre mogli vestono, parlano e si comportano in modo diverso da Roxy. Che solo per il fatto di indossare top e minigonna e di aver trovato lavoro come barista al “bar del rimorchio” della zona, passa per una poco di buono. Proprio lei, che ha avuto una vita dura e se l’è sempre cavata da sola. Lei che ha un cuore grande così ed è sempre pronta a farsi in quattro per gli altri. Lei che non ha mai paura di dire quel che pensa o di mostrarsi per com’è davvero.

Al contrario di Pamela Moran (Brigid Brannagh, Over There), ad esempio, che tenta invece di nascondere agli altri la propria reale situazione. Ovvero il fatto di essere una madre in affitto: lei e il marito Chase (Jeremy Davidson, Roswell) hanno seri problemi economici. Anche perché Chase, che non è affatto come Trevor (anzi: suscita antipatia fin dal primo momento), ha il vizio di scialacquare il proprio stipendio. Mentre la moglie porta avanti una doppia gravidanza e aspetta di partorire una coppia di gemelli che dovrà lasciare subito dopo il parto.

Chase “si rilassa” con i videogame mentre Pamela si prepara ad un momento difficile e deve anche subire le angherie delle altre donne della base, che l’hanno trasformata nel loro argomento preferito di conversazione. Un po’ perché, sempre per disperazione, Pamela ha iniziato a spacciare farmaci di nascosto. E un po’ per pura cattiveria.

La vita è dura per tutti, alla base, ma per alcuni è un po’ più dura: in base al grado del marito, la dimensione delle case e le situazioni economiche delle mogli variano.
In Army Wives c’è una rigida gerarchia anche per i civili, ovvero mogli e figli dei militari: si tratta di una gerarchia sociale, data appunto dal grado di agiatezza economica e dal grado di importanza della famiglia nella struttura della base (ovvero: la moglie di un generale conta, quella del soldato semplice fa meglio a stare zitta e a defilarsi, a meno che non venga esplicitamente richiesta la sua presenza…).

Tanto per chiarire che, se l’esercito ha le sue regole, anche le mogli dei soldati hanno le loro…
(continua…)

Chiara Poli

Army Wives: Guarda la scheda e la gallery su FoxLife

LOST IN PROGRESS: episodi 10-11

martedì, ottobre 30th, 2007

Morale del primo episodio di ieri sera: la mamma ha sempre ragione. Un piccolo Hurley dice al padre, che gli offre una tavoletta di cioccolato, che la mamma non vuole che ne mangi. Vent’anni dopo, capiamo che Hurley ha un po’ esagerato con le merendine. Appunto: aveva ragione la mamma.

È incredibile come anche “piccolezze” come queste riescano ad emergere dal mare di emozioni che ci travolge ad ogni nuovo episodio di Lost (a proposito, consiglio: se c’è un labrador nei paraggi – ovvero un cane da riporto – è consigliabile nascondere bene i cadaveri. Possedendo io stessa un labrador, spero vivamente di non ricevere mai in “regalo” dal mio cane un macabro reperto, come quello portato da Vincent…).

Ma passiamo alle cose serie. Tema dell’episodio su Hurley: la rivincita. E la sfortuna, ovviamente, che si lega al destino. Sfortuna = destino + eventi spiacevoli. Un’equazione assai semplice da verificare, almeno per Hurley. Che cerca disperatamente di cancellare gli eventi negativi che l’hanno colpito prendendosi una rivincita sul destino. «A me è un po’ che gira male, mi ci vuole una vittoria» dice. E ancora, mentre aspetta di scoprire se si schianterà insieme a Charlie con il furgoncino trovato nella giungla: «Te la crei, la fortuna».

E forse è vero: Hurley la spunta. Ma allora dov’è finito il destino inesorabile che governa l’intero universo di Lost? Da nessuna parte: è ancora lì, ben saldo. Ma una vittoria ogni tanto, un piccolo “lieto fine”, rientra nei piani del destino stesso… In un gioco un po’ sadico, a dir la verità.

Perché due secondi dopo esserci rilassati per la ritrovata fiducia di Hurley, il diabolico trio (J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber) ci riporta all’ordine. Nel secondo episodio, quello che ci racconta un altro tassello del complesso – e drammatico – passato di Sayid, la speranza finisce… in fumo. Letteralmente. Sayid, Kate e Locke (accompagnati dalla Rousseau) raggiungono la stazione Fiamma del progetto Dharma. Dove un certo Mikhail, dopo aver prima ferito e poi medicato Sayid, sostiene di essere l’ultimo superstite del progetto. Mentendo: è uno degli Altri, e insieme a lui c’è Bea (l’avevamo vista al “finto villaggio” degli Altri, mentre interrogava Michael).

E non è finita qui: Locke non resiste alla tentazione di giocare a scacchi contro il computer di Mikhail. Batte la macchina e come “premio” ottiene accesso ad un filmato con lo scienziato del progetto Dharma, protagonista di tutti i filmati d’orientamento. Lo scienziato dà a Locke alcune indicazioni sui tasti da premere per comunicare con il mondo esterno. Ma i mezzi di comunicazione sono tutti fuori uso. Così, Locke sceglie un’altra combinazione di tasti: quella da premere in caso di incursione nemica. Locke, al contrario di Sayid e Kate, non sa che la stazione Fiamma è minata… Ma lo scoprirà poco dopo.

Il che significa che tutta la preziosa attrezzatura di Fiamma non tornerà utile ai nostri eroi. Senza contare la delusione per aver creduto (ma siamo sinceri: io non ci ho creduto nemmeno per un attimo, voi?) alle parole di Mikhail, illudendoci di ottenere informazioni sul progetto Dharma e gli Altri. Macché. Gli interrogativi sono addirittura aumentati. Fortunatamente, a distrarci da questa nuova ondata di domande ancora senza risposte, ci pensa un episodio fra i più intensi visti fino a questo momento. Un episodio incentrato sul tema del passato, dal quale non c’è modo di nascondersi. Quello che abbiamo fatto non si può cancellare. Mai.

La sequenza in cui Amira si confronta con il suo torturatore, Sayid, in un flashback che ricorda l’incontro-scontro fra Ben Kingsley e Sigourney Weaver ne La morte e la fanciulla, è una delle più coinvolgenti di tutta la serie.
Dopo aver negato in ogni modo di essere responsabile delle torture subite dalla donna, Sayid crolla e si lascia andare ad un pianto liberatorio, confessando la verità. E dimostrandoci, ancora una volta, come Lost e i suoi protagonisti non finiscano mai di sorprenderci…

Chiara Poli

CURIOSITÀ
Il nome del nuovo personaggio, il guardiano della stagione Fiamma, Mikhail, deriva da quello del rivoluzionario russo Mikhail Bakunin, considerato il padre del movimento anarchico. Mikhail è interpretato da Andrew Divoff (Interceptor, Alias, Air Force One)

Il gatto di Mikhail si chiama Nadia, come la ginnasta Nadia Comaneci, vincitrice di 5 medaglie d’oro alle Olimpiadi e “idolo” di Mikhail (almeno secondo quanto sostiene lo stesso Mikhail, prima di svelare la propria identità). Ma Nadia è anche il nome della donna amata da Sayid, la cui storia ci viene raccontata nelle stagioni precedenti.

