Archive for dicembre, 2007

C.S.I. Miami – Maratona di fine anno

venerdì, dicembre 28th, 2007

Per festeggiare adeguatamente il Capodanno, Fox Crime trasmette una maratona composta di dieci episodi di una delle serie preferite dai telespettatori: CSI Miami, la quarta stagione.

L’appuntamento è a partire dalle 22.50 del 31 Dicembre fino alle 8.15 del 1° Gennaio!

Vi aspettiamo…e Buon anno!

Desperation – Il risveglio del Male

venerdì, dicembre 28th, 2007

Se non ricordo male è stato l’ultimo romanzo di Stephen King che mi hanno regalato: per anni, vista la mia passione per l’autore, ho ricevuto in dono le edizioni più belle di tutti i suoi libri. Alla fine degli anni ’90 ho smesso di seguirlo così assiduamente; non c’è stato un motivo particolare, sapete com’è: si cresce, si cambia, si perde interesse per alcune cose e se ne acquista per altre. Desperation, però, me lo ricordo. Un po’ per la bella edizione (è ancora lì, che troneggia nella mia libreria in sala) e un po’ per l’atmosfera inquietante e un po’ “sgradevole” che solo i lettori di Stephen King conoscono.

Un’atmosfera sgradevole per via di quel misto di paura e turbamento causato dagli avvenimenti, dalle ambientazioni, da alcuni personaggi… Quel misto di sentimenti che il film tv diretto da Mick Garris (L’ombra dello scorpione) e sceneggiato dallo stesso King nel 2006, con un budget di oltre 12 milioni di dollari, riesce a trasportare sullo schermo.

Desperation, in onda su FOX il 1° gennaio, è la storia di un gruppo di persone che si ritrovano imprigionate in una cittadina – ormai fantasma – dopo essere state fermate e arrestate con dei pretesti da un agente di polizia di nome Collie Entragian (Ron Perlman, Hellboy). I Carver – Ellie (Sylva Kelegian, Crash), Ralph (Matt Frewer, L’alba dei morti viventi) e David (Shane Haboucha, Everwood) – assistono impotenti all’uccisione della piccola Allie e si ritrovano rinchiusi in cella insieme a Mary Jackson (Annabeth Gish, X-Files), alla quale Collie uccide il marito, e insieme al celebre scrittore Johnny Marinville (Tom Skerritt, Alien).

Collie è come posseduto da una forza malvagia, che lo ha spinto a sterminare gli abitanti dell’intera cittadina. Una forza che i prigionieri – fuggiti grazie all’aiuto di David – localizzano nella miniera alle porte della città. I fuggitivi dovranno lottare contro l’entità malvagia, che risponde al nome di Tak, e si ritroveranno così a scoprire le sue origini e il motivo per cui si è risvegliata… Ma non prima che qualcuno, fra loro, cada vittima della guerra contro il Male.

Il film tv, come il romanzo, affronta diverse tematiche, fra cui quella religiosa: il giovane David Carver, infatti, ha una sorta di dialogo diretto con Dio, che lo aiuta a trovare il coraggio e le risorse necessarie per fuggire e guidare i suoi compagni di sventura nella giusta direzione. Collie è “controllato” da Tak e David viene aiutato da Dio: alla base di Desperation c’è l’antica lotta fra Bene e Male. Affiancata da un altro degli elementi chiave della narrativa di King: la forza della disperazione (Desperation, appunto), che consente a persone ordinarie intrappolate in situazioni straordinarie di agire con coraggio e di trovare le risposte giuste a domande che pensavano di non doversi mai porre.

Il film tv tratto da Desperation mescola horror, thriller e dramma sulla natura umana, omaggiando un altro degli argomenti preferiti dal Re dell’horror, che ancora una volta si chiede come possono reagire delle persone “normali” al cospetto di forze soprannaturali che risvegliano le paure ancestrali dell’uomo. Nel cast, composto da attori piuttosto noti, segnaliamo la presenza – e le interpretazioni – di Tom Skerritt e Annabeth Gish, affiancati da Henry Thomas (sì: il bambino di E.T.) nel ruolo di Peter Jackson. Desperation è stato girato interamente in Arizona, fra Tucson e Bisbee, per rispettare l’ambientazione originale del romanzo.

Chiara Poli

Ally McBeal – Bentornata, Ally!

venerdì, dicembre 28th, 2007

Era il lontano 1997 quando David E. Kelley, ex avvocato di Boston sposato con la bellissima Michelle Pfeiffer, professione sceneggiatore specializzato in legal dramas, ebbe una nuova idea. Un’idea che poi avrebbe portato avanti anni dopo con Boston Legal: raccontare attraverso le voci di un gruppo di avvocati le piccole e grandi follie e nevrosi della società moderna. Con Ally McBeal, in particolare, il racconto passa attraverso un personaggio femminile che avrebbe conquistato il pubblico nel giro di pochi episodi: una donna sfortunata in amore, determinata sul lavoro e pronta a dar voce alle proprie, personalissime… follie e nevrosi, appunto.

Detto, fatto: inizia la storia di Ally McBeal, giovane avvocatessa che lascia il proprio posto di lavoro dopo aver subìto molestie da parte del suo capo e finisce a lavorare nello studio legale di Richard Fish e John Cage, dove ritrova il suo ex fidanzato Billy Thomas. Ma Billy, con cui Ally ha vissuto la sua storia d’amore più importante (e duratura) non è più disponibile: è sposato con Georgia e la nostra Ally dovrà imparare a convivere con la nuova situazione (e con la moglie di Billy), nonostante il riaffiorare di vecchi – e mai sopiti – sentimenti…

Ally McBeal, che torna su FoxLife dal primo episodio a partire dal 2 gennaio, unisce romance e legal drama mettendo in scena la tormentata vita privata della protagonista e i suoi impegni lavorativi, che spesso coincidono con il dibattimento in aula di bizzarri casi giudiziari incentrati sempre sui sentimenti (richieste di risarcimento per aver spezzato un cuore, denunce per abbandono in caso di mancato matrimonio e altre situazioni del genere). Grazie all’interpretazione di Calista Flockhart, perfetta nel ruolo della nevrotica ma anche dolce Ally, e grazie alla messa in scena “onesta” di tutte le fobie, le ossessioni e i sogni della protagonista, la serie ha conquistato il pubblico di tutto il mondo.

E nonostante qualche polemica, portata avanti da associazioni femministe scontente del personaggio e della Flockhart, è arrivata a regalarci 5 stagioni. Nella prima, che inaugura l’innovativo linguaggio della serie, assistiamo all’inizio della “nuova vita” di Ally: nuovo lavoro, nuovi colleghi, nuovi amici e… vecchie fiamme con nuove mogli. Il tutto condito dalle sequenze che danno vita alle allucinazioni e i sogni ad occhi aperti di Ally, accompagnati dal “racconto visivo” delle sue emozioni: la vediamo rimpicciolirsi quando è in imbarazzo, gettata in un cassonetto quando stanno per “scaricarla”, srotolare metri di lingua sul tavolo quando vede un bel ragazzo…

Grazie alle trovate originali e divertenti che riguardano la protagonista, e a quell’irresistibile pizzico di follia di cui sono dotati tutti i personaggi (con il chiaro intento di dirci che la “normalità” non esiste: “normale” è un concetto relativo…), Ally McBeal non smette mai di farci sorridere, di commuoverci, di spingerci ad interrogarci sui nostri sogni, le nostre paure, i nostri più reconditi desideri.
E ora, con il ritorno di Ally dall’episodio pilota, abbiamo l’occasione di rivivere tutte queste emozioni. Cosa stiamo aspettando?

Veronica Mars – Un finale… esplosivo

giovedì, dicembre 27th, 2007

Eccoci qui: dopo venti appuntamenti con il mistero, gli ultimi due episodi di Veronica Mars, in onda su Fox la sera di Natale, hanno risposto alle domande della stagione. E hanno addirittura svelato uno dei misteri del ciclo precedente. In un crescendo di tensione, questo secondo finale di stagione ci conduce ad un momento davvero esplosivo. Nel senso letterale del termine…

Ai tempi della messa in onda americana dell’ultimo episodio, sui blog e i forum dedicati a Veronica Mars ci furono diverse critiche: diversi fans erano scontenti del finale. Soprattutto perché nessuno riteneva credibile lo “sfigatissimo” Beaver nei panni del supercattivone di turno. Secondo me, però, il punto non è quanto sia credibile Beaver come regista della strage dell’autobus, molestatore della nostra Veronica o provetto bombarolo responsabile dell’esplosione dell’aereo di Woody Goodman… Il punto è che, ancora una volta, Veronica Mars ci ha regalato un finale di stagione pieno di emozioni.

