È una situazione piuttosto classica, ma non per questo meno apprezzata dal pubblico. Una “situazione” che si svolge di solito in tre atti: è stato commesso un crimine; sono state svolte delle indagini; ci sono diversi sospettati e, alla fine, l’investigatore di turno (sia esso Il tenente Colombo, La signora in giallo Jessica Fletcher, Ellery Queen o il teutonico Ispettore Derrick ) riunisce tutti i possibili colpevoli in una stanza, ricostruisce con dovizia di particolari l’accaduto e spinge il colpevole all’inevitabile confessione. Una struttura classica per un genere televisivo, quello del giallo, altrettanto classico. Un genere che, come spesso accade nel caso del piccolo schermo, trae le proprie radici da una corrente letteraria.
Per Ellery Queen, questo è più vero che mai: il celebre investigatore nasce dalla penna di due cugini di New York che alla fine degli anni ’20 si inventarono un personaggio destinato ad entrare nella storia.
Un personaggio che, dopo tanti romanzi, racconti e avventure cinematografiche (interpretate principalmente da Ralph Bellamy), approda sul piccolo schermo.
In momenti diversi. La sua prima volta in tv risale infatti al 1950, con una serie composta da due stagioni in cui i panni del celebre investigatore sono indossati da Lee Bowman, già visto sul set della storica serie Studio One e destinato a partecipare, in ruoli minori, anche a diversi altri show di grande successo, come 77 Sunset Strip e Il fuggitivo.
La seconda apparizione televisiva di Ellery, che questa volta ha il volto di Hugh Marlowe, si concretizza in una quarantina di episodi trasmessi a partire dal 1954. Marlowe, il cui nome è davvero “tutto un programma” (si chiama come un altro celebre detective letterario, Philip Marlowe, creato da Raymond Chandler e portato più volte sullo schermo da Humphrey Bogart), farà anche lui parte del cast di Studio One. Inoltre, fra il 1959 e il 1965 interpreterà un personaggio minore in un’altra storica serie tv: Perry Mason.
Quattro anni dopo Marlowe, tocca prima a George Nader (Alfred Hitchcock presenta, La legge di Burke) – per un solo episodio – e poi a Lee Philips stupire il pubblico con le brillanti deduzioni di Ellery, in un’altra serie-sequel composta da una sola stagione. Philips, che prese poi parte ad una moltitudine di film e serie tv (Perry Mason, Alfred Hitchcock presenta, Il dottor Kildare, Ai confini della realtà, Flipper, Una famiglia americana…) iniziò nello stesso anno, il 1958, anche una fruttuosa carriera di regista. Philips ha infatti firmato la regia di un’infinità di successi televisivi (da La famiglia Partridge a The Andy Griffith Show, da M.A.S.H. a Dynasty).
Quasi vent’anni dopo, nel 1975, preceduta da un film tv di enorme successo, arriva la serie interpretata da Jim Hutton (Ellery) e David Wayne (suo padre Richard). Nel giro di pochi mesi, il nome di Hutton si lega indissolubilmente all’immagine di Ellery Queen, nonostante l’attore – tragicamente scomparso in seguito ad una grave malattia – abbia girato solamente 22 episodi in totale.
22 episodi che rivediamo sempre volentieri su FoxCrime, per tornare ogni volta ad immergerci in quell’irresistibile atmosfera fatta di battute intelligenti, ragionamenti che ci seducono e – non ultime – conclusioni che ci conducono sempre verso un lieto fine. Perché anche quando è stato commesso un atroce delitto, Ellery e Richard Queen fanno in modo di lasciarci con il bel ricordo di un giallo “come si deve”.
Chiara Poli
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