Tricia Tanaka, la reporter che intervista Hurley e resta uccisa nel suo locale (colpito da un meteorite), è interpretata da Sung Hi Lee, attrice sudcoreana nota per il numero “record” di apparizioni su Playboy (oltre una dozzina in poco più di 5 anni)

L’appuntamento con Lost è fissato, come sempre, per lunedì prossimo. E promette nuove, spettacolari evoluzioni: vi basterà dare un’occhiata agli esclusivi video/indizi per prepararvi a rivedere Jack, a scoprire un’altra parte del passato di Locke e ad incontrare di nuovo gli Altri…

Veronica Mars – Il grande gioco dell’amore

martedì, ottobre 30th, 2007

«Ah, l’amore…» sospira (ironicamente) Logan Echolls alla vista della sua ex ragazza, Veronica Mars, insieme al suo ex migliore amico, Duncan Kane. Certo, andrebbe detto che prima ancora che con Logan, Veronica stava insieme a Duncan, mentre Logan stava con sua sorella, Lilly Kane, la migliore amica di Veronica…

Raccontata così sembra quasi una soap opera. Invece ne siamo ben lontani: in Veronica Mars non sono la noia e la mancanza di fantasia degli sceneggiatori a creare complessi triangoli amorosi; le cause di tutto sono: eventi altamente drammatici e… adolescenza. Del resto, è anche comprensibile la confusione della protagonista: Duncan o Logan? Veronica si trova davanti a due ragazzi molto diversi, entrambi affascinanti. Uno è il classico “bravo ragazzo”, premuroso e gentile, che piace tanto alle donne in cerca di coccole.

E l’altro è il “mascalzone” ribelle, dal fascino irresistibile, il tipo “poco raccomandabile” per cui capita di provare attrazione. Quindi, la scelta non è facile. Soprattutto se consideriamo il fatto che, per quanto voglia apparire “dura”, Veronica Mars è una romanticona. Lo dimostra il video a tema “Veronica in love”, pronto a darci un assaggio delle complicazioni sentimentali di questa stagione. E le complicazioni rappresentano solo una piccola parte del fascino di questa serie, che puntata dopo puntata ci fornisce nuove chiavi di lettura di situazioni che pensavamo (noi, poveri illusi!) di aver già decifrato…

Romanticismo, gelosia, attrazione, rimpianti, misteri, confessioni. Tutto, nel mondo di Veronica Mars, entra a far parte del grande gioco dell’amore e del mistero. Affiancati dalla costante esplorazione dei sentimenti della protagonista e del “triangolo” Logan-Veronica-Duncan. Un triangolo che cattura la nostra immaginazione e ci spinge a parteggiare per l’uno o l’altro pretendente in pieno “fenomeno shipper”.

I telefilm animano la passione dei fans mettendo in scena amori “contesi” fra due o più personaggi. Nel caso di Veronica Mars, la protagonista intreccia una relazione con entrambi i protagonisti maschili, invitando esplicitamente il pubblico ad esprimere le sue preferenze…

Ma come siamo arrivati a questo punto? Vediamo: Veronica e Duncan erano innamorati. Poi Lilly, sorella di Duncan e migliore amica di Veronica, viene brutalmente assassinata. Il padre di Veronica sostiene che la famiglia di Duncan è coinvolta nella sua morte, e attorno a Veronica si fa… terra bruciata. E anche Duncan non le rivolge più la parola, perché sospetta che possa essere la sua sorellastra…

Fortunatamente si scopre che non è così. Ma nel frattempo Veronica si è avvicinata a Logan (che stava insieme a Lilly). Logan e Veronica si innamorano, ma la loro storia è difficile. O meglio: lui è un ragazzo difficile! E la relazione finisce per estinguersi (ma non i sentimenti, pare…). Poi, piano piano, Duncan e Veronica si riavvicinano. Mentre accanto a loro molti altri personaggi si “insinuano” nel “gioco dell’amore” di Veronica Mars: Meg, Kendall Casablancas…

Perché in Veronica Mars veniamo catturati da misteri, indizi e appassionanti colpi di scena, ma è sempre il sentimento ad essere in primo piano. E a conquistarci. Il sentimento come espressione delle reazioni emotive di Veronica, un personaggio con cui è facile identificarsi perché ha sofferto e perciò gode della nostra solidarietà. Un personaggio che cerca di costruirsi una corazza per non soffrire più. Ma non ce la fa, perché… Beh. Lo riassume alla perfezione il suo migliore amico Wallace: “Sei un marshmallow, Veronica Mars”.

Chiara Poli

Guarda il nostro video-montaggio inedito "Veronica in love"

Speciale Halloween – Gli incantesimi delle streghe

martedì, ottobre 30th, 2007

«Salagadula magicabula bidibibodibibu! Fa la magia tutto quello che vuoi tu…» Ah, la magia… Viviamo nell’era di Harry Potter e sogniamo anche noi una bacchetta magica per cancellare con un gesto i nostri problemi. Da sempre: la magia è uno di quegli argomenti senza tempo, che affascinano l’uomo dalla notte dei tempi. Magia bianca, magia nera, magia rosa… Tutto fa brodo. Anche in tv. Da Strega per amore a Buffy, la tv ci ha regalato oltre trent’anni di magia. Ma in questa occasione ci concentreremo soprattutto su due serie: Streghe e Sabrina (vita da strega, appunto). E sugli incantesimi che ci propongono

Le sorelle Halliwell, protagoniste di Streghe, sono al servizio del Bene. Praticano la magia attraverso il potere del trio (il potere del trio coincide col mio, il potere del trio coincide col mio…) e i loro rituali seguono spesso complesse istruzioni. Facendo il verso alla tradizione classica del “pentolone” delle streghe, con uova di pipistrello e zampe di coccodrillo, la serie di Constance M. Burge contagia con il glamour delle protagoniste anche gli incantesimi. Le pozioni magiche vengono spesso confezionate con ingredienti meno “rivoltanti” di quelli classici, anche se ogni tanto qualche cosa di particolare ci vuole…

Almeno secondo il Libro delle Ombre, ovvero il volume che guida le sorelle Halliwell (che in origine sono Prue, Phoebe e Piper, e dopo la morte di Prue – alla fine della terza stagione – diventano Phoebe, Piper e Paige) nel vasto mondo degli incantesimi… in rima. Il Libro delle Ombre contiene la risposta giusta a qualsiasi domanda, a patto che venga usato nel modo corretto. Gli incantesimi devono essere pronunciati dal trio, che ne alimenta la forza e ne garantisce l’efficacia. Inoltre, le sorelle Halliwell devono imparare fin dal principio che non possono servirsi di “incantesimi a scopo personale”: il loro compito è quello di combattere gli stregoni e le forze del male per proteggere gli innocenti. Non certo quello di servirsi della magia per semplificare la propria vita…

Anche per la giovane Sabrina, strega in erba che vive con le irresistibili zie Hilda e Zelda, in teoria dovrebbe funzionare nello stesso modo: niente abusi di magia. Ma in pratica… è tutta un’altra storia. Nel mondo di Sabrina, molto meno “serioso” di quello di Streghe, la magia è spesso fonte di divertimento. Perciò è consentito servirsene per cambiarsi d’abito, cambiare pettinatura, tingersi i capelli o fare un viaggetto-vacanza su Marte.