E la scelta di “addossare” a Beaver la colpa di tutto il male di questa stagione non è poi così assurda. Spesso sono le persone più insospettabili, quelle apparentemente innocue, a risultare le più pericolose. Le persone, purtroppo, spesso si dimostrano perfettamente in grado di nascondere la verità che riguarda le loro vite, il loro passato, la loro reale natura. I personaggi come Beaver sono capaci di attendere in silenzio per anni, nascosti dell’ombra, il momento di vendicare un grave torto subìto. È proprio questo che fa Beaver, pardon, Cassidy Casablancas: orchestra una vendetta in cui qualcosa non va come previsto, costringendolo a correre ai ripari…

Come alla fine del primo ciclo, la nostra coraggiosa eroina si è trovata in serio pericolo: minacciata da Beaver, armato di pistola, viene salvata dall’intervento di Logan. Ma non prima che Beaver le faccia credere di aver ucciso anche suo padre, che in effetti avrebbe dovuto essere a bordo dell’aereo esploso. E che in effetti risultava una vittima dell’esplosione più che credibile, a quanto ne sapevamo. Soddisfatti dell’identità dell’attentatore o meno, insomma, dobbiamo ammettere di aver seguito una fine emozionante, e ricchissima di sorprese.

È piuttosto raro, infatti, che in una serie che si “gioca” un mistero in ogni stagione, vengano rivelati dettagli relativi ad eventi narrati in cicli separati. Invece, in Veronica Mars scopriamo solo alla fine della seconda stagione cos’è realmente successo a Veronica durante la festa in cui è stata drogata e qualcuno ha abusato di lei. Anni dopo gli eventi (nell’arco temporale della serie), e quasi due anni dopo averne sentito parlare per la prima volta (in base alla messa in onda originale), emerge una nuova verità. Questo punto è piuttosto importante perché dimostra come nulla, in Veronica Mars, possa essere dato per scontato.

Magari sarà sfuggito qualche blooper, o ci sarà stata qualche piccola incongruenza nella narrazione, ma in ogni caso siamo arrivati alla fine di una stagione interessante ed emozionante tanto quanto la prima. E la nostra investigatrice preferita, Veronica Mars, ha mantenuto la sua promessa: incuriosire e stupire, ma soprattutto intrattenere il suo pubblico…

Chiara Poli

Tutti gli altri articoli sulla serie

Desperate & Brothers: A proposito di ieri – episodio 4

giovedì, dicembre 27th, 2007

Grandi novità a Wisteria Lane: la famosa coppia gay di cui si è parlato in rete per mesi (facendo anche i nomi di Robbie Williams, David Beckham – e chi più ne più ne metta – per gli interpreti) è arrivata. Bob Hunter (Tuc Watkins, La mummia) e Lee McDermott (Kevin Rahm, Giudice Amy) si trasferiscono nella loro nuova casa e… due secondi dopo il loro arrivo, Susan Mayer ha già avuto modo di rendersi ridicola. Collezionando una serie di infelici figure, alla fine Susan se ne va ben sapendo che Lee già la detesta. Per rimediare (non sopporta di non piacere a qualcuno: che anche lei abbia un ego smisurato?) si inventa una serie di assurdi stratagemmi che non fanno che peggiorare la situazione…

Non vanno meglio le cose in casa Hodge, dove Bree “subisce”, suo malgrado, una festa a sorpresa per il nascituro. E fra gli invitati, complice il sempre dispettoso Andrew, spunta anche l’ex suocera di Bree, Phyllis (la bravissima Shirley Knight), che scopre il suo segreto (cioè che Bree finge di essere incinta per nascondere la gravidanza di Danielle). Le cose si complicano notevolmente, in questo episodio. Anche fra Tom e Lynette, visto che lei si sente rifiutata da suo marito per via della malattia. Per non parlare del triangolo (ma che dico: quadrilatero!) che coinvolge Carlos, Gabrielle, Edie e Victor: un poco simpatico giro di piattole porta Edie a sospettare che fra Carlos e la sua ex moglie ci sia qualcosa…

E mentre Phyllis porta via Danielle dal convento, di nascosto, Katherine fa in modo che zia Lilian, appena tornata a casa dall’ospedale, non riesca nel suo intento: raccontare a Dylan cosa è successo quando lei era piccola… Quando Lilian muore, Katherine può fare un bel sospiro di sollievo: ha protetto il suo segreto. Ma la zia ha lasciato un biglietto per Dylan, che salterà fuori al momento opportuno, possiamo immaginare. La puntata si conclude con la voce di Mary Alice che ci parla dei parassiti e delle conseguenze della loro presenza, anche dopo che sono stati “rimossi” con una bella disinfestazione. Conseguenze che si trascinano per lungo tempo, e che hanno sempre risvolti imprevedibili. Perché Desperate Housewives, quest’anno più che mai, sembra avere molte sorprese in serbo per noi…

Meno sorprese ma altrettante complicazioni in casa Walker: in Brothers & Sisters l’intero episodio di ieri sera si basa su un meccanismo di confronto-discussione-riappacificazione. Succede fra Kevin e zio Saul, interrogato sulla sua relazione con Milo; fra Nora, Kitty e Sarah, che si recano in un centro benessere per rilassarsi e finiscono per discutere, infiltrarsi ad un matrimonio e farsi sfuggire una serie di confidenze rilasciate da altri membri della famiglia: fra Kitty e Robert, dopo che Kitty ha trovato per caso la bozza di un contratto prematrimoniale; fra Rebecca e Justin, offeso per essere sospettato di aver aumentato la dose dei narcotici senza permesso (cosa in effetti vera…); e, infine, c’è un’accesa discussione fra Holly e Tommy dopo che quest’ultimo è stato sorpreso in compagnia della sua assistente Lena, in circostanze sospette…

Va da sé che ogni discussione, una volta risolta, si lascia comunque dietro delle ripercussioni di qualche genere. Ripercussioni che a volte possono rendere più difficile il dialogo, o possono addirittura compromettere il futuro dei rapporti fra i vari personaggi. Ma non è questo il caso, almeno non per tutti. L’unico che rischia seriamente di finire nei guai è Justin: prendendo di nascosto un numero maggiore di pillole rispetto al dosaggio stabilito, sta mentendo a tutte le persone che ama e che lo amano, rischiando di ipotecare il proprio futuro all’interno della famiglia Walker. Per scoprire se e quando verrà smascherato, e soprattutto chi, in casa Walker, scoprirà il suo segreto, dobbiamo solo aspettare le prossime puntate e sintonizzarci ogni mercoledì sera su FoxLife…

Barbershop – Barba, capelli e… chiacchiere

giovedì, dicembre 27th, 2007

Barbershop fa parte di quella nutrita schiera di serie tratte da progetti inizialmente pensati solo per il grande schermo. Nel 2002 Tim Story (I Fantastici 4 e Silver Surfer) dirige un film scritto e prodotto da Mark Brown, inglese d.o.c. trasferitosi negli Stati Uniti per studiare cinema (prima alla Howard University e poi all’American Film Institute). Prima di dar vita alla “premiata ditta Barbershop”, Mark si cimenta in diversi progetti originali, fra cui un remake de Il mago di Oz con Snoop Dogg e Kari Harpers.

Dopo il 2002, però, la storia di Barbershop assorbe tutte le sue energie, tanto che nel 2004 viene girato un sequel del film (Barbershop 2) e nel 2005 ne viene tratta una serie tv. Il primo film raccontava una giornata nel salone di un barbiere del Sud di Chicago, Calvin Palmer, che dopo aver ereditato il salone alla morte del padre pensa di chiuderlo perché non ci vede altro che una perdita di tempo e un potenziale, gigantesco danno economico. Calvin decide quindi di vendere il suo negozio, ma presto inizia a capire che cosa suo padre amava di quel posto e di quel lavoro, e si pente di aver preso una decisione affrettata…

Nel sequel cinematografico ritroviamo Calvin impegnato a difendere il lavoro di una vita di suo padre, lottando contro l’intenzione di far chiudere tutti i negozi della zona a favore di succursali di anonime e fredde catene di negozi posseduti da ricchi uomini d’affari senza scrupoli. Sia nel primo che nel secondo film il ruolo di Calvin è ricoperto dal rapper Ice Cube, che vanta una discreta esperienza cinematografica (Three Kings, Fantasmi da Marte, Boyz ‘n the Hood, Anaconda…). In tv, il ruolo del protagonista passa invece a Omar Gooding (The Division), fratello minore del più celebre Cuba Gooding Jr.

La serie di Barbershop, adattata per il piccolo schermo dallo sceneggiatore e regista John Ridley (Three Kings) e prodotta dallo stesso Ice Cube, ci ripresenta Calvin intento a gestire il negozio ereditato dal padre e circondato da una schiera di spassosi personaggi (alcuni direttamente ripresi dai film) che lo intrattengono con il racconto dei loro guai, con le loro “perle di saggezza”, con l’ottimismo e la speranza che solo un gruppo di persone che amano davvero la vita possono mostrare anche di fronte alle situazioni più difficili.

