The Wire – Il terzo atto

Categorie:  Deep&Specials, cult
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Su Cult è arrivata la terza stagione, in prima tv, della serie che ci racconta “l’America in cinque atti”

Le mie serate sono inevitabilmente scandite dalla programmazione televisiva dei telefilm, e fra canali +1 e MySky con un po’ di impegno riesco a seguire tutto. Però, forse per ricordarmi meglio gli appuntamenti settimanali, identifico ogni serata con un solo telefilm, che poi associo alle eventuali altre serie che lo seguono o precedono. Dalla settimana scorsa, con mia somma gioia, il giovedì è diventato “il giorno di The Wire”. Una serie per la quale non ho mai nascosto di avere una predilezione.

Il debutto di questa terza stagione, in prima tv su Cult ogni giovedì dalle 21.00, ci ha portato conferme e novità. Ad esempio, abbiamo avuto la conferma che la sigla è la terza versione dello stesso brano musicale di Tom Waits (Way Down in the Hole), questa volta interpretato dai Neville Brothers. Abbiamo inoltre ritrovato la nostra ormai affezionata squadra, seppur divisa e con i vari agenti affidati per ora a dipartimenti diversi. Ci sono sempre le intercettazioni – telefoniche, soprattutto – attorno alle quali vengono costruiti i casi delle varie stagioni e alle quali rende omaggio il titolo della serie.

Soprattutto appare evidente – in questo terzo ciclo più che mai – come la componente politica giochi un ruolo fondamentale nei rapporti fra le autorità cittadine di Baltimora. The Wire è indiscutibilmente un gran poliziesco, ma la questione politica e la feroce critica ai meccanismi delle istituzioni che governano le forze di polizia restano sempre in primo piano. Grazie ai vari personaggi che abbiamo conosciuto nelle stagioni precedenti (politici, giudici, rappresentanti sindacali…) e a quelli che stiamo conoscendo meglio in questa stagione (sindaco, procuratori, consiglieri…), il funzionamento della macchina politica della città, che tanto ha fatto discutere e tanto ha appassionato gli spettatori di The Wire, è molto chiaro.

Le assegnazioni delle indagini, i trasferimenti, la disponibilità di attrezzature, la cura dedicata ad un caso piuttosto che all’altro: tutto fa capo alle conoscenze, ai favori, ai compromessi, magari ai ricatti o alla corruzione. O semplicemente alle condizioni politiche favorevoli o sfavorevoli a cui è legato chi comanda. La crescente attenzione per il fattore politico della serie emerge fin dal primo episodio: se nelle prime due stagioni avevamo assistito alla costruzione, lenta e dettagliata, dei casi di cui si sono occupati i protagonisti – capitanati dal detective Jim McNulty (Dominic West) – questa volta ci troviamo di fronte ad indagini già avviate, a mesi di intercettazioni e pedinamenti, ad assegnazioni precise di cui non abbiamo avuto nessuna anteprima.

Il motivo per cui gli autori hanno potuto prendersi questa “licenza”, cambiando la struttura base della serie (ed ecco la novità, dopo le conferme) è semplice: a Baltimora la criminalità fa capo sempre alle stesse persone. Avon Barskdale (Wood Harris), benché in prigione, continua a gestire il traffico di stupefacenti insieme a Stringer Bell (Idris Elba), ancora nel mirino degli investigatori. Proposition Joe (Robert F. Chew), che nella scorsa stagione avevamo visto ottenere una posizione privilegiata grazie anche all’arresto di Avon, continua ad aumentare il proprio potere.

Gli informatori (ritroviamo l’ormai fedele Bubbles, Andre Royo) sono sempre gli stessi, così come i ragazzi – con l’aggiunta di qualche faccia nuova – che gestiscono il commercio di sostanze illegali per le strade. Omar (Michael K. Williams), sempre in cerca di vendetta contro Avon e la sua organizzazione, si è trovato nel mezzo di una sparatoria che è costata la vita ad un’amica e che, possiamo scommetterci, lo spingerà a meditare una vendetta ancora più tremenda.

In questa terza stagione dobbiamo quindi aspettarci tutto ciò che abbiamo trovato nelle prime due… e molto di più. La rottura con il passato, chiaramente simboleggiata dalla demolizione delle Torri (gli edifici di case popolari che avevano avuto un ruolo rilevante nei primi due cicli) è definitiva e ricca di significato. Con questi nuovi episodi, gli autori di The Wire ci dicono chiaramente che abbiamo visto solo la punta dell’iceberg. Le radici della criminalità da una parte e del sistema politico disfunzionale dall’altra sono ancora tutte da scoprire. Episodio dopo episodio.

Scritto il 11 giugno 2009 da Chiara Poli

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2 commenti a “The Wire – Il terzo atto”

  • Lorenzo Dice:

    A quando la quarta serie? Grazie!

  • Chiara Poli Dice:

    Caro Lorenzo,
    la quarta stagione di The Wire andrà in onda su Cult in autunno. Continua a seguirci per ulteriori dettagli: appena avremo novità più dettagliate sulla messa in onda, le troverai pubblicate qui sul sito!
    Buona giornata

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