Sabrina, teenager che nasconde agli amici la propria natura di strega, è stata cresciuta in un ambiente in cui la magia viene usata comunemente. Anche se gli incantesimi delle zie non risultano sempre… perfetti. Ad esempio, i tentativi di Hilda di confezionare qualche succulenta torta casalinga tendono a dare origine a irreparabili disastri. Esplosioni, sparizioni e mutazioni sono solo alcuni degli effetti collaterali degli incantesimi della simpaticissima strega. Lo sa bene Salem, il gatto parlante di casa (che è in realtà uno stregone tramutato in gatto per punizione), che spesso finisce per fare le spese degli errori magici della famiglia…

Mentre Sabrina, per fare una magia, può limitarsi a puntare un dito, da cui scaturisce una brillante polvere magica… Indice che qualcosa di magico sta per succedere

Insomma: che la magia sia una cosa seria o un pretesto per raccontare qualche divertente avventura, pare che vada comunque “maneggiata” con cautela. Non ci credete? Allora leggetevi qualche esempio degli incantesimi praticati dalle sorelle Halliwell…

In questa notte chiedo di vedere io sto evocando l’antico potere. Riportate qui mia sorella. Riportate qui il potere del trio…
(Piper, dopo la morte di Prue)

Soffio di vento malefico che spiri dal suolo venefico, non più a lungo puoi restare: ora la morte ti viene a fermare!
(Paige, Piper e Phoebe contro Shax)

Se la casa in centro poni non si salvan gli stregoni. Se del Bene sono ancelle, salve sono le sorelle
(Prue, Phoebe e Piper contro i Trasformisti)

Parole di un uomo meschino che decide la vita di un bambino, parole di chi ignora il dolore strappatele un gesto d’amore
(Paige)

Riunisci il Principe a me, nel suo regno desidero andare… La storia al suo fianco attraversare e me stessa ritrovare
(Paige)

L’occhio del Male brucia le sue stesse creature: essere maledetto, il nostro potere ti restituirà all’inferno!
(Prue, Phoebe e Piper contro Javna)

E per finire… un consiglio dalle sagge zie di Sabrina, alla quale basta muovere un dito per fare un incantesimo. Anche se a volte un dito non basta: nel mondo della magia, o nella notte di Halloween, non si sa mai chi si può incontrare…
«L’unico modo per fermare un vampiro è infilargli un paletto nel cuore»
«Funziona anche lo spiedino da kebab!»
(Zelda e Hilda Spellman)

Speciale Halloween: Chi ha paura delle streghe?

Tru Calling – Cambiare il futuro

lunedì, ottobre 29th, 2007

Leviamoci il pensiero e diciamolo chiaramente: in questo caso sono un po’ di parte. Perché mi ricordo ancora quando venne annunciato che Eliza Dushku (Faith in Buffy) sarebbe stata protagonista di Tru Calling, una nuova serie a tema soprannaturale. Ricordo che circa cinque minuti dopo la comparsa della notizia in rete, da brava fan di Buffy non vedevo l’ora di saperne di più…

Tru Davis (Eliza Dushku) si è appena laureata. Non ha molto da scegliere per il primo impiego, così accetta di lavorare presso l’obitorio della sua città. Un lavoro come un altro, in fondo. Peccato che durante il primo turno (di notte, è ovvio) Tru scopre di poter “parlare” con i cadaveri. O meglio, scopre che i cadaveri le chiedono aiuto. E che lei ha il potere (inconsapevole, e involontario) di rivivere la giornata appena trascorsa per evitare che il cadavere che le ha chiesto aiuto… diventi un cadavere, appunto.

Detta così la faccenda pare più complicata di quanto non sia: Tru si imbatte in qualcuno che è morto in circostanze non naturali. Le vittime di brutali omicidi le chiedono aiuto e Tru torna indietro di 24 ore per salvarle. Con tutto ciò che ne deriva: deve “gestire due volte” anche la propria vita quotidiana, la propria famiglia (e Tru ha una famiglia alquanto complicata…) e deve conquistarsi la fiducia di persone che non conosce e che ovviamente non le credono quando la sentono dire di essere lì per impedire la loro morte.

Lottare contro il tempo per salvare vite, insomma, non è un gioco da ragazzi. E non è nemmeno questo gran dono: come tutti i “poteri speciali” ha lati positivi e negativi. Jon Harmon Feldman, già produttore esecutivo di Dawson’s Creek e sceneggiatore di Roswell, ha creato la figura di Tru “su misura” per la Dusku e si è basato sulla tradizione “classica” dei supereroi. Persone spesso comuni, con problemi e debolezze (un esempio? Peter Parker), che scoprono di avere una qualche abilità, o subiscono una mutazione che li “indirizza” verso quella che diventerà una missione: fare del bene.

Grazie anche all’intensa interpretazione della Dushku, che dà vita ad un personaggio che mescola il ritratto di una ragazza scanzonata e quello del… dramma fatto persona, la serie ci trasporta in un mondo fantastico, e a tratti spaventoso, in cui il coraggio e la paura della morte imparano a coesistere.

Ma soprattutto, in Tru Calling si esplora una delle tematiche più affascinanti di sempre: la possibilità di rivivere alcuni momenti. Tornare indietro per non commettere due volte lo stesso errore, o per rimediare ad un torto, o per evitarsi un dolore, è qualcosa che tutti noi abbiamo sognato almeno una volta. La famosa seconda opportunità che tutti vorremmo si mescola al tema classico del viaggio nel tempo, in questo caso direttamente legato al mistero della morte e dell’aldilà.