In ogni episodio di Barbershop, in onda su FX dal 27 dicembre, ritroverete Calvin, i suoi amici e i suoi clienti, e scoprirete qualcosa sul loro passato, il loro presente e il loro futuro. Il tutto grazie ad una serie ricca di dialoghi divertenti ed interessanti, ottimamente interpretati da un cast sempre all’altezza della situazione ed accompagnati da una grande attenzione per regia, fotografia, scenografie, costumi…
Tutti validi motivi per non perdervi “le chiacchierate di Barbershop”, che si svolgono all’interno di quello che, episodio dopo episodio, si definisce come un vero e proprio microcosmo in cui chiunque può trovare, anche solo per un paio d’ore, un “rifugio” dal mondo esterno. E tanti nuovi amici pronti a fargli compagnia…

Chiara Poli

Speciale Natale – Merry Christmas! Parte 2

mercoledì, dicembre 26th, 2007

Le sit-com, per i motivi che abbiamo visto, sono particolarmente avvezze alla realizzazione di episodi natalizi. Ma tutte le altre serie non sono da meno: il Natale è Natale. Per tutti. Certo, alcuni esagerano un tantino con festeggiamenti e decorazioni (come Katherine Heigl, la Izzie Stevens di Grey’s Anatomy, che in Roswell veniva addirittura soprannominata “The Christmas-Nazi”!). Ma, anche senza arrivare a questi casi estremi, il Natale contagia un po’ tutti in tv.

Splendida, ad esempio, la calda atmosfera natalizia che accompagna diversi episodi di Ally McBeal, anche quando a finire in tribunale è… Babbo Natale in persona! Fedelmente assistito dal suo avvocato. Perché anche a Natale molti di noi lavorano. E per farci compagnia, i personaggi delle serie tv si mostrano impegnati in attività d’ogni genere perfino nei giorni di festa. Ad esempio: in The West Wing, Josh Lyman trascorre un’inusuale vigilia di Natale parlando dei suoi problemi con un terapista della Casa Bianca, mentre il presidente Bartlet insiste per firmare personalmente ogni cartolina d’auguri…

E non è finita qui. Molte delle serie che dedicano spazio al Natale hanno in comune un elemento: la neve. In Beverly Hills 90210 i gemelli Brandon e Brenda Walsh, originari del Minnesota, non si capacitavano della presenza di decorazioni natalizie con trenta gradi all’ombra. E allora, devono essersi detti gli sceneggiatori di Hollywood, perché non rimediare con qualche nevicata eccezionale? Così, anche a Los Angeles, o in altre località della California, arriva la neve. Come quella di Sunnydale, che in Buffy rappresenta un evento tanto significativo quanto eccezionale: Angel, tormentato dal senso di colpa, dopo aver pensato di rinunciare all’opportunita di redimersi, vivendo, trova di nuovo la forza di andare avanti, grazie all’amore di Buffy.

La neve è come una coperta magica, che copre tutto e fa sembrare tutto più bello: lo dice Wilhelmina Slater in Ugly Betty, confermando le parole di Lorelai Gilmore, che in Una mamma per amica racconta di come la neve renda tutto “magico” e di come il mondo, nascosto sotto un soffice manto bianco, cambi. Sembrando più dolce. Il Natale, insomma, scalda anche i cuori dei protagonisti dei telefilm, e spesso fornisce agli autori un pretesto per mettere in scena un piccolo miracolo.
E.R., per esempio, è una serie nota per regalare ai suoi fans puntate natalizie incredibilmente commoventi, ma anche piene di speranza: bambini persi e poi ritrovati, malati terminali abbandonati a loro stessi che si riuniscono alla famiglia, clima allegro e festoso – nonostante la sofferenza che li circonda – che contagia tutti all’accettazione del Pronto Soccorso…

Perfino il “crudo” C.S.I. a Natale può concedersi un attimo di tregua per lo scambio di regali (ricordate il regalo di Natale che Sarah riceve da Grissom, alimentando i “sospetti” di Nick sul loro rapporto?). E non è affatto strano, se pensiamo che finanche I Soprano festeggiano con grande impegno il Natale (solitamente la sera della vigilia, riunendo tutta la famiglia – o meglio: “le Famiglie” – attorno ad una tavola riccamente imbandita…). Certo, il Natale porta con sé anche brutte notizie (pensate ai poveri Fisher, protagonisti di Six Feet Under: papà Nathaniel viene a mancare proprio la vigilia di Natale…). Ma in generale è occasione per parlare di fede e speranza.

Anche quando c’è un cadavere nei paraggi. La signora in giallo ne ha festeggiati, di Natali, fra un brindisi e un’indagine, fra una fetta di dolce e un pressante interrogatorio al sospetto di turno! Il Natale si festeggia sempre e comunque, anche quando è un po’ anticonvenzionale, come nel caso del Natale hawaiiano di Magnum P.I., o del Natale che… ‘guarda in macchina’ di Moonlighting: per fare gli auguri ai telespettatori, Bruce Willis si rivolge direttamente al pubblico, facendo inquadrare anche parte della troupe, nel bel mezzo di un episodio della serie.

Una piacevole digressione, che ci ricorda le molte digressioni natalizie che anche molte altre serie, da Streghe a Smallvile, da Veronica Mars a X-Files, ci hanno regalato. Certo: ricevere telefonate dalla sorella defunta, come capita all’agente Scully durante le vacanze natalizie, non è esattamente ciò che si può desiderare per Natale. Ma come si dice in questi casi: “tutto fa brodo” per ricordarci come il 25 dicembre sia un giorno davvero speciale. Dentro e fuori dalla tv.

Grey’s & Private: A proposito di ieri – episodio 3

martedì, dicembre 25th, 2007

La verità fa male, si sa. Ed è un argomento sempre difficile da trattare. Ma Grey’s Anatomy se la cava come sempre alla grande: la verità fa male davvero, non c’è dubbio, ma alla fine è la scelta migliore. Lo scoprono un po’ tutti, al Seattle Grace: Karev quando smette di avere soggezione dell’anziano tirocinante Norman (Edward Herrmann, il nonno di Una mamma per amica); Callie quando, finalmente, accetta di ascoltare la verità su George e Izzie; Meredith mentre affronta sua sorella Lexie; Derek in un confronto (che fa ben sperare in una ritrovata amicizia) con Mark…


Perfino
Cristina, che gioca la carta dell’abbandono all’altare per rubare le operazioni a Meredith (ma viene scoperta), alla fine fa i conti con la verità. Amara, cruda, insensibile. Una verità che nell’episodio di ieri trovava un valido rappresentante in Charlie, il vecchietto che si risveglia da uno stato di semi-incoscienza dopo oltre un anno, rivelando di aver ascoltato ogni parola che gli ex tirocinanti si sono scambiati nella sua stanza, abituale luogo di ritrovo per il pranzo. Charlie è arrabbiato, convinto che morirà – come in effetti accade – e stanco di essere riportato ad una vita che non vuole più.

Izzie parla di lui come di una persona egoista e piuttosto sgradevole, ma gli riconosce il merito della sincerità. Nel bene e nel male, quindi, dire la verità aiuta. È ciò che Derek dice a Mark e Webber, rei di aver intrapreso un intervento sul quale non erano adeguatamente preparati. Ed è anche ciò che Meredith rivela a Lexie, decidendo di raccontarle ogni dettaglio del giorno in cui sua madre è morta al Seattle Grace dopo essere arrivata per un banale singhiozzo.

La verità fa male, ma rende liberi: lo dimostra il caso della donna operata alla lingua, Connie, che nonostante alcune rivelazioni scomode mantiene l’affetto e la stima delle sue amiche.
Anche quando fa paura, la verità va affrontata: la Bailey lo ricorda a Callie senza mezze misure. E la verità è anche un’arma: dopo esserci parso “quasi umano” per diversi episodi, il “vecchio” Alex Karev torna in azione e mette in difficoltà George di fronte ai suoi colleghi tirocinanti…

In Private Practice intanto Addison cerca di organizzare una festa nella sua casa per fare amicizia con i nuovi colleghi, mentre ciascuno di loro deve affrontare un caso che in qualche modo lo mette in discussione, ma in senso positivo. Ci viene mostrata la parete dei miracoli
di Naomi, tappezzata dalle foto di bambini la cui nascita pareva
impossibile ed è assimilabile, appunto, quasi ad un “miracolo”. In
tutto l’episodio ci viene ricordato che
la vita è un miracolo in sé, una cosa splendida e piena di speranza; in tempi in cui anche le serie tv tendono al più cupo pessimismo, per una volta qualcuno vuole lanciare un messaggio pieno di ottimismo. Evviva!




Violet, dopo aver sfiorato l’
ossessione patologica, affronta la presenza della moglie di Allan (il suo ex) come paziente di Naomi. Cooper decide di dichiararsi a Violet, ma alla fine non trova il momento adatto. Addison, turbata dal fatto di avere scarsissime probabilità
di avere dei figli, si impegna per aiutare Rebecca, una paziente che
secondo tutti è malata di mente e si rivela invece affetta da una
subdola malattia autoimmune. Il team dell’Oceanside lavora insieme per
aiutare Rebecca e i rapporti interpersonali – come quello fra Violet e
Addison – si fanno più stretti.





Alla fine, con l’annuncio che tutti parteciperanno con entusiasmo al
party di Addison,
la speranza e l’amore attorno a cui ruota l’intero episodio diventano
ciò su cui bisogna veramente concentrarsi nella vita. Lo capiamo dalle
parole che Addison rivolge a Naomi, e dal fatto che – ancora una volta
-
Private Practice ha portato sul piccolo schermo dei casi difficili in cui la medicina, senza speranza e senza amore, nulla avrebbe potuto…




Speciale Grey & Private Practice: I casi medici

lunedì, dicembre 24th, 2007

Pensavamo di aver visto più o meno tutto con ER, e invece il genere medical ha ancora moltissime storie da offrire e il successo di Grey’s Anatomy ne è la prova.

