Su FOX arriva in prima visione l’ultima fatica di Joss Whedon in cui Eliza Dushku è una donna che viene “programmata” per qualunque occasione…
Joss Whedon ha firmato non uno, non due, bensì tre serie di culto. Buffy, Angel e Firefly sono i suoi fiori all’occhiello. Addirittura più della nomination agli Oscar per la sceneggiatura di Toy Story. E quando uno così annuncia di avere una nuova serie in cantiere, con protagonista una delle attrici che hanno già partecipato alle fortunate avventure del whedonverse, l’attesa è spasmodica. Quando si parlò per la prima volta di Dollhouse (su FOX ogni giovedì alle 21.10 dal 3 settembre), la rete ed i media impazzirono. Tutti volevano saperne di più, e fu con queste parole che Whedon presentò al mondo la sua nuova creatura: «Dollhouse è la storia di una ragazza di nome Echo, che può assumere qualunque personalità… tranne la propria».
Echo (Eliza Dushku, la Faith di Buffy ed Angel) è una bella ragazza che vive rinchiusa in un luogo segreto (la dollhouse, appunto, la “casa delle bambole”) scelto da un’organizzazione illegale per nascondere i suoi operativi. Ovvero: le persone che a seconda delle richieste dei clienti vengono “programmate” per ogni evenienza. Serve un’accompagnatrice bellissima, colta, intelligente e che parli correntemente 5 lingue per una serata importante? Pronti! Siete alla ricerca di un’esperta di rapimenti quando vostra figlia è stata sequestrata e non potete chiamare la polizia? Eccola! Basta chiedere…
L’idea alla base del plot di Dollhouse è affascinante: come succedeva a Neo, Trinity e compagni in Matrix, anche i protagonisti di Dollhouse possono acquisire qualunque capacità e specializzazione in breve tempo, e senza sforzo, “caricando” del software. Solo che in Dollhouse non lo fanno consapevolmente, spalancando le porte ad una questione morale che fa da fondamento per la narrazione. Echo passa da un ruolo all’altro, da una missione all’altra, per volontà della donna a capo dell’organizzazione che ha preso il controllo della sua vita, Adelle DeWitt (Olivia Williams, X-Men: Conflitto finale).
Insieme ad altri come lei (Victor, interpretato da Enver Gjokaj, già visto in The Unit, e Sierra, che ha il volto di Dichen Lachman), Echo vive ogni genere di avventura: pratica con destrezza gli sport più estremi, interviene con decisione delle situazioni più delicate (come un rapimento, appunto…), è l’amorevole compagna di uomini molto più grandi di lei. Ma mai per sua volontà. Inoltre, Echo non ha alcun ricordo delle sue esperienze precedenti: ogni volta che viene selezionata per una nuova missione, la sua memoria e la sua personalità vengono cancellate e “riscritte” da zero – grazie all’intervento del programmatore della Dollhouse, Topher Brink, interpretato da Frank Kranz (The Village).
E non è finita qui: Echo ha anche una sorta di “guardia del corpo”, un uomo il cui compito è fare da supervisore e da controllore, intervenendo in caso di pericolo o di necessità (ma solo perché Echo è “merce preziosa” per l’organizzazione dietro alla Dollhouse, non certo per solidarietà o affetto…). Così, a seguire da lontano ogni mossa di Echo c’è Boyd Langton (Harry J. Lennix, Una donna alla Casa Bianca). E nella Dollhouse c’è anche un’altra vecchia conoscenza di Whedon, Amy Acker (Fred in Angel), nei panni della dottoressa Claire Saunders. E fra una missione e l’altra, tutto alla Dollhouse scorre via (quasi) senza intoppi… Fino al giorno in cui Echo inizia a ricordare pezzi del suo passato. O meglio: fino al giorno in cui Echo smette di dimenticare davvero tutto ciò che i suoi “padroni” vogliono cancellare dalla sua memoria.
A dimostrazione del fatto che “la vita vince sempre” (Jurassic Park docet) e che quando ci sono in gioco delle persone, le variabili portate dal “fattore umano” sono infinite, la nuova condizione di Echo (e l’intervento dell’uomo che dà la caccia ai proprietari della Dollhouse, l’agente dell’FBI Paul Smith) sposta il racconto su un piano diverso. Avventura, azione e fantascienza, tanto cari a Whedon, si mescolano con un tema tanto importante quanto delicato: conosci te stesso. La ricerca della propria identità, la costruzione della propria personalità ed il bisogno di conoscere se stessi prima del mondo esterno diventano il fulcro della narrazione.
Ancora una volta, i rischi della tecnologia ci pongono di fronte ad un dilemma morale. E ancora una volta la fantascienza ci conduce ad una storia che dipinge un futuro spaventoso. Così, mentre i colleghi di Smith non credono che la Dollhouse esista davvero (chi oserebbe mai trasformate degli esseri umani in robot? Non può essere vero!), la serie di Whedon rielabora temi classici mixandoli con gli ormai immancabili riferimenti e le citazioni di ogni genere.
Che l’avventura abbia inizio…
Chiara: hai dimenticato un dettaglio importante.
Fox Italia trasmetterà 13 episodi.
(in Usa ne hanno trasmessi 12)