E anche al tema del destino: Tru, al contrario di ciò che succede in molte altre serie fantasy o supernatural, può cambiare il futuro. Agendo sul passato.
Già questo sarebbe stato sufficiente a rendere interessante Tru Calling. Aggiungete un buon cast, oltre a regia e fotografia accurate, e otterrete una serie che certamente non delude gli appassionati del genere “morto-che-parla”. O “vivo-che-parla-coi-morti”, dipende dai punti di vista…

Chiara Poli

Tru Calling vi aspetta su FOX

Cold Case – Kathryn Morris: il talento batte la sfortuna

lunedì, ottobre 29th, 2007

Ama lo yoga, il teatro e gli animali. Quand’era bambina ha girato gli Stati Uniti insieme alla numerosa famiglia (ha sei fratelli), riunita in un gruppo gospel chiamato Morris Code. Con la sua infanzia avventurosa Kathryn Morris, nata nel 1969 a Cincinnati, ha imparato fin da piccola a lavorare sodo, aspettando con serenità la “grande occasione”.

Arrivata, nel suo caso, con il ruolo di Lilly Rush, la protagonista del fortunato detective drama Cold Case. Con un personaggio apparentemente fragile ma in realtà risoluto, sensibile e attento verso i sentimenti altrui al tempo stesso, Kathryn Morris ha conquistato le platee di tutto il mondo. Con il suo look “professionale” ma comunque femminile, l’attrice ha regalato alla serie una protagonista perfetta.

E questo è solo il punto d’arrivo di una carriera iniziata molto presto e costellata di partecipazioni a film di primo piano, accanto a star molto importanti. Come Jack Nicholson, protagonista di Qualcosa è cambiato, in cui la Morris ha interpretato una paziente psichiatrica. O come Tom Cruise, accanto al quale ha recitato (brevemente) in Minority Report, in un ruolo che il regista Steven Spielberg le ha voluto riservare dopo aver eliminato le sue scene dal montaggio finale di A.I. – Intelligenza artificiale.

Finire sul pavimento della sala di montaggio, come si diceva una volta, sembrava il destino di Kathryn Morris. Anche grazie alla partecipazione a ben nove episodi pilota di serie che alla fine non sono state mai prodotte. Fortunatamente, il talento di Kathryn ha avuto la meglio su scelte di montaggio e di produzione.

E l’attrice si è guadagnata la fama che merita. Sia per la bravura e la costanza (in molti, al suo posto, probabilmente si sarebbero arresi) che per la professionalità. Per prepararsi al ruolo di Lilly Rush, ad esempio, ha chiesto di essere affiancata ad un detective della omicidi di Philadelphia per diverse settimane, al fine di risultare credibile nei panni della bella detective che si occupa di casi irrisolti e “vecchi” anche di decenni.

Naturalmente, Lilly Rush è solo il punto d’arrivo di una carriera iniziata nel 1991 con il film tv La lunga strada verso casa, accanto a Mark Harmon (NCIS). E proseguita con diverse partecipazioni a serie tv (La signora in giallo, Pensacola, Xena, Providence) e a film per il grande schermo (fra cui ricordiamo l’intrigante The Contender con Joan Allen, Paycheck e Nella mente del serial killer).

Kathryn Morris ha dimostrato in diverse occasioni di poter dar vita ai personaggi più diversi rimanendo sempre a proprio agio. Un talento non indifferente e ben lontano dall’essersi esaurito. Perché Kathryn Morris è una che non molla. E ora che Cold Case le ha regalato la giusta fama, sembra ben intenzionata a non farsi sfuggire altre occasioni di dimostrare quanto sia brava come attrice.

FONTI:
TV Guide
Starpulse

Leggi le altre news su Cold Case

Speciale Halloween – Chi ha paura delle streghe?

lunedì, ottobre 29th, 2007

31 ottobre, vigilia di Ognissanti, che dà il nome alla “notte delle streghe”: Halloween è una contrazione di All Hallows’ Eve (vigilia di Ognissanti, appunto). La tradizione anglosassone che celebra i “mostri” e spinge i ragazzini a bussare di porta in porta chiedendo: «Dolcetto o scherzetto?» negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede anche da noi.

Personalmente festeggio Halloween da parecchi anni (grazie alla mia passione giovanile per l’horror). Ricordo ancora una notte di tanti anni fa, in montagna, con delle amiche, rinchiuse a guardare film horror tutta la notte, terrorizzate da un rumore proveniente dall’esterno della casa (che poi si scoprì essere causato dalla faina che stava decimando le galline della zona… lasciamo perdere).
Da qualche anno, la tradizionale “maratona horror tra amiche” viene preceduta da un’altra maratona, altrettanto importante: quella dei Simpson proposta da Fox (appuntamento imperdibile, anche quest’anno, con una bella scorpacciata degli speciali di Halloween La paura fa novanta).

Mi sono sempre astenuta, invece, dal girovagare per raccogliere dolci di porta in porta. Non mi risulta che noi italiani ci siamo ancora arrivati, infatti. Probabilmente perché se uno sconosciuto – magari travestito da zombi – suonasse alla tua porta la notte di Halloween, ti guarderesti bene dall’aprirgli… Comprensibile.

Fatto sta che sarebbe bello “abbracciare” interamente la tradizione di Halloween, che ha radici molto antiche: essa risale addirittura all’epoca celtica, in cui la data d’inizio del nuovo anno era il 1° novembre. Ottobre era il mese in cui si chiudevano i raccolti nei campi e ci si preparava a trascorrere il rigido inverno al riparo. L’occasione era quindi propizia per festeggiare il Capodanno, che precedeva la stagione fredda.

Oggi, la festa di Halloween viene associata alle creature mostruose (zombi, vampiri, streghe, lupi mannari, fantasmi…) in onore della Divinità celebrata durante il Capodanno Celtico: Samhain, soprannominata anche il Signore della Morte. I Celti ritenevano, infatti, che nella notte precedente la festa di Ognissanti i confini fra il mondo dei vivi e quello dei morti scomparissero. Per una sola notte all’anno, uomini e fantasmi avrebbero camminato insieme sulla Terra…

Anche l’usanza del “trick or treat”, dolcetto o scherzetto, è legata al Capodanno celtico: nella notte in cui gli spiriti si aggiravano liberi fra le case dei villaggi, offrire cibo e latte, lasciandolo fuori dalla propria porta, poteva servire secondo i Celti ad ingraziarsi gli abitanti dell’Aldilà e a non incorrere nelle loro ire…

La tradizione di Jack-O’-Lantern, secondo cui si intagliano zucche per porvi all’interno una candela e trasformarle in lanterne, è invece di origine irlandese. Prima che gli irlandesi emigrassero in America e scoprissero la zucca, erano barbabietole e rape ad essere intagliate. Secondo la leggenda, infatti, un contadino di nome Jack (noto anche come Stingy Jack) riuscì ad ingannare il Diavolo in persona, facendo un patto con lui: alla sua morte, il Diavolo non l’avrebbe lasciato entrare all’Inferno.
Jack pensava in questo modo di garantirsi il Paradiso, ma per via dei molti peccati commessi in vita, al momento della morte gli venne negato anche l’accesso al regno dei cieli.