La brillante serie creata da Shonda Rhymes fa presa sugli spettatori anche grazie a casi medici interessanti, che generalmente sono usati come riflesso dei dilemmi personali dei personaggi. Riuscire a intrecciare la storia di un paziente con quelle dei dottori del Seattle Grace richiede un immenso lavoro di documentazione, per ottenere casi scientificamente verosimili e al contempo stimolanti sul piano narrativo ed emotivo. Grey’s Anatomy si avvale di diversi consulenti, veri medici che propongono spunti ispirati alla loro personale esperienza e che lavorano fianco a fianco con gli sceneggiatori.

Grey’s Anatomy miscela con sapienza casi curiosi e leggeri con grandi drammi che affrontano situazioni al limite tra la vita e la morte. I nostri protagonisti sono chirurghi e dunque sono abituati ad avere in mano il destino dei pazienti, ma spesso sono i pazienti a mettere a rischio le vite dei dottori. Come è accaduto nella ormai celebre doppia puntata a metà della seconda stagione, Codice Nero, dove c’è un paziente con il proiettile di un bazooka inesploso nel petto che necessita di un’operazione; ma il più piccolo spostamento può far saltare in aria tutto.
Nella puntata Desideri e Speranze invece, nella terza stagione, vi è una donna con un tumore che ha il sangue contaminato in seguito alla chemioterapia; così, quando va sotto i ferri, il suo sangue avvelenato intossica tutti i chirurghi presenti. Per operarla il Capo e Derek indossano delle tute speciali, ma la riserva di ossigeno contenuta nelle tute si esaurisce prima che loro possano terminare l’operazione. Restano come mani disponibili solo i tirocinanti e così Cristina, Meredith e Izzie affrontano una staffetta ai limiti della resistenza per portare a termine l’operazione, senza trattenersi nella stanza per più di due minuti.

Ma in Grey’s c’è sempre spazio anche per ironia e delicatezza, ed è il caso di una delle storie preferite da chi scrive, ovvero il caso della bambina che sembra avere i superpoteri. Nella puntata Fantasie (terza stagione), Alex deve fare i conti con una bambina che proclama di non sentire dolore; e davanti a sfide come la prova di resistenza al freddo – tenere la mano nel ghiaccio – Alex si trova inaspettatamente sconfitto. Naturalmente si scoprirà che la piccola non ha superpoteri ma solo un problema neurologico, piuttosto grave: questo caso però insegna che per sopportare la realtà a volte è necessario anche lasciarsi andare alle fantasie.
Indimenticabile anche lo strano caso dell’uomo ‘incinto’, visto nella seconda stagione. L’uomo risveglia la curiosità e l’avidità medica dei tirocinanti per il suo pancione, che è più grande di quello della sua compagna, anche lei incinta. Un caso di gravidanza isterica maschile, mai visto prima!

Tutta una serie di casi particolari, legati a sesso e riproduzione, hanno visto protagonista la ginecologa Addison. Come la puntata con la donna con due uteri, che è incinta di due bambini e di due padri diversi. La vicenda ha a che fare con una delicata questione di tradimento, che costringe  Addison ad affrontare nuovamente la questione che ha determinato la fine del suo matrimonio e che per lei diventa una sorta di peccato originale, visto che le viene riproposta in continuazione.

Ma a quanto pare Addison non ne ha avuto abbastanza, e con il suo trasferimento a Los Angeles le vicende di tipo ginecologico e le questioni procreative, spesso legate a problemi matrimoniali, sono dominanti. La Oceanside Wellness Clinic è infatti specializzata in fecondazione assistita e già durante la scorsa stagione abbiamo visto Addison alle prese con un caso in cui una madre non sapeva dire chi fosse il padre del suo bambino tra tre uomini!
Conflitti relativi a bambini si ripropongono nella serie, e già nella prima puntata abbiamo visto due donne contendersi addirittura il seme del rispettivo marito ed ex, appena morto.

Private Practice rispetto a Grey’s sceglie di affrontare casi che hanno più a che fare con l’emotività dei pazienti e con le loro scelte di vita, spesso tratteggiando problemi delicati come la malattia mentale: Violet si trova alle prese con una donna in piena crisi ossessiva, che conta le mattonelle sul pavimento, o c’è il caso della vecchietta che avvelena il figlio per farlo smettere di bere.

Insomma, la morale è che gli esseri umani sono imprevedibili e riservano continue sorprese, tanto nel corpo, quanto nella mente.

 

Speciale Natale – Merry Christmas! Parte 1

lunedì, dicembre 24th, 2007

Se vi viene in mente una serie sufficientemente nota e con più di una stagione che non abbia mai nemmeno citato il Natale, illuminatemi. Perché tutte le serie più amate e seguite, almeno una volta, si sono cimentate in un episodio natalizio. O parzialmente natalizio, quantomeno. Voglio dire: perfino La famiglia Addams, a modo suo, festeggia il Natale. I regali e le tradizioni potranno apparire un po’ macabri, magari, ma sapete come si dice: de gustibus…

E poi, basta pensare ad un qualunque telefilm per rievocare un’immagine natalizia televisiva un po’ meno “cupa”. Senza andare nemmeno troppo indietro nel tempo, pensiamo ad esempio a Happy Days: alzi la mano chi non ha stampata in mente la “fotografia” del mitico Fonzie in jeans, maglietta bianca, giubbotto di pelle e… cappello da Babbo Natale. Con contorno di ragazze adoranti vestite di bianco e di rosso. Quella sì che è un’immagine natalizia allegra!

Che si festeggi un Natale “tradizionale” o un Chrismukkah “alla Seth Cohen”, poco importa. L’importante è concentrarsi sulle tradizioni. Come dice Ryan Atwood in The O.C.: «C’è da bere, si piange, c’è la polizia… E’ proprio Natale».
Riunioni di famiglia, alcol e cibo a volontà: in effetti cogliere l’occasione di scherzarci sopra è una tentazione quasi irresistibile. Anzi: è una tentazione a cui pochi autori hanno saputo resistere.

Nelle sit-com, in particolare, il Natale ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Lo scambio dei regali e le riunioni di famiglia – soprattutto quando si tratta di riunioni “forzate” con parenti non proprio graditi – sono da sempre uno degli spunti più sfruttati dalla commedia televisiva. Da Lucy ed io a Pappa e ciccia, da Scrubs a Will & Grace, da Friends a La tata, da Mork & Mindy a Dharma & Greg, praticamente tutti i personaggi delle sit-com, nel corso di decenni, si sono cimentati in improvvisate cene di Natale, frenetiche ricerche di regali, campionati di resistenza all’ubriachezza molesta dei parenti.

Gli episodi natalizi delle sit-com sono troppi per citarli tutti. Ma almeno alcuni, fra i moltissimi che bisognerebbe ricordare, meritano una menzione. A cominciare dalla commovente solidarietà che i colleghi mostrano a Mary Tyler Moore, raggiungendola – uno dopo l’altro – quando è costretta a lavorare la vigilia di Natale. E come dimenticare il matrimonio di Lionel e Jenny, proprio sotto Natale, ne I Jefferson? Un matrimonio che come… qualunque altro avvenimento, mette alla prova la pazienza di George ed evidenzia la saggezza e la dolcezza di sua moglie Louise (meglio nota come Wizzie).

E ancora: gli episodi natalizi di Friends ci hanno regalato risate e commoventi momenti di amicizia, come al party di Natale di Monica e Rachel, incredibilmente “caldo” per via di un guasto al riscaldamento… “Caldo” come la festa di Natale per i dipendenti di Perfetti… ma non troppo in cui Lydia, ubriaca, finisce addirittura per corteggiare Owen… Sequenze magari brevi, ma che non si dimenticano. Come quella del trenino festivo di Will & Grace in cui Jack, Karen, Will, Grace e Leo si aggirano per la stanza d’albergo di Karen, tutti in accappatoio, cantando canzoni natalizie.

