Speciale Halloween – Il genere horror: introduzione

Categorie:  Deep&Specials, fox
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In occasione della notte delle streghe, questa settimana approfondiamo insieme la storia del genere horror, che ha terrorizzato, divertito e fatto discutere generazioni di spettatori

Diceva bene Billy Loomis, il giovane killer cinefilo di Scream – uno dei film che ha rivoluzionato il genere horror: “La vita è un film, con un’unica differenza: non ne possiamo scegliere il genere”. Perché è certo che chi ha la sfortuna di trovarcisi, in una situazione da film horror, farebbe volentieri a cambio con una bella commedia romantica. Eppure l’horror – letto nei romanzi e nei fumetti, o visto al cinema e in tv – esercita un certo fascino su tutti noi.

Come abbiamo visto in occasione del primo appuntamento con la Vampiromania dedicata alla storia di Dracula sul grande schermo, il gusto popolare per ciò che terrorizza e scatena in noi l’orrore è da sempre il simbolo delle paure segrete degli uomini e delle tensioni sociali che li ospitano nei vari periodi storici. Per questo l’horror è fra i generi cinematografici più longevi.

Traendo ispirazione da tradizioni religiose, da credenze popolari, da varie forme d’arte (letteratura, pittura, teatro), o da semplici “effetti” (come per L’arrivée d’un train à la Ciotat, che nel 1896 aveva fatto fuggire urlando tutti gli spettatori che temevano di essere investiti dal treno sullo schermo) l’horror diventa protagonista dell’immaginario collettivo fin dagli albori del cinema. Ma viene “etichettato” per la prima volta solo all’inizio degli anni ’50, grazie ad un saggio pubblicato su Sight and Sound che lo definisce come il genere nato per riunire «tutti quei film in cui il soprannaturale, il diverso ed il bizzarro hanno lo scopo ben preciso ed apertamente dichiarato di procurare allo spettatore forti shock visivi ed emozionali».

I film horror hanno avuto fin dal principio una forte influenza sul pubblico: erano in grado di terrorizzare la platea, arrivando a condizionare alcuni dei loro comportamenti (spesso citati all’interno degli stessi film horror: controllare sotto il letto, dormire con la luce accesa, gridare “scappa!” ai protagonisti di un film…). La suggestione dei racconti letterari, delle arti figurative e delle storie di fantasmi tramandate oralmente non poteva competere con l’invenzione del cinema: le immagini in movimento rendevano l’orrore reale e lo mettevano a portata di tutti, con una diffusione senza precedenti.

E dopo vampiri, licantropi, streghe e fantasmi (ma nemmeno troppo “dopo”, cronologicamente parlando, come avremo modo di vedere…) il cinema iniziò ad interessarsi alla creatura più spaventosa di tutte: l’essere umano, vera ed unica causa scatenante del processo al cinema horror, messo sotto accusa per le possibilità di emulazione o di deviazione delle coscienze degli spettatori. Nel periodo muto – ben protetti da un contesto dichiaratamente irreale – violenza e dettagli “sconvenienti” erano tollerati grazie ad una premessa che tutti condividevano: stiamo per assistere ad uno spettacolo che ci spaventerà, ma quando tutto sarà finito sapremo che si tratta solo di finzione e non avremo più valide ragioni – se non l’autosuggestione – di avere paura.

Ma l’interessamento dell’horror per l’uomo, con lo scavare nelle oscure profondità della natura umana (fin dagli anni ’60) ha cambiato le carte in tavola. L’ispirazione a fatti di cronaca, a personaggi realmente esistiti o anche solo “potenzialmente reali”, e quindi verosimili, ha trasformato l’horror in un genere pericoloso. Scatenando un dibattito decennale su un genere che fonti anche molto autorevoli hanno spesso definito semplicemente “diseducativo” o addirittura immorale. Il dibattito ruota da sempre attorno all’unica, eterna domanda: è l’horror a stimolare la violenza o è la violenza della realtà ad ispirare l’horror? Il che riconduce all’altra eterna domanda: la vita imita l’arte, o viceversa?

Per anni psicologi, sociologi, critici, studiosi ed opinionisti hanno discusso degli effetti negativi (emulazione, shock emozionali) o positivi (catarsi) dell’horror. E ancora oggi, ogni volta che un nuovo film, una saga letteraria o una serie tv riaprono in qualche modo la “ferita”, il dibattito si anima di nuovo. Non è certamente facile assumere una posizione che permetta di conciliare i due fronti che da decenni spendono fiumi di parole sull’argomento. Per quanto possa essere considerato un genere “minore”, però, va riconosciuto che l’horror ci ha oggettivamente regalato dei capolavori.
L’horror non sarà in grado di dare lezioni di vita, ma sicuramente può insegnarci qualcosa sull’arte.

Scritto il 26 ottobre 2009 da Chiara Poli

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2 commenti a “Speciale Halloween – Il genere horror: introduzione”

  • Tvmania Dice:

    Grazie Chiara Poli, letto l’articolo e lo trovo molto interessante. Complimenti.

  • Vega Dice:

    Complimenti, bell’articolo. Sono un accanito fan del genere horror. Le innovazioni che ha portato l’horror nel linguaggio cinematografico sono infinite. Esso, in quanto specchio delle paure individuali e collettive, è una vera e propria Enciclopedia della cultura umana moderna. Pensate solamente alle differenze tra horror occidentale ed horror nipponico, o all’onnipresenza dei nuovi media negli horror di inizio millennio. L’horror, a differenza degli altri generi, non fa leva su emozioni “costruite” dalla cultura, come la commozione o il riso. L’horror, facendo leva su un istinto primordiale quale la paura, cerca di fare leva sulla “bestia che è in noi”. Proprio per questo è forse anche il genere più “interattivo”: l’horror cerca di “toccarti fisicamente”, mentre sei lì, seduto nel buio della tua poltrona. Ed è per questo che lo amo :-)

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