Così Jack iniziò a vagare, “armato” di una rapa intagliata (o di una cipolla: esistono varie versioni della leggenda), con dentro una candela: una lanterna “provvisoria”, che avrebbe dovuto aiutarlo ad illuminare il proprio cammino mentre si aggirava sperduto alla ricerca di una “sistemazione” per l’eternità…

Insomma: le leggende che accompagnano la notte di Halloween sono tante e tutte molto suggestive. E che ci crediate o no, poco importa: vi basta decidere se avete voglia di festeggiare la notte delle streghe… Magari in compagnia di qualche bella zucca intagliata.

Appuntamento a domani con il prossimo Speciale Halloween!

Buffy – Un finale esplosivo

lunedì, ottobre 29th, 2007

Colpo di genio: in uno dei momenti emotivamente più angosciosi di questa sesta stagione, ricchissima di emozioni, il dramma si stempera nella comicità. Il mix di generi che ha fatto di Buffy il supercult che tutti conosciamo riemerge nel momento in cui Buffy riassume ad un redivivo Giles gli ultimi avvenimenti.

Tara è morta. Dawn è diventata cleptomane. Xander ha piantato Anya sull’altare, e lei è tornata ad essere un demone della vendetta. Buffy ha servito hamburger per sbarcare il lunario.
La tensione cresce. La commozione sta per avere la meglio, quando Buffy se ne esce con «Sono andata a letto con Spike» e Giles… scoppia a ridere. Una lunga, liberatoria, sincera risata che rappresenta una pausa per i protagonisti e per lo spettatore. Un momento per riprendersi dalla tensione degli ultimi eventi e prepararsi al gran finale.

Ovvero, allo scontro con Dark Willow, un personaggio “a sé”: la Willow che abbiamo conosciuto negli ultimi sei anni sembra non esistere più. Negli ultimi tre episodi della stagione, che seguono il tragico finale di Profondo rosso, con la morte di Tara e il ferimento di Buffy (tutto per mano di Warren) assistiamo ad un unico, potente climax emotivo. Già sopraffatta dalla magia, Willow salva la vita a Buffy (che rischiava di morire per la terza volta. Un record poco invidiabile) e poi va a caccia di Warren.

Warren l’uomo malvagio. Ma pur sempre un uomo: Buffy fa di tutto per convincere Willow a non ucciderlo perché «Il mondo umano ha le sue regole». Regole che non sempre funzionano, ma che vanno comunque rispettate. Ma Willow non c’è più, il dolore ha vinto. E la morte, l’atroce morte che Dark Willow infligge a Warren segna uno dei punti di non ritorno disseminati lungo tutta la stagione.

Una stagione in cui c’è il dolore a fare da filo conduttore. «Io non sono niente. Tutto è niente» dice Dark Willow. Il dolore per la perdita dell’amore, per la morte di Tara, è talmente intenso che la strega è pronta a distruggere il mondo… pur di non soffrire più.

Il dolore è il filo conduttore. La magia pare l’unica soluzione efficace per cancellarlo. Ma non servirà: ancora una volta, Buffy ci spiega come non esista – nemmeno nel suo mondo fantastico – una bacchetta magica in grado di risolvere i nostri problemi. L’unico modo per affrontare la vita è… andare avanti. Continuare a lottare e tenere duro. Sempre.

Il dolore è il filo conduttore. Il dolore di Anya, che Xander ha abbandonato sull’altare. Il dolore di Spike per essere stato rifiutato da Buffy. Un dolore tanto forte da far perdere il controllo, e il tentato stupro di Profondo rosso lo conferma: come Dark Willow, Spike è disposto a tutto pur di smettere di soffrire, anche solo per un istante. Ma l’unico risultato è un altro punto di non ritorno: Spike lascia la città perché con l’aggressione a Buffy è arrivato tanto in basso che non c’è modo di risalire, se non con un radicale cambiamento. È questa la ragione per cui il personaggio di Spike recupera l’anima: si è spinto troppo oltre. Per rientrare nel gioco, deve necessariamente diventare davvero diverso…

Il dolore è il filo conduttore. Il dolore di Buffy dopo essere stata riportata in vita. Confusa, spaventata e sofferente. Il dolore per la partenza di Giles e il dolore di Giles, pronto a sacrificare la propria vita, e investito di grandi poteri dalla Congrega delle Streghe che lo ha inviato a Sunnydale per fermare Willow.

Il dolore è il filo conduttore. E l’amore è l’unica cura. L’amore di Xander fermerà Dark Willow, spazzando via la magia nera. Ancora una volta (come alla fine della prima stagione) l’intervento di Xander si rivela fondamentale. E il suo amore, il suo coraggio e la sua fede nelle forze del Bene salveranno Willow, il mondo… E il pubblico. A cui viene restituita la speranza.

Dopo averci precipitati in un vortice di eventi sempre più oscuri e spaventosi, Joss Whedon ci lascia con la promessa di un futuro diverso.
Perché se è vero che non si torna indietro… È anche vero che è possibile andare avanti.

Chiara Poli

Photo Call – Il dietro le quinte di un clic

venerdì, ottobre 26th, 2007

Un talentuoso ed originale fotografo, con alle spalle un ricco curriculum di star che spazia dalle più celebri personalità del cinema italiano alle dive di Hollywood: Fabio Lovino.

Nove tra le più affascinanti attrici del panorama cinematografico e televisivo italiano contemporaneo. Un incontro a due, fatto di immagini e parole.

Attraverso i suoi variegati servizi fotografici, Lovino non solo immortala il mistero e la bellezza celati negli sguardi dei suoi soggetti, ma ne cattura anche la personalità: brandelli di vita quotidiana, segreti, luccichi dell’animo si imprimono sulla pellicola, mentre assistiamo alle varie fasi della sua creazione, dalla preparazione del set al lavoro di post-produzione, passando per la scelta del look, delle luci, etc. Un modo singolare, informale e divertente per scoprire il dietro le quinte di questo lavoro, e per conoscere più da vicino il carattere e la personalità di alcune tra le più interessanti protagoniste del nostro cinema.
Un clic d’autore,  che Foxlife vi invita a scoprire ogni sabato e domenica alle 20.55.

Protagoniste delle prime due puntate, le attrici Sabrina Impacciatore e Laura Chiatti.

Sabrina Impacciatore è un’attrice romana, nata nel Marzo del 1972, divenuta famosa con la sua imitazione di Lara Croft nel programma comico televisivo Ciro. Tra i molti film in cui ha lavorato negli ultimi anni ricordiamo L’Ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001), Concorrenza sleale di Ettore Scola (2001) Al cuore si comanda (2003), The Passion di Mel Gibson (2004), la commedia di successo di Giovanni Veronesi Manuale d’amore, (2005), 4-4-2 – Il gioco più bello del mondo (2006), il film di Paolo Virzì presentato alla scorsa Festa del Cinema di Roma N – Io e Napoleone, e l’imminente 2061 di Carlo Vanzina, accanto a Diego Abatantuono.
In televisione l’abbiamo vista in Macao (1997), in Disokkupati (1997), nella miniserie Le Ragioni del cuore (2002), in Doppio agguato (2003).