Anche Frasier, o meglio il rinomato psichiatra dottor Frasier Crane, è stato protagonista di diversi episodi natalizi. In uno ha addirittura finito per partecipare al programma radiofonico del collega (alla radio, non dottore in psichiatria…) un po’ pazzo Bulldog. Del resto, si sa: a Natale siamo tutti più buoni. Lo impara a proprie spese Michael J. Fox, quando nei panni di Alex in Casa Keaton viene messo di fronte alle immagini delle feste di Natale passate e di quelle future…

Un “giretto” nel tempo impegnativo, come il giretto compiuto da Bart Simpson in salotto, in anticipo rispetto al momento dello scarto dei regali, che si conclude con la tragica distruzione di albero e regali. E Bart, impenitente monello, incolpa dei fantomatici ladri di aver “rubato” il Natale a I Simpson, per poi confessare la verità, commosso dalla solidarietà dei cittadini di Springfield…

Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Anche se a volte ci sono delle immagini natalizie un po’ inquietanti. Come quella che ritrae il terribile inserviente di Scrubs “agghindato” con un cappello da Babbo Natale che sovrasta un’espressione tanto minacciosa da far quasi gelare il sangue… Ma anche questo è Natale, almeno in tv. E non è finita qui…
(continua)

Ugly Betty – Buon Natale, Betty!

lunedì, dicembre 24th, 2007

Come si può non amare il Natale? si chiede Walter, il fidanzato di Betty. Non si può, in effetti. Soprattutto dopo aver scoperto che il Natale è una delle occasioni che spingono Betty Suarez (America Ferrera, premiata agli scorsi Emmy Awards ed ora in lizza per un Golden Globe) a riflettere attentamente sulla propria vita. Betty è arrivata alla redazione di Mode, la “bibbia della moda”, ed è stata assunta come assistente personale di Daniel Meade per volere del padre di Daniel, Bradford, solo perché era… bruttina. Bradford voleva che suo figlio, playboy incallito, la smettesse di intrecciare relazioni con le sue assistenti compromettendo il proprio lavoro.

A Bradford, Betty sembra subito la persona ideale: si aggira nel palazzo della Meade Publications con aria un po’ spaurita, indossa abiti non proprio alla moda, diciamo, e non sembra preoccuparsi troppo del proprio aspetto. Naturalmente, Bradford Meade non sa che sotto tutto questo Betty Suarez nasconde ben altro: una ragazza intelligente, incredibilmente altruista e generosa, legata alle proprie origini e alla propria famiglia e pronta a fare qualunque cosa pur di aiutare le persone che ama. Episodio dopo episodio, Betty impara a “sopravvivere” alle frecciatine di Mark e Amanda, alle cattiverie di Wilhelmina, agli “slalom” che Daniel la obbliga a compiere fra le sue donne per evitare scenate di gelosia…

Insomma: grazie all’ambiente di Mode, così ostile nei suoi confronti, Betty acquisisce sicurezza in se stessa e… cresce. Fino a diventare una ragazza sufficientemente matura per prendere delle decisioni importanti, come quella di accettare l’offerta di Sofia e diventare la sua assistente, lasciando Daniel e Mode per la nuova rivista diretta da Sofia, MYW. Ma non prima di aver trovato il rimpiazzo ideale per… se stessa. Il rapporto con Daniel, ormai, si basa su un’amicizia sincera, e Betty non ha alcuna intenzione di mettere un’incapace al proprio posto: ci vuole qualcuno che, come lei, sia pronto a “proteggere” Daniel in ogni occasione, oltre che ad aiutarlo nel suo lavoro.

Così, Betty si impegna nella ricerca dell’assistente perfetta mentre organizza la festa di Natale di Mode nella sede stessa della rivista. Ma il budget è piuttosto “magro”, quest’anno, e l’aiuto di Amanda si rivela provvidenziale: con tutte le sue conoscenze, la ragazza riesce ad ottenere tutto ciò che è necessario per dar vita ad uno splendido party natalizio. Il tutto, ovviamente, nel tentativo di ottenere il posto da assistente di Daniel. Betty sa che Amanda è efficiente sul lavoro, quando vuole, ma i suoi trascorso con Daniel non la rendono una candidata al posto di assistente…

La situazione cambia quando Betty vede Amanda sfoderare gli artigli per “salvare” Daniel dalle avances di una supermodella: il rapporto fra Daniel e Sofia è diventato serio e la felicità di Daniel va preservata. A costo della propria infelicità. Amanda l’ha capito, lo dimostra a Betty ed ottiene la sua “benedizione” per prendere il suo posto. Betty ha ricevuto un prezioso regalo di Natale: la tranquillità di lasciare Daniel in buone mani (anche se non a lungo, come scopriamo presto…)

E mentre si chiede perché il cuore le batta tanto forte quando Henry Gurbstick della contabilità la guarda o le si avvicina, Betty si prepara ad affrontare cambiamenti importanti nella sua vita. Per fortuna, l’affetto della sua famiglia la aiuterà a superare qualunque difficoltà. E il calore dell’atmosfera natalizia, unito ai buoni propositi per l’anno che verrà, faranno il resto…

Ugly Betty: ogni venerdì sera su FoxLife

Sono solo bambini! Parte 2

venerdì, dicembre 21st, 2007

Riesce a malapena a camminare a carponi, e i suoi occhioni spalancati e curiosi sono l’emblema dell’innocenza. La piccola Maggie è il cucciolo indifeso di Casa Simpson. I suoi passatempi preferiti sono ruzzolare qui e lì (inciampando a più non posso nella sua tutina celeste), e fare “ciup ciup” con il suo inseparabile ciuccio, che abbandona solamente per due impellenti priorità: mangiare e…ruttare! (molti credono che quando Maggie rutta, pronunci il nome di suo fratello Bart). Come tutti i cuccioli di uomo, Maggie ha il vizio di mangiucchiare tutto ciò che trova. Tra le varie cose ricordiamo: un gamberetto fritto; il ciuccio di Krusty; il dito mozzato di Bart; un pezzo degli scacchi; una sigaretta; un ciuccio con diamante; un dente gigante; diversi pesci.

Ma la piccola Maggie è davvero un neonato come tutti gli altri? Ovviamente no! Anche se la sua stramba famiglia sembra non accorgersene, Maggie è una bambina molto, molto speciale. In più di un’occasione ha dimostrato, ad esempio, di avere un vero talento per le armi da fuoco (nonché una mira invidiabile). In una puntata salva la vita a suo padre Homer sparando a dei gangster, con un fucile che tiene nascosto sotto il suo lettino, dalla finestra della sua cameretta, mentre in un’altra puntata spara addirittura al Signor Burns!

Maggie ha parlato in una sola occasione in tutta la sua vita, pronunciando la parola “papà”, senza però essere sentita da nessuno dei membri della sua famiglia (per sottolineare l’eccezionalità dell’evento è stata chiamata Elizabeth Taylor per il doppiaggio). In un’altra occasione Maggie ha pronunciato le parole “Papà-paparinolo”, rivolte a Ned Flanders che l’aveva adottata. Ma se la piccola si esprime poco a parole,  non sono rari i casi in cui la vediamo fare cose davvero straordinarie (come rompere un toast con un colpo di karate).

In una puntata la vediamo scrivere “E=MC2” con i suoi cubi giocattolo, mentre in un’altra addirittura la parola “Redrum”. Maggie è in grado di suonare “Dancer of the Sugar Plum Fairies” con il suo xilofono giocattolo, nonché di comunicare con gli orsi.

Certo, Maggie è pur sempre una baby-Simpson, e un pizzico dei geni di papà Homer è comunque presente. L’indole non troppo acuta del padre è ravvisabile in diversi momenti: quando Maggie applaude alla morte di Pucci, o quando lotta contro Il piccolo aiutante di Babbo Natale e Palla di Neve 2 per una polpetta caduta a terra; non è raro poi che la piccola Maggie si ritrovi in area a roteare appesa alle pale del ventilatore!

Una piccola curiosità: nella sigla di apertura, Maggie viene prezzata 847,63 dollari. Sembra che Matt Groening una volta abbia affermato che questo è il costo mensile medio per il mantenimento di un neonato negli Stati Uniti.

Fonti:
Wikipedia
www.snipp.org

Hai letto anche Sono solo bambini. Parte 1?

Stargate SG-1 – Piccolo, grande schermo

venerdì, dicembre 21st, 2007

Io c’ero: un sabato sera dell’inverno del lontano 1994, vidi sul grande schermo Stargate, diretto da un Roland Emmerich pre-Godzilla e pre-Indipendence Day e interpretato da un James Spader che, fatemi sfogare, ai tempi aveva il suo perché, come si dice. Spader era uno scienziato, e Kurt Russell un colonnello dell’esercito messo a capo di una missione top secret in cui i militari si servivano dello Stargate, misterioso strumento a metà fra il portale interdimensionale e un “semplice” mezzo di trasporto, per visitare un lontano pianeta. Il tutto mentre cercavano di evitare la minaccia degli spietati alieni Goa’uld…

Il film, costato intorno ai 55 milioni di dollari, ne incassa oltre 70 nei soli Stati Uniti. Nell’aria già si sente odore di sequel, quando a qualcuno viene in mente di trarne una serie tv. Quel “qualcuno” sono Brad Wright (Highlander) e Jonathan Glassner (21 Jump Street), che tre anni dopo il debutto cinematografico di Stargate assistono con soddisfazione ad un favorevole esordio televisivo di Stargate SG-1. Un favorevole esordio destinato ad essere seguito da ben 10 fortunate stagioni, in cui il colonnello Jack O’Neill (interpretato sul piccolo schermo da Richard Dean “MacGyver” Anderson), insieme a Samatha Carter (Amanda Tapping), Daniel Jackson (Michael Shanks) e tanti altri personaggi (primo fra tutti Teal’c, interpretato da Christopher Judge) hanno intrattenuto i telespettatori con fantastiche avventure.

