Ecco la conclusione del nostro viaggio attraverso la storia del vampiro sul grande schermo
Il cinema moderno, dopo aver esplorato gli aspetti mostruosi, affascinanti, fantastici, irriverenti e bizzarri del vampiro, decide di soffermarsi su un lato che prima di allora non era stato considerato in maniera molto approfondita: l’aspetto psicologico del mostro. Vampiri tormentati dai sensi di colpa affollano di colpo gli schermi (cinematografici e televisivi) e le loro azioni mostruose trovano quasi una giustificazione nella sofferenza eterna e nel rifiuto con cui sono condannati a convivere. Lo sviluppo psicologico apre la strada all’utilizzo del vampirismo come metafora ancor più efficiente della società, dei valori morali, della repressione sessuale. Queste tematiche erano presenti già in Stoker, oltre un secolo prima, ma il cinema decide di appropriarsene davvero solo dopo aver dato fondo alla capacità del vampiro di terrorizzare gli spettatori.
Così, l’ennesima commistione di generi (perfino con il musical: Rockula, del 1990 e Dracula the Musical, del 1999), il riuscito ed innovativo cambio di registro di Dal tramonto all’alba (1996, seguito da due trascurabili sequel) ed i nuovi tentativi di mescolare horror e commedia (Amore all’ultimo morso, 1992, di John Landis; Buffy l’ammazzavampiri, 1992, firmato da Joss Whedon; Vampiro a Brooklyn, 1995, con Eddie Murphy in cerca di un successo di botteghino che non arriverà; Dracula morto e contento, 1995, con Leslie Nielsen) gli anni ’90 si preparano per la “rivoluzione”.
La svolta arriva con una data ed un nome precisi: l’anno è il 1992 ed il nome è quello di Francis Ford Coppola. Il suo Dracula di Bram Stoker (di cui abbiamo parlato qui) mette insieme un cast di grandi star per dar vita ad un film che, più che un horror, è una storia d’amore in cui l’elemento gotico lascia il posto a quello romantico. Il Dracula di Gary Oldman terrorizza ed uccide per rabbia e vendetta, mentre setaccia la Terra in cerca del perduto amore… E quando lo trova, in una giovane e virginale Winona Ryder, vuole solo isolarsi dal mondo per trascorrere l’eternità insieme alla sua sposa. Ma il fidanzato di Mina (Keanu Reeves) ed il nemico giurato di Dracula, Abraham Van Helsing (Anthony Hopkins), non sono d’accordo…
Il terreno, però, è pronto. E mentre Bela Lugosi, interpretato da un grande Martin Landau, ci racconta il suo declino in Ed Wood (1994), una delle scrittrici di genere più apprezzate firma la sceneggiatura della trasposizione cinematografica del suo Intervista col vampiro (1994). Lo spietato Lestat di Tom Cruise, che tortura e uccide per svago, per noia o semplice disprezzo per la vita umana, si contrappone al tormentato Louis di Brad Pitt, oppresso dal senso di colpa e pronto a dare un vigoroso colpo di spugna alla teoria secondo la quale i vampiri, una volta trasformati, perdono del tutto la loro umanità. Anche grazie al rapporto con la (spaventosa!) vampira bambina di Kirsten Dunst, che funge da “specchio” della sua anima.
Un anno dopo, Abel Ferrara si serve del bianco e nero e di un grande cast (Lily Taylor, Christopher Walken, Edie Falco, Michael Imperioli…) per girare The Addiction – Vampiri a New York che sottopone in modo esplicito il “grande quesito” agli spettatori: viste tutte le atrocità commesse dall’uomo nel corso dei secoli, verso i suoi simili e tutte le altre creature della Terra, l’umanità merita davvero di essere risparmiata? La risposta è a nostra discrezione. Ed il nodo centrale della storia di Ferrara è “scendere a patti con i propri, oscuri desideri”. Lo stesso nodo di Vampires (1998) di John Carpenter, in cui a dover fare i conti con la propria natura sono però i cacciatori, piuttosto che i vampiri. Un po’ come succede a Blade (1999), ovvero a Wesley Snipes nei panni del cacciatore – per metà uomo e per metà vampiro – destinato a diventare protagonista di una fortunata trilogia cinematografica caratterizzata da ritmo sostenuto, tanta azione e commistione con il genere fumettistico da cui il personaggio è tratto.
Nel frattempo, il nuovo millennio è arrivato. E mentre molte altre produzioni esplorano i vari aspetti della personalità vampiresca e continuano a mixare generi diversi (L’ombra del vampiro, 2000; Il mio amico vampiro, 2000; Il cacciatore delle tenebre, 2001; Desert Vampires, 2002; La regina dei dannati, 2002, ancora dalla Rice; Van Helsing, 2004; 30 giorni di buio, 2007, con il ritorno alla figura mostruosa del vampiro che consente di mettere in luce il meglio dell’uomo al momento del duello all’ultimo sangue), il nostro “riassunto” deve chiudersi. Resta lo spazio per altri soli 5 film, fondamentali per la comprensione dell’evoluzione della storia vampiresca al cinema. Dracula’s Legacy – Il fascino del male (2000) propone un’innovativa ed interessante lettura delle origini del vampiro (che non riporto, per non rovinare la sorpresa a chi vuole recuperare il film); La stirpe (2001) ci racconta i tentativi di sabotare la convivenza pacifica fra umani e vampiri, in una pellicola che ripropone esplicitamente lo scenario sociale della Seconda Guerra Mondiale; Underworld (2003) dà vita ad una nuova saga che si nutre del mito di vampiri e licantropi e nella quale il vampiro torna all’idealizzata figura romantico-tormentata grazie ad una triste ma incantevole Kate Beckinsale;
Io sono leggenda (2008 – foto) ci presenta un inedito Will Smith intento a ripercorrere le tappe dei suoi illustri predecessori cinematografici nel più recente adattamento del romanzo di Richard Matheson, che sceglie di “disumanizzare” del tutto i vampiri al contrario di ciò che era successo in 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra. Infine, Twilight (2008), di cui trovate una recensione approfondita qui, è il punto d’arrivo del nostro viaggio in termini “cronologici” e contenutistici: la nuova golden age del vampiro al cinema, in tv e in letteratura ha origine dal successo dei romanzi di Stephanie Meyer da cui Twilight è tratto. E che, potete scommetterci, continuerà a dare nuovi input alla “vita” del vampiro al cinema, in tv e in letteratura.
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