Laura Chiatti è la nuova promessa del cinema italiano. Umbra: classe 1982. Molti la ricorderanno nello spot televisivo della Vodafone, insieme all’attore Silvio Muccino. La sua filmografia comprende Pazzo d’amore (1999), Vacanze sulla neve (1999), Via del corso (2000), Passo a due (2005), Mai + come prima (2005), e soprattutto L’Amico di famiglia di Sorrentino (2006), e il sentimentale Ho voglia di te (2007), al fianco di Riccardo Scamarcio, che le hanno regalato grande popolarità.
Prossimamente la vedremo ne Il Mattino ha l’oro in bocca, pellicola sul pericoloso mondo del gioco d’azzardo e delle scommesse, con Elio Germano co-protagonista. In televisione ha recitato in una puntata di Un Posto al sole, nella serie Compagni di scuola, in un episodio di Don Matteo  e in Incantesimo 7.


Le puntate di Photo call sono integralmente in replica on line ogni lunedi e mercoledi, a partire da lunedi 29 ottobre. Solo su Foxtv.it!
 
Vai alla scheda di Photo Call.

Buffy – Speciale Halloween

venerdì, ottobre 26th, 2007

Come i compleanni della Cacciatrice, anche la festa di Halloween è stata protagonista di diversi episodi di Buffy nell’arco delle varie stagioni. E non poteva che essere così: in una serie dominata da demoni, streghe e vampiri, poteva forse mancare la Festa più Mostruosa? Assolutamente no…

Infatti Halloween è uno dei temi ricorrenti in Buffy… con qualche piccola modifica. Con uno dei suoi soliti colpi di genio, Joss Whedon attribuisce alla festa pagana per eccellenza un significato particolare: una sorta di “sciopero” delle forze del Male. Offesi dalla banalità dei festeggiamenti, zombi, lupi mannari, demoni, streghe e vampiri se ne stanno a casa una sola notte all’anno. La notte di Halloween.

Che gli umani festeggino pure le loro sciocche tradizioni, ci dicono i mostri. Che si travestano e bussino di porta in porta a caccia di dolci… Almeno un giorno di ferie se lo meritano tutti, perché mai dovrebbe essere diverso per le creature infernali?
Così, nella seconda stagione si discute del fatto che per le forze del Male la festa di Halloween è… troppo commerciale. E per la Cacciatrice si prospetta una serata tranquilla.
Ma quando mai? Nell’omonimo episodio di questa seconda stagione, Halloween si trasforma in un incubo. I demoni se ne staranno anche tranquilli, ma l’umanissimo (e malvagio) Ethan Rayne, vecchia conoscenza di Giles, non ha alcuna intenzione di rinunciare al divertimento. Così si improvvisa noleggiatore di costumi maledetti che trasformano chi li indossa nel personaggio rappresentato dal costume. Buffy finisce nei panni di una damina debole e spaventata, una preda fin troppo facile per Spike e i suoi scagnozzi, mentre Willow si trasforma in un fantasma e Xander in un soldato pronto a tutto…

Anche ne Il sapore del terrore, nella quarta stagione, nella notte di Halloween i nostri eroi si trovano in difficoltà: ad una festa organizzata da una confraternita universitaria, le paure di ciascuno prendono forma e si trasformano in realtà. Ancora una volta per mano di incauti esseri umani, che hanno “giocato” con dei potenti simboli magici disegnando un pentagramma sul pavimento…

Nella sesta stagione, con Bugia pericolosa, tocca a Dawn finire nei guai: mentre Buffy e gli altri pensano che la serata trascorrerà tranquilla, con i festeggiamenti per il fidanzamento di Xander e Anya, un paio di giovani vampiri (giovani e quindi “anticonformisti”, irrispettosi della “pausa di Halloween”) escono con Dawn e una sua amica. E Buffy interviene appena prima che Dawn finisca per farsi mordere.

Insomma: sembra che nemmeno durante l’unica notte di riposo del Male, Buffy riesca a stare tranquilla. Del resto… Se le potenzialità di Halloween non vengono sfruttate da una serie come Buffy – in grado di “giocare” perfettamente sul contrasto fra stili e generi diversi – chi mai potrebbe servirsene?

Buffy: Leggi gli altri articoli sulla serie

…e non perdere la prossima settimana lo Speciale Halloween su foxtv.it!

The West Wing – Dietro le quinte parte II

venerdì, ottobre 26th, 2007

Il successo di The West Wing è stato molto ampio, la serie è stata pluripremiata, ed è giunta in America al suo settimo anno. La sfida di The West Wing era riuscire a raccontare al grande pubblico la politica, argomento complesso e in apparenza noioso, che la serie rende appassionante ed  emozionante. I personaggi sono gente comune, spesso con mancanze e difetti, che però lavora per passione, con una posta in gioco altissima.

Generalmente una serie si basa su una Bibbia, che contiene tutte le story lines e le evoluzioni dei personaggi. The West Wing non ce l’ha, è tutto nella testa di Sorkin. Questo spiega le mutazioni che il concept originale ha subito nel corso della realizzazione. Inizialmente il Presidente doveva essere un personaggio marginale, un punto di vista separato, di cui generalmente si vedevano solo le spalle, mentre ascoltava i veri protagonisti: i membri dello staff. Il personaggio chiave era Sam Seaborn, l’addetto alle comunicazioni, interpretato da Rob Lowe. Ma, grazie all’entusiasmo di Martin Sheen, che ha dato corpo a un personaggio incredibilmente umano come Jed Bartlet, Sorkin ha deciso di rendere la figura del Presidente preponderante. Dopo aver girato il pilot, Sheen ha esteso il suo impegno sulla serie da quattro a tutti i ventidue episodi.

Sorkin fa sua la regola di sceneggiatura secondo cui bisogna mettere sotto pressione i personaggi, e il primo strumento di pressione è il tempo. Le storie di The West Wing hanno un ritmo accelerato, stringere i tempi è il modo migliore per far uscire i conflitti: “Mi hanno insegnato a iniziare una storia il più vicino possibile alla fine”, dice Aaron. A questo si aggiunge la posta in gioco, l’agire quotidiano dei membri dello staff della Casa Bianca, che affronta sempre questioni di importante peso politico, morale, umano, che rispecchiano le più complesse istanze della società americana. “Una volta che ho trovato un argomento secco, lo rendo emozionante o divertente. Cerco di dar corpo alla differenza tra una news di un’agenzia stampa e guardare una serie tv”. L’obbiettivo di Aaron è di non risultare mai pedante, di non dare l’impressione che si sta insegnando qualcosa al pubblico o che gli si sta spiegando il funzionamento della politica, ma lasciando che le cose accadano in maniera naturale. Ogni dialogo tra i personaggi deve apparire vero e, allo stesso tempo, facile da capire per il pubblico. La verità di una narrazione non è mai la verità nuda e cruda, ma un artificio e Sorkin lo sa bene: “Il mio dovere non è raccontare la verità. Il mio dovere è catturare gli spettatori per tutto il tempo che richiedo la loro attenzione”.