In Stargate SG-1 ci sono tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di Star Trek: incontri con razze aliene più o meno ostili, rappresentazione di possibili scenari futuri, sogni tecnologici, riflessioni sull’evoluzione dell’uomo… La sostanziale differenza fra la premiata ditta dell’Enterprise e quella dello Stargate sta nel fatto che la seconda tiene… i piedi ben piantati per terra. O meglio: per Terra.

Tutto ciò che Jack O’Neill e la sua squadra fanno ha l’unico compito di salvaguardare la sicurezza del nostro pianeta, oltre che di accrescerne la conoscenza. Inoltre, la squadra SG-1 è una squadra militare, con tutto ciò che ne consegue: ordini a volte incomprensibili e a volte discutibili, ordini che vengono “dall’alto”, rigida gerarchia, procedure spesso rallentate da un’assurda burocrazia. Stargate è una serie sci-fi… molto terrena. Ecco svelato il segreto del suo successo.

L’unione di fantascienza e “realtà umana”, sottolineata anche da personaggi eroici, che hanno dato un volto umano all’esercito, ha contribuito a fare di Stargate SG-1 una grande serie. In cui tutto (dalla regia alla fotografia, dagli effetti speciali ai costumi) è sempre stato curato con la massima attenzione. Per averne conferma, vi basta fare una visitina a HyperSG1, un ottimo sito realizzato dai fans italiani della serie, in cui troverete tutto ciò che riguarda il fantastico mondo di Stargate. E in cui potrete scoprire tutti i dettagli che hanno fatto di un film una grande serie. Alla faccia del “piccolo” schermo…

Chiara Poli

The O.C. – La stagione del cambiamento

venerdì, dicembre 21st, 2007

Nella prima stagione li abbiamo conosciuti: Seth, Ryan, Summer, Marissa, Sandy, Kirsten, Julie… Li abbiamo visti alle prese con nuove e vecchie relazioni, con scelte più o meno difficili e soprattutto con amori più o meno tormentati. Il debutto televisivo di The O.C., come tutti saprete, è stato un grandissimo successo. I teenagers di tutto il mondo impazzirono per i protagonisti, l’atmosfera glamour e ricercata, l’ambientazione, le scenografie e i costumi mozzafiato, la colonna sonora infarcita di hits. Tanto che la stampa americana iniziò a parlare della serie come del “nuovo Beverly Hills 90210”.

Creata da Josh Schwartz (attualmente impegnato in due nuovi, e già fortunati, progetti: Gossip Girl e Chuck) nel 2003, la serie è ambientata a Orange County (O.C., appunto) e ruota attorno alle vicende della famiglia Cohen e della famiglia Cooper, a loro volta “circondate” da una nutrita schiera di personaggi… e di complicazioni. Dopo la presentazione dei protagonisti e dello stile di vita di Newport Beach, nella prima stagione, il secondo ciclo della serie si apre con una situazione piuttosto drammatica. Ryan vive a Chino insieme a Theresa, Seth si allontana da casa contro il volere dei genitori e decide di stabilirsi a Portland e Lindsay, figlia illegittima di Caleb Nichols, si presenta a Newport Beach…

Eventi sufficienti a complicare la vita dei protagonisti per una stagione, penserete. E invece no. C’è ben altro: Marissa finisce per intrecciare una relazione con Alex, che prima usciva con Seth. Theresa lascia Ryan dicendogli – mentendo – di aver perso il bambino, e una volta a casa Ryan inizia a frequentare Lindsay. Che si scopre essere la sorellastra di Kristen, ovvero una sorta di madre adottiva per Ryan… E per finire il fratello di Ryan, Trey, dopo essere uscito di prigione finisce addirittura per tentare di violentare Marissa. Che per tutta risposta… gli spara.

È così che ci prepariamo ad assistere alla terza stagione, in onda su Fox dal 26 dicembre ogni mercoledì alle 21.00. Una stagione che si concentra proprio su Marissa, protagonista dell’ultimo sconvolgente colpo di scena della stagione 2. È indiscutibilmente lei, che precipita in un baratro di disperazione dopo l’incidente con Trey, la star di questi nuovi episodi ricchissimi di eventi drammatici. Il senso di colpa, che fa da filo conduttore a gran parte della narrazione, viene esplorato sotto diversi punti di vista e ci racconta come la disperazione, in mancanza di un carattere sufficientemente forte, possa portare una persona alle scelte più pericolose. E sarà proprio Marissa a diventare il simbolo di questa concreta – e spiacevole – possibilità.

Il tutto mentre i suoi compagni d’avventura dovranno prepararsi ad un drastico cambiamento, che rivoluzionerà le loro vite. E insieme a loro, anche i fans della serie dovranno prepararsi ad un susseguirsi di eventi che porteranno ad una tragica conclusione. Anche “grazie” all’intervento di nuovi personaggi, come Kevin Volchok, interpretato da Cam Gigandet (già visto in Jack & Bobby) o come Johnny Harper (Ryan Donowho, Una casa alla fine del mondo).

Preparatevi, quindi, ad assistere alle novità di Orange County, che prepareranno il terreno per il gran finale (la quarta ed ultima stagione).
Fra un party in abito lungo e un violento litigio domestico, The O.C. continua a mescolare dramma, romanticismo e un pizzico di “stile soap” per intrattenere il suo giovane pubblico. E, come sempre, promette di stupirvi con “eventi speciali”…

Chiara Poli

Nuovo reality per Natale

venerdì, dicembre 21st, 2007

Il 25 Dicembre parte su FoxLife la prima stagione del reality britannico Three Fat Brides, One Thin Dress (da noi Tre spose large per un abito small), in onda per tre martedì consecutivi alle ore 21.55.

In questo nuovo reality a sfidarsi sono tre spose con problemi di linea, disposte a tutto pur di dimagrire ed entrare nel vestito da sposa dei loro sogni.
Le tre donne, sotto la supervisione di Gillian McKeith, guru delle diete, si sottopongono a un rigidissimo programma alimentare per otto settimane. Solamente colei che riuscirà a dimagrire “meglio” avrà in premio il vestito da sposa dei suoi sogni.
Ce la faranno le nostre concorrenti a resistere alle pressioni di Miss McKeith e arrivare al fatidico giorno del matrimonio felici, contente…e in forma?

Per saperne di più:
http://www.channel4.com/entertainment/tv

 

C.S.I.: New York – Gary Sinise: passione per la recitazione

giovedì, dicembre 20th, 2007

Di film ne ha interpretati davvero tanti. E io credo di averli visti quasi tutti: mi ricordo, ad esempio, Uomini e topi, Gli irriducibili, Forrest Gump, Apollo 13, Il miglio verde, Omicidio in diretta, Mission to Mars, The Forgotten… Ma le sue interpretazioni che mi sono rimaste più impresse sono quella del detective corrotto in Ransom – Il riscatto e quella di Stu Redman, uno dei personaggi-chiave della trasposizione televisiva del mio romanzo preferito di Stephen King: L’ombra dello scorpione.

In ogni singolo film, e in ogni episodio televisivo in cui è apparso come guest star (Frasier, Hunter, Crime Story), Gary Alan Sinise ha sempre dato il meglio di sé. È uno di quegli attori che, non so come, riescono a trasmetterti la loro totale partecipazione, il loro totale coinvolgimento in quello che fanno.
Originario di Blue Island, in Illinois, Gary vive un’adolescenza piuttosto problematica: frequenta il “giro” delle bande cittadine, non si impegna per nulla a scuola, coglie ogni occasione per comportarsi da perfetto ribelle. Una bella gatta da pelare per i genitori, insomma.

Ma poi, grazie alla passione che gli viene trasmessa a scuola dall’insegnante di recitazione, Gary rimane affascinato dall’idea di diventare un attore e… mette la testa a posto. Nel 1974, insieme agli amici Terry Kinney (Tim McManus in Oz) e Jeff Perry (Thatcher Grey in Grey’s Anatomy) fonda a Chicago la Steppenwolf Theatre Company, che nel giro di qualche tempo si costruisce un’ottima reputazione. Oltre a recitare, Gary si cimenta nella direzione di diverse produzioni teatrali della compagnia, riscuotendo sempre un grande successo e recensioni positive.

Nel 1986 passa alla regia televisiva dirigendo due episodi di Crime Story (in cui compare anche come attore). Il debutto sul grande schermo, dopo diversi film tv, arriva nel 1992 con Vicino alla fine, war movie ambientato in Francia nel 1944 in cui Gary recita accanto a Kevin Dillon, Peter Berg e John C. McGinley, tutti destinati a diventare star della tv (rispettivamente con Entourage, High School Team e Scrubs).

Da lì in poi, la strada è tutta in discesa. E dopo moltissime partecipazioni cinematografiche, che lo portano alla candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista per Forrest Gump e ad altri importanti riconoscimenti (un Emmy per la miniserie George Wallace e un Golden Globe per il film tv Truman), Gary Sinise decide di accettare un ruolo fisso per il piccolo schermo.

