Inauguriamo il nostro nuovo appuntamento con gli speciali dedicati ai vampiri di cinema, tv e letteratura con un doveroso omaggio al vampiro “per eccellenza”: il Conte Dracula…
Il fascino del vampiro si nutre del più grande dei paradossi. Il vampiro non è (più) un essere umano, eppure è il più straordinario degli esseri umani. Vive da anni, spesso da secoli. In qualche occasione, perfino da millenni. Ha assistito in prima persona agli eventi storici più importanti. Ha memoria delle pulsioni umane e degli affetti di quando era in vita. Riconosce, insomma, il mondo e le persone che lo circondano.
Il vampiro è un morto vivente, ma non è affatto come uno zombie privo di memoria, intelligenza o sentimenti. Il vampiro non è altro che un uomo immortale e libero dalle briglie della moralità e delle convenzioni sociali. Il vampiro, in fondo, rappresenta tutto ciò che noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di essere.
Ecco perché è così facile riconoscere nell’opera dell’irlandese Bram Stoker, pubblicata per la prima volta nel 1897, una sottile analisi della società vittoriana. Dracula, romanzo epistolare destinato a diventare uno dei romanzi horror più popolari di tutti i tempi, era in realtà una metafora delle repressioni di un’epoca in cui sesso, sensualità, spensieratezza e spontaneità venivano censurate.
La storia di Dracula venne ispirata dalla figura storica del principe Vlad III di Valacchia, soprannominato “l’impalatore” per la crudeltà mostrata verso i nemici, ma conosciuto anche come “dracul” (dragone, ma anche demonio). Vlad III perse la vita nel 1478 (1476, secondo alcune fonti) in una di quelle ferocissime battaglie contro i Turchi, nemici del Cristianesimo, che gli avevano procurato l’iniziale ammirazione del Papa Pio II.
Quel capolavoro di cinematografia – nonché “enciclopedia vampiresca” del cinema – firmato da Francis Ford Coppola nel 1992 ed intitolato Bram Stoker’s Dracula, si apre proprio con un antefatto storico (drammatizzato a fini narrativi) che illustra le gesta di Dracul. Al ritorno dall’ennesima battaglia contro i turchi, Vlad trova l’amata moglie morta suicida per la falsa notizia della sua uccisione. La rabbia di Vlad si trasforma nel rinnegamento della religione cristiana e di tutti i suoi simboli. Il demonio tradito promette di tornare dalla morte per vendicarsi, traendo forza dal sangue: l’unica, vera linfa vitale.
La premessa storica, assente nel romanzo di Stoker, è solo il primo dei cambiamenti apportati da Coppola. Sebbene lo svolgersi degli eventi venga riproposto in maniera piuttosto fedele, la natura di gran parte dei personaggi nel film viene radicalmente cambiata. L’Abraham Van Helsing di Anthony Hopkins è un vigoroso ed irriverente cacciatore, in contrasto con la figura riflessiva e “cervellotica” di Stoker. La Lucy di Sadie Frost è maliziosa e provocatoria, al contrario dell’angelo innocente di Stoker. Ed il Dracula di Gary Oldman – uno dei migliori mai visti sullo schermo – sa essere romantico e capace di un grande amore, al contrario della creatura mostruosa e senz’anima di Stoker.
Sia per Stoker per che Coppola, però, il vampiro rappresenta la figura dell’aristocratico decaduto, depredato dei propri diritti nobiliari e determinato a riappropriarsi di ciò che gli appartiene: la stirpe immortale. Per farlo, Dracula si serve di poteri soprannaturali che lo trasformano nell’emblema dell’erotismo e della sensualità, attribuitagli da Bram Stoker per contestare l’opprimente moralità vittoriana.
Il Dracula di Stoker e di Coppola non è altro che l’incarnazione di tutti i tabù della società inglese e repressa che fa da sfondo all’azione. Il Dracula di Stoker e Coppola è il paradosso della gentilezza e dell’amore pronti a trasformarsi in atrocità in nome di un unico obiettivo: la sopravvivenza. Il vampiro prende i peccati del mondo sulle sue spalle e cerca di sfuggire ad un destino fatto di infelicità e di solitudine tramite la vendetta sui discendenti degli uomini che lo hanno ridotto in disgrazia.
Dracula è stato riconosciuto da molti studiosi come una delle più importanti espressioni dei dilemmi sociali e psicologici della fine dell’Ottocento. Il romanzo che ne narra la storia è un documento delle pressioni e delle inquietudini sociali. E la sua storia è destinata al fallimento perché per Dracula, come per l’inconscio, non ci potrà mai essere la soddisfazione finale: il desiderio rappresenta la sua stessa natura.
Dracula promette e dà la vita eterna tramite la resurrezione del corpo senza l’anima. Così facendo, si trasforma nel simbolo di un valore eterno che inverte il concetto cristiano della resurrezione: per lui, l’unico prezzo da pagare per l’immortalità – con tutto ciò che ne consegue – è la morte dell’anima.
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