La serie è stata apprezzata da pubblico e critica, soprattutto per la sua capacità di raccontare certi temi riuscendo ad appassionare gli spettatori. Pubblici apprezzamenti anche dai veri membri dello staff della Casa Bianca, che hanno riconosciuto alla serie la capacità di catturare l’atmosfera e gli stati d’animo dei protagonisti della politica americana, anche se qualcosa cede (obbligatoriamente) allo spettacolo.

The West Wing è ogni domenica su FOX


Leggi The West Wing – Dietro le quinte Parte I

Speciale Dexter – I serial killer nel cinema– Parte II

venerdì, ottobre 26th, 2007

Facciamo un passo indietro, dicevamo. Perché prima di passare da Hannibal agli Assassini nati di Oliver Stone dobbiamo assolutamente ricordare Charlie Chaplin nei panni di Monsieur Verdoux (1947), versione maschile della celebre figura della “vedova nera”. (continua…)

Alla scoperta di Lost – Una questione di stile

venerdì, ottobre 26th, 2007

Nelle serie televisive la spinta propulsiva ed il timone di comando è sempre saldamente in mano ai creatori e al team di sceneggiatori. Lost ovviamente non fa eccezione.

In realtà vi è anche un’altra figura che è stata fondamentale per il successo dello show: quella del supervisore alla regia. Sull’isola è Jack Bender a ricoprire questo ruolo, tocca a lui decidere gli aspetti visivi e dirimere tutte le problematiche tecniche.

Bender è un veterano della macchina da presa. È attivo dall’epoca di Falcon Crest e Saranno Famosi, e ha collaborato a serie come Ally McBeal e I Soprano. È un vecchio amico di J. J. Abrams, fin dai tempi di Felicity e Alias. Quando è stato scelto come regista capo della serie è stato lui a stabilire lo stile e le modalità di ripresa. 
Un esempio? Ogni episodio della serie viene diretto in due modi. La prossima volta che vi capita di guardare Lost fate attenzione alla tecnica che viene utilizzata per raccontare i flashback, e paragonatela a quella con cui viene narrato il presente dei nostri eroi.

Nei flashback, la macchina da presa non si muove praticamente mai; nelle prime due stagioni era addirittura una regola vera e propria. La storia viene raccontata attraverso inquadrature fisse, tagliando molto ed utilizzando delle lenti al limite del grandangolo. Sono tutte inquadrature molto definite, in cui riusciamo a distinguere bene i personaggi, gli oggetti e gli sfondi. Questa tecnica è stata stabilita da Bender per dare un’impressione di maggiore realismo ai flashback, per far notare di più i particolari ed i dettagli delle cose. Tutto quello che i sopravvissuti al disastro aereo hanno perso è bene a fuoco. Il cibo, le auto, gli abiti, le case. In una parola: la realtà. Anche l’illuminazione della scena è molto realistica, e non sono quasi presenti il verde ed il blu. I colori dominanti dell’isola.
Nel presente invece, la narrazione è più cinematografica. Si utilizza moltissimo la macchina a mano, le scene mosse, i dolly, i carrelli. Le inquadrature sono molto più strette ed imprecise; lo zoom regna sovrano e le cose intorno ai nostri protagonisti sono spesso volutamente riprese fuori fuoco. Questa tecnica pone i nostri eroi (e anche noi spettatori) in una dimensione di continuo spaesamento; in una dimensione quasi onirica.

Nel corso delle tre stagioni, Bender ha stabilito diverse regole e ha diretto ben 22 episodi della nostra serie preferita.
È anche per il suo prezioso contributo che Lost ha riscosso, e continua a riscuotere, quel successo planetario che tutti oramai conosciamo.


 Lost: Hai letto gli altri articoli sulla serie?

Army Wives – Conflitti del cuore

giovedì, ottobre 25th, 2007

C’è un mondo intero di cui non sospettavamo l’esistenza. Un mondo di casalinghe veramente disperate. Un mondo di famiglie costrette a separarsi, ogni volta come se fosse per sempre.
Le mogli restano a casa ad accudire i figli, e i mariti partono per la guerra. E ogni volta il cuore si spezza, la paura prende il sopravvento… Per poi lasciare il posto a coraggio, fede e dignità: le uniche armi di cui le protagoniste di Army Wives – Conflitti del cuore dispongono davvero.

La base militare in cui donne – e uomini: ci sono anche i mariti delle donne che hanno intrapreso la carriera militare – completamente diverse convivono ogni giorno è un universo a sé stante. La bellissima e sofisticata Claudia Joy Holden (Kim Delaney), nel “mondo reale” fuori dalla base, probabilmente non avrebbe mai avuto occasione di stringere amicizia con la barista Roxy LeBlanc (Sally Pressman), o con Pamela Moran (Brigid Brannagh), sulla quale le malelingue della base riversano tutte le loro frustrazioni.

E lo psicologo Roland Burton (Sterling K. Brown), marito del colonnello Joan Burton (Wendy Davis), probabilmente non si sarebbe mai lasciato coinvolgere dalle storie di Pamela e Roxy, né dai drammi famigliari di Denise Sherwood (Catherine Bell), ex infermiera vittima di una violenza domestica di fronte alla quale nessuno saprebbe davvero come comportarsi…

«Per loro è dura, quando tornano», ripetono le mogli dei soldati: la guerra cambia le persone. E cambia irrimediabilmente anche i loro rapporti con le famiglie. Ma nemmeno per moglie e figli la vita è facile. Alla paura si sommano le rivalità, i pettegolezzi, le cattiverie, le invidie e i tradimenti che serpeggiano fra le ordinate case della base militare. E che rendono la situazione ancora più difficile, anzi intollerabile. La solitudine e il senso di colpa di chi magari tradisce mentre il compagno rischia la vita al fronte, uniti alla responsabilità di mostrarsi sempre forti per il bene dei propri figli, accompagnano le protagoniste di una serie che si gioca tutto sul sentimento. E vince.

Ispirata al romanzo autobiografico di Tanya Biank, adattato per il piccolo schermo insieme a Katherine Fugate, Army Wives propone un doppio livello di lettura. A un primo sguardo può sembrare una serie che ha scelto l’ambientazione migliore per raccontare una storia appassionante e drammatica. Seguita con attenzione, però, Army Wives evidenzia come sia difficile muoversi all’interno di un piccolo mondo in cui tutti i principali “tipi” umani sono costretti a convivere. E si capisce che la scelta è stata difficile, e che la serie vuole comunicare qualcosa.