Nel 2004 veste i panni del detective Mac Taylor, protagonista del secondo spin-off di C.S.I.: C.S.I. – New York. E la sua popolarità sale alle stesse. Fin dall’episodio pilota, in cui scopriamo che ha perso la moglie nella tragedia dell’11 settembre, il personaggio di Mac Taylor ci incanta con la sua sensibilità, la sua professionalità e la sua incapacità di trasformarsi in un uomo freddamente razionale. I sentimenti, i ricordi e ogni genere d’emozione accompagnano Mac Taylor nel corso di tutte le sue indagini, consentendogli di svolgere ancora meglio il proprio lavoro: le sue capacità scientifiche non vengono assolutamente “minacciate” dalla sua umanità, al contrario.

Muovendosi in una New York fredda, anzi gelida, che lo costringe a scoprire il lato più oscuro dell’uomo, Mac Taylor ci guida alla ricerca di una pace interiore che lui spera ancora di poter trovare. Il dolore che ha conosciuto lo ha reso un detective migliore, vicino alle vittime e alle loro famiglie e determinato, al contrario dei suoi colleghi di Las Vegas e Miami, a concentrarsi sempre anche sul “perché” di ogni caso su cui indaga, oltre che sul “come”.

Impresa in cui Mac Taylor riesce alla perfezione, in ogni episodio. Grazie anche al talento di Gary Sinise, la cui passione per la recitazione ha rappresentato l’occasione di abbandonare “la strada sbagliata” per intraprendere quella giusta… Buon per lui. E buon per noi.

Fonti:
IMDb
NetGlimse
Leggi gli altri articoli su CSI New York

Desperate & Brothers: A proposito di ieri– episodio 3

giovedì, dicembre 20th, 2007

A tutti piace giocare. Almeno finché qualcuno non si fa male, dice Mary Alice Young. Parole sante. Sicuramente anche voi avrete qualche amico fissato con intollerabili serate a tema, tipo la proiezione-commento di 682 diapositive dell’ultima vacanza in Tibet. È comprensibile, quindi, che le nostre amiche di Wisteria Lane facciano di tutto per evitare l’atroce serata dei mimi di Susan Mayer. Che, questa volta, si rivela un disastro su tutta la linea.

La presenza di Katherine incuriosisce tutte, soprattutto dopo le rivelazioni di Bree, e il party di Susan è l’evento catastrofico attorno a cui ruotano i nuovi sviluppi di Desperate Housewives. Lynette si presenta sotto l’effetto della marijuana, con cui sua madre Stella ha farcito dei deliziosi brownies, e finisce per mimare il tentato suicidio di Edie per indicare il titolo del film Impiccalo più in alto. Una sequenza che mixa comicità e cattivo gusto in modo memorabile. Bree affronta la preoccupazione per Danielle, reduce da un incidente che potrebbe avere gravi conseguenze. Susan non capisce perché Bree le abbia mentito sul nome del suo ginecologo, spedendola in un posto che tutto sembra fuorché uno studio medico. Gabrielle scopre che Carlos e Edie sono fidanzati e si infuria, oltre a scatenare la gelosia di Katherine per il marito Adam.

Insomma: vi sfido a citarmi una festa con esiti più disastrosi per il “buon vicinato”… Del resto, questa serata in casa Mayer era praticamente inevitabile: gli americani adorano il gioco dei mimi e presto o tardi, alla prima occasione, lo “infilano” praticamente in tutti i telefilm. Poco male, visto che i fans di Desperate Housewives adorano i segreti, i battibecchi fra le vicine e ogni occasione per scatenare gli abitanti di Wisteria Lane: quale occasione migliore di un party a base di sciarade?

Con questo nuovo episodio, la serie di Marc Cherry si conferma divertente ed irriverente come in passato. Il mistero legato alla famiglia Mayfair passa in secondo piano, stavolta, di fronte alle piccole guerriglie domestiche attorno a cui ruotano gli episodi della nuova stagione. Una stagione che si allontana leggermente dalla formula di quelle precedenti, concentrandosi ancora di più sui personaggi e sull’attualità (alla fine dell’episodio, Susan e Bree affrontano l’argomento “figli in età non più giovanissima”: un argomento legato anche a Marcia Cross, l’interprete di Bree, che ha avuto due gemelli all’età di 45 anni).

Anche la nuova stagione di Brothers & Sisters è strettamente legata all’attualità. In parte per via della guerra, che riconduce al dramma di Justin ed offre anche lo spunto per trattare il delicato tema della tossicodipendenza, e in parte per i riferimenti ai rapporti fra politica e mass media. Uno degli eventi più importanti dell’episodio in onda ieri sera, infatti, è quello che vede protagonista Courtney, la ex moglie di Robert McCallister, che ha deciso di farsi intervistare in tv da Larry King per raccontare la sua verità sul divorzio. Una mossa che distruggerebbe la campagna elettorale di Robert.

Per questo, sia Robert che Kitty tentano di dissuadere la donna. Ed è proprio Kitty, grazie ad un astuto bluff, ad avere la meglio. Courtney non si presenta da King, ma lo spunto per riflettere sul ruolo incredibilmente potente esercitato dai mezzi di comunicazione non può lasciarci indifferenti. Così come non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla scelta di Justin, che alla fine cede alle pressioni di Nora e accetta di assumere dei narcotici per contrastare il dolore alla gamba. E non possiamo rimanere indifferenti nemmeno di fronte agli sviluppi della vita privata di Tommy, che dopo aver subìto fastidiose insinuazioni da parte di suo suocero, vede la moglie Julia allontanarsi per un po’ insieme alla piccola Lizzie.

Come sempre, anche questo nuovo episodio di Brothers & Sisters mette i membri della famiglia Walker al centro di nuove, complicate situazioni che tutti devono gestire come meglio possono, spingendoci a chiederci come ci comporteremmo noi se fossimo nei loro panni.
Con ogni probabilità faremmo di tutto per distrarci. Magari impegnandoci per vincere un pupazzo di Ronald Reagan a tiratura limitata in un’asta on line…

Kyle XY – Una storia lunga dieci anni

giovedì, dicembre 20th, 2007

Kyle XY è un serial di successo, successo che ha riscosso fin dal suo debutto nell’estate del 2006.
Anche se la serie è di recente produzione in realtà lo show è stato ideato dai suoi creatori, Eric Bress e J. Mackye Gruber, nel lontano 1996.

Kyle XY era già stato comprato dalla ABC nel 2000, ma è stato solo dopo il successo planetario di Lost che si è deciso di dargli il via libera.

Strano ma vero, tutta la carriera di Bress e Gruber è stata un po’ troppo in anticipo sui tempi. I due hanno scritto per quasi sette anni prima di vendere qualcosa. Sono stati costretti ad auto-prodursi il loro primo lungometraggio (Blunt) per poter veder realizzate le loro idee. E, nonostante una vittoria al Festival di New York, i due si sono ridotti pressoché alla fame.

Poi, come in tutte le favole hollywoodiane, hanno incontrato una persona: Chris Bender, un giovane produttore illuminato, che ha creduto in loro. Chris veniva dal suo primo film, American Pie, e stava per produrre Final Destination. La sua carriera era partita benissimo.

Bress e Gruber gli fanno leggere il pilota di Kyle XY ed il copione di Butterfly Effect, un’altra storia a cui stavano lavorando da tempo.
Colpo di fulmine: Bender vuole produrre entrambi i progetti. Vende il primo alla ABC e prova a sviluppare il secondo con diverse case di produzione. Gli anni passano e, nonostante i loro sforzi, nessuno è disposto a crederci. Le storie di Bress e Gruber vengono considerate strane e troppo rischiose.

Nel frattempo i due scrivono il sequel di Final Destination e Bender arriva al terzo capitolo di American Pie.

Nel 2003, all’improvviso, la situazione si sblocca e non solo Bender riesce a produrre Butterfly Effect ma fa di Bress e Gruber anche i registi e, nel ruolo da protagonista, si aggiudica anche un Ashton Kutcher in ascesa verso lo stardom. Il successo di critica e di pubblico è planetario.

L’anno successivo Bender produce un successo dietro l’altro: The Ring 2, Quel mostro di suocera e A History of Violence di David Cronenberg. In mezzo ai suoi tanti impegni riesce ad avere il via libera anche per Kyle XY. Richiama i vecchi amici e… il resto è storia.

Leggi gli altri articoli sulla serie


 

Oltre le siepi di Wisteria Lane – Carlos & Gabrielle

mercoledì, dicembre 19th, 2007

Sarà per il suo fascino latino, o per quel suo atteggiamento da uomo tutto d’un pezzo. Sarà per l’ammontare del suo patrimonio, che tra Conti Bancari alle Isole Fijii e banconote nascoste sotto il materasso, presenta un numero indefinibile di zeri. Sarà anche un pò per quella barbettina leggermente incolta, o per quello sguardo da ex-ergastolano; fatto sta che Carlos Solis è indubbiamente uno degli uomini più contesi di Wisteria Lane.

Persino la sua ex moglie Gabrielle, ormai sposata con il futuro Sindaco di Ferview, sembra intenzionata a riprenderselo. D’altronde, quale altro uomo è in grado di tenerle testa così duramente, trasformando ogni sua giornata in una avventurosa sfida a colpi di vendetta? Eh gia, l’amore tra Gabrielle e Carlos è sempre stato un continuo contrattare, un gioco d’affari in cui un bacio ha il suo prezzo di mercato, e l’apparenza si paga con una macchina da centomila dollari (d’altronde, avere accanto una moglie come Gabrielle Solis ‘ti fa fare la tua figura’). Insomma,  i due sembrano fatti l’uno per l’altra…c’è poco da fare.