Al di là dei giudizi sulla guerra che possono emergere dai vari episodi, Army Wives si concentra sugli esseri umani e i “trucchetti” che mettono in pratica per… andare avanti. Le piccole distrazioni, gli hobbies, l’amicizia e le regole (tante, dure, irrinunciabili) di un codice di comportamento “obbligatorio” si uniscono a una profonda analisi dell’animo umano. E degli abissi in cui la disperazione, la paura e la solitudine lo possono precipitare. Ma da cui, magari con l’aiuto di un’amica, si può trovare il modo di risalire…

Chiara Poli


Army Wives: Non perdere l’appuntamento su FoxLife!

Smallville – Quel tocco alla Loeb

giovedì, ottobre 25th, 2007

Smallville, la serie tv dedicata alle avventure di un Superman ancora adolescente, inizia a ‘volare’ davvero con la seconda stagione. Tra i molti fattori responsabili di questa evoluzione ce n’è uno in particolare che si è rivelato fondamentale: l’entrata nel team degli scrittori di Jeph Loeb, in qualità prima di consulting e poi di supervising producer.

Lo sceneggiatore del Connecticut ha moltiplicato le sottotrame. Ha re-interpretato la mitologia dell’eroe Kryptoniano. Ha inserito moltissimi riferimenti a cose e personaggi che appartenevano fino a quel momento solo all’universo cartaceo del supereroe. Insomma, lo ha fatto crescere.

Quando arriva sulla serie, Loeb è già uno degli autori di fumetti più famosi d’America, con una produzione sterminata all’attivo, che va da Batman a Spiderman, passando per gli X-Men. In realtà lui è uno scrittore cinematografico, che solo in seguito si è dedicato ai fumetti (di cui è un avido fan, fin da bambino). Il suo curriculum si attiva negli anni ’80, quando riesce a piazzare la sceneggiatura di Commando, con l’allora divo in ascesa Arnold Schwarzenegger. Tra i suoi film successivi sono da segnalare: Voglia di Vincere con Michael J. Fox e Affittasi ladra con Whoopy Goldberg.

Inizia a scrivere fumetti per puro caso, quando naufraga il suo progetto cinematografico di realizzare un film dedicato a Flash, “l’eroe più veloce del mondo”, e da lì non smetterà mai più.

Purtroppo dopo tre stagioni di Smallville, Loeb si ritira dalla serie per motivi personali, ha subito un pesante lutto familiare. Ma Superman ormai ha imparato a volare ed è giunto trionfalmente al suo settimo anno di vita.

Intanto, il nome di Jeph Loeb torna a campeggiare sui titoli di testa di un’altra serie mito: Lost. Tutto il secondo anno dello show lo vede come supervising producer, e tutto il mondo inizia ad apprezzare il suo lavoro. Mentre Loeb sta iniziando a lavorare alla terza stagione di Lost viene avvicinato da un suo amico, che gli chiede di lavorare su una nuova serie.
Lo show parla di un nuovo tipo di supereroi. C’è da creare un nuovo universo di personaggi, ed un nuovo mondo in cui farli agire. Jeph ci pensa mezz’ora ed accetta. L’amico è Tim Kring (Crossing Jordan), la nuova serie è Heroes.

 

Cambio moglie – Italia vs. Usa

giovedì, ottobre 25th, 2007

Luogo comune: tutto il mondo è paese. Guardando Cambio moglie e Cambio moglie U.S.A. su Fox Life, la prima cosa che viene in mente è proprio questa. Nonostante migliaia di chilometri di distanza, usanze e costumi diversi, culture con storie e abitudini differenti, alla fine il format del programma evidenzia più similitudini che diversità.

Naturalmente, l’America è un Paese molto più grande del nostro. Ed è un Paese in cui popoli di origine diversa convivono integrati in una società multietnica e multiculturale da cui noi siamo ancora piuttosto lontani. Di conseguenza, trovare situazioni diametralmente “opposte”, negli Stati Uniti, è molto più facile. Ovvero: gli autori di Cambio moglie possono “accoppiare” per gli scambi famiglie dalle abitudini molto diverse.

Donne che lavorano si trovano al posto delle casalinghe, famiglie molto unite vengono scambiate con famiglie in cui il dialogo scarseggia, case in cui ordine e pulizia sono un “must” si alternano a case in cui il tempo viene impiegato in altro modo. Più gli stili di vista dei protagonisti sono diversi, più il programma risulta essere un’esperienza intensa ed utile: lo spirito d’adattamento delle due famiglie viene messo a dura prova, con conseguenze di solito molto istruttive.

In Italia ci possono essere differenze anche piuttosto marcate fra una famiglia e l’altra, ma la cultura “di base”, bene o male, è sempre quella. Negli Stati Uniti capita invece di vedere un po’ di tutto: famiglie dedite alla Wicca, pressoché sconosciuta ai più qui da noi; famiglie che vivono in enormi ranch, completamente isolati ed immersi in suggestive, sterminate (e solitarie!) vallate; famiglie assorbite da una vita metropolitana, come quella newyorkese, con ritmi che noi possiamo soltanto immaginare.

Ora: escludendo le serie tv, genere nel quale gli Usa danno innegabilmente il massimo, con i migliori risultati, possiamo tranquillamente affermare che è abbastanza vero ciò che si dice della tv americana: nel caso di alcuni talk show e alcuni reality gli autori cercano a tutti i costi la rissa fra i partecipanti. Fanno di tutto per “arruolare” dei provocatori e delle persone che non sanno resistere alle provocazioni. Così, basta accendere la tv per vedere una famiglia che si prende a botte.

Ecco la principale differenza fra Cambio moglie U.S.A. e Italia: gli americani si impegnano per far convivere persone che… non saranno mai in grado di convivere. Le scelte degli autori Usa sono portate all’estremo per evidenziare situazioni economiche, culturali e sociali incompatibili. E spesso capita che l’incontro conclusivo fra le due coppie finisca a insulti, se non peggio.

Questo non vale per la versione italiana: per quanto si cerchi di rendere più interessante lo scambio accentuando le differenze, alla fine – di norma – prevale il buon senso. Qualche litigata e qualche parola di troppo possono capitare, ma sono casi piuttosto rari.

Per il resto, i due programmi dimostrano come, alla fine, in tutto il mondo i problemi quotidiani siano gli stessi: curare la casa, educare i figli, far quadrare il bilancio.
In America come in Italia. Con una piccola, ma sostanziale differenza: qui, forse per via dei nostri ritmi o forse per via della nostra cultura, sembra tutto meno forzato, frenetico, esasperato.

Per fortuna…

Chiara Poli