E nonostante alcune “interferenze” del cuore, tra cui un avvenente giardiniere, una incarcerazione, arresti domiciliari, un divorzio, un fallimento pubblico, Gabrielle e Carlos non hanno mai smesso di amarsi. A modo loro, naturalmente. Tanto da essere disposti a rischiare tutto ciò che hanno in nome del loro amore “clandestino”. 

E allora noi facciamo il tifo per questi “Bonnie & Clyde” di Wisteria Lane, sperando che Edie tolga le sue grinfie da Carlos, e che Gabrielle riesca a liberarsi dal suo nuovo, noiosissimo marito.

Leggi anche Oltre le siepi di Wisteria Lane: alla scoperta delle Casalinghe Disperate – Gabrielle Solis

E non perdere l’appuntamento stasera alle h 21!

 

Born in the U.S.A. – Speciale Golden Globes

mercoledì, dicembre 19th, 2007

Quella dei Golden Globes è una vera e propria tradizione americana: pensate che la prima edizione risale al 1943, subito dopo la fondazione della Hollywood Foreign Correspondents Association da parte di 8 giornalisti stranieri. Oggi, oltre sessant’anni dopo, l’associazione (ribattezzata Hollywood Foreign Press Association) fa affidamento su un grande prestigio. Ogni anno i Golden Globes fanno da “apripista” agli Oscar, fornendo importanti indicazioni sui film più premiati. Ma dicono la loro anche sul mondo della tv, ribaltando o confermando i giudizi degli Emmy Awards.

Insieme agli Emmy, gli “Oscar della tv” statunitense, i Golden Globes sono quindi i premi più ambiti anche per le star del piccolo schermo. Il prossimo 13 gennaio a Beverly Hills si svolgerà la 65° edizione dei Golden Globes, le cui nominations sono state rese note alla fine della settimana scorsa. E se sul fronte cinematografico si riscontra una pioggia di nominations per Charlie Wilson’s War e Sweeney Todd, su quello televisivo ci sono sorprese e candidati “scontati”. Non che si tratti di scelte banali, bensì di scelte quasi obbligate.

Come quelle per il miglior attore in una serie tv drammatica, ad esempio: il Michael C. Hall che ha dato vita ad uno straordinario Dexter non poteva certo mancare. Così come Hugh Laurie, l’amatissimo Dr. House. La cinquina di nominati viene completata da Bill Paxton, protagonista di Big Love, Jonathan Rhys Meyers, nominato per The Tudors, e Jon Hamm di Mad Men (serie ambientata a New York negli anni ’60, che racconta la storia di alcuni venditori “inventori” di nuove strategie di marketing).

Anche i nomi delle candidate al titolo di miglior attrice drammatica erano piuttosto prevedibili: non mancano Sally Field (già premiata agli Emmy) per Brothers & Sisters, Patricia Arquette per Medium, Glenn Close per Damages, Edie Falco per I Soprano e Kyra Sedgwick per The Closer. Accanto a loro, anche Minnie Driver per The Riches e Holly Hunter per Saving Grace.

Agguerrita anche la “gara” fra gli aspiranti al titolo di miglior attore per il genere comedy. I candidati maschili sono Alec Baldwin per 30 Rock, il ritrovato David Duchovny di Californication, la “new entry” Lee Pace di Pushing Daisies e gli immancabili Steve Carell (The Office) e Ricky Gervais (Extras). Sul fronte migliore attrice, invece, per ritirare l’ambito premio dovranno vedersela fra loro l’Ugly Betty America Ferrera (reduce da un Emmy – foto), la mamma spacciatrice di Weeds, Mary-Louise Parker, la sempre brava Tina Fey di 30 Rock, Anna Friel di Pushing Daisies e Christina Applegate, protagonista di Samantha Who?.

E arriviamo così alle nominations per i premi più ambiti: quelli riservati alle migliori serie. Cominciamo dal genere musical or comedy. I candidati sono: 30 Rock, storia di una donna (Liz Lemon, interpretata da Tina Fey) a capo di un gruppo di autori che lavorano ad un programma tv incentrato sul personaggio di Jenna Maroney (Jane Krakowski). Liz si trova in difficoltà quando il nuovo dirigente del network (Alec Baldwin) decide di imporre la presenza nello show dell’attrice Tracy Jordan (Tracy Morgan), che non fa altro che combinare guai…; Entourage, racconto delle avventure della nuova star di Hollywood Vincent Chase (Adrian Grenier) e del suo… entourage, appunto, composto da suo fratello e da alcuni inseparabili amici; Californication, in cui David Duchovny è Hank Moody, celebre scrittore newyorkese che si trasferisce a Los Angeles per occuparsi dell’adattamento cinematografico di uno dei suoi romanzi; Extras, l’irresistibile mix fra reality show e fiction in cui Ricky Gervais interpreta un attore che lavora come comparsa mentre sogna la grande occasione per “sfondare” e Pushing Daisies, bizzarra storia di Ned, che ha il dono di riportare in vita i defunti, a patto di rispettare alcune regole…

I candidati al titolo di migliore serie tv drammatica, invece, sono: Grey’s Anatomy, Dr. House, Big Love (tutte già trasmesse in Italia dai canali Fox), Mad Men (alla cui trama ho accennato parlando della candidatura di Jon Hamm), The Tudors (incentrata sul regno – e la complessa vita amorosa – di Enrico VIII) e l’apprezzatissima novità dell’anno, Damages (nuovo legal drama con Glenn Close).

Grande escluso (inspiegabilmente, aggiungerei): Lost. Accompagnato da diversi altri titoli trascurati dall’Academy, come 24, Desperate Housewives, Heroes, Battlestar Galactica (ma la fantascienza, si sa, viene tradizionalmente ignorata dai premi più prestigiosi), Boston Legal (parzialmente “riscattato” dalla candidatura di Shatner come miglior attore non protagonista), High School Team e tanti altri. Come sempre, le scelte deludono qualcuno e soddisfano qualcun altro. Ma ricordiamoci che siamo solo all’inizio, cioè alle nominations: dobbiamo ancora scoprire chi, fra i candidati, conquisterà gli ambiti Globi d’oro. E per scoprirlo dobbiamo attendere il 13 gennaio. Poi, avremo modo di commentare anche la lista di vincitori e vinti…

La lista completa delle nominations televisive per i Golden Globes 2008:

Miglior serie (Drama)
Big Love
Damages
Grey’s Anatomy
Dr. House
Mad Men
The Tudors

Miglior serie (Musical/Comedy)
30 Rock
Californication
Entourage
Extras
Pushing Daisies

Miglior attore protagonista (Drama)
Michael C. Hall (Dexter)
Jon Hamm (Mad Men)
Hugh Laurie (Dr. House)
Bill Paxton (Big Love)
Jonathan Rhys Meyers (The Tudors)

Miglior attrice protagonista (Drama)
Patricia Arquette (Medium)
Glenn Close (Damages)
Minnie Driver (The Riches)
Edie Falco (I Soprano)
Sally Field (Brothers & Sisters)
Holly Hunter (Saving Grace)
Kyre Sedgwick (The Closer)

Miglior attore protagonista (Musical/Comedy)
Alec Baldwin (30 Rock)
Steve Carell (The Office)
David Duchovny (Californication)
Ricky Gervais (Extras)
Lee Pace (Pushing Daisies)

Miglior attrice protagonista (Musical/Comedy)
Christina Applegate (Samantha Who?)
America Ferrera (Ugly Betty)
Tina Fey (30 Rock)
Anna Friel (Pushing Daisies)
Mary-Louise Parker (Weeds)

Miglior miniserie o film tv
The Company
Five Days
Longford
The State Within
Bury My Heart at Wounded Knee

Miglior attore in una serie tv, miniserie o film tv
Jason Isaacs (The State Within)
James Nesbitt (Jekyll)
Jim Broadbent (Longford)
Adam Beach (Bury My Heart at Wounded Knee)
Ernest Borgnine (A Grandpa for Christmas)

Miglior attrice in una serie tv, miniserie o film tv
Sissy Spacek (Pictures of Hollis Woods)
Ruth Wilson (Jane Eyre)
Queen Latifah (Life Support)
Debra Messing (The Starter Wife)
Bryce Dallas Howard (As You Like It)

Miglior attore non protagonista in una serie tv, miniserie o film tv
Ted Danson (Damages)
Kevin Dillon (Entourage)
Jeremy Piven (Entourage)
Andy Serkis (Longford)
William Shatner (Boston Legal)
Donald Sutherland (Dirty Sexy Money)

Miglior attrice non protagonista in una serie tv, miniserie o film tv
Rose Byrne (Damages)
Rachel Griffiths (Brothers & Sisters)
Katherine Heigl (Grey’s Anatomy)
Anna Paquin (Bury My Heart at Wounded Knee)
Jaime Pressly (My Name is Earl)
Samantha Morton (Longford)

Chiara Poli