Speciale Halloween – Breve storia del Cinema Horror (parte 1)

Categorie:  Deep&Specials, fox
Facebook MySpace Wikio OKnotizie Digg del.icio.us

Iniziamo il nostro viaggio nella storia dell’horror cinematografico: dagli albori agli anni ‘50

Abbiamo già visto come la definizione di film horror, coniata all’inizio degli anni ’50, si riferisse a storie incentrate sul soprannaturale e su tutti gli elementi in grado di procurare allo spettatore shock visivi ed emozionali. Le produzioni corrispondenti a queste caratteristiche erano per lo più produzioni a basso costo che si nutrivano di uno star system autonomo, basandosi sugli effetti speciali e su riprese effettuate quasi totalmente in studio. E, naturalmente, in ambientazione notturna. I protagonisti erano i fantasmi dei romanzi gotici, i vampiri, gli ipnotisti, gli sprovveduti pronti a stringere patti con il diavolo. Gli argomenti dei primi film horror spaziavano già dal soprannaturale ai misteri della natura umana, dalla sete di potere alla manipolazione altrui per i propri scopi.

L’horror affonda le sue origini storiche nel cinema scandinavo degli albori e nell’espressionismo tedesco degli anni ’20, ma già negli anni ’10, con pellicole come Lo studente di Praga del danese Stellan Rye, l’horror esplora i rischi dell’ambizione umana con la storia di un ragazzo che vende la propria anima, finendo per autodistruggersi. Anche Il Golem di Paul Wegener e Henrik Galeen, datato 1914 ed incentrato sulla figura mitologica di un gigante d’argilla, si serviva di un’atmosfera spaventosa per ammonire gli spettatori dai loro desideri di potere. Pochissimi anni dopo, con atmosfere sinistre e scelte visive innovative (marcati giochi di luce ed ombra e prospettive distorte) Il Gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene (1919) diviene così il capostipite di un genere che conquista subito il pubblico.

Con il Nosferatu di Murnau (1922), primo vero capolavoro espressionista ispirato al romanzo di Bram Stoker ma con personaggi diversi per problemi di diritti d’autore, si inaugura ufficialmente la vitale corrente dei film horror che avrebbe spopolato nei decenni successivi. L’horror, infatti, nasce nell’epoca del muto ma acquista una propria identità specifica solo con l’avvento del sonoro, e soprattutto grazie al lavoro compiuto dalla Universal. La casa di produzione si specializza nella rappresentazione di personaggi leggendari di origine letteraria come il Conte Dracula, il Dottor Jekyll, il Barone Von Frankenstein, l’Uomo Lupo e la Mummia.

Il Dracula di Tod Browning (1931), tratto dalla versione teatrale già interpretata da Bela Lugosi, fu un grande successo e diede vita ad un filone cinematografico pressoché inesauribile insieme all’altro grande protagonista di quegli anni, il Frankenstein di James Whale (1932), che trasformò Boris Karloff in un divo. Il successo di queste due pellicole e delle altre prodotte negli anni fra il 1932 ed il 1935 (La vecchia casa oscura, L’uomo invisibile, La moglie di Frankenstein, La Mummia…) dà vita ad un vero e proprio star system (con attori come Boris Karloff, Lon Chaney, Bela Lugosi, John Carradine), ad una scuola di registi (Tod Browning, James Whale) e ad una nuova tradizione di esperti di make-up (capeggiati da Jack Pierce).

A partire dagli anni ’40 un produttore di nome Val Lewton inaugura una corrente che trasforma l’horror: dalla messa in scena di mostri e creature terrificanti si passa ad un clima d’ansia costruito con situazioni appena accennate, giochi di chiaroscuri e stimolazione dell’immaginazione del pubblico. Il mostro, insomma, c’è ma non si vede (quasi) mai. Il film che meglio rappresenta la nuova tendenza – che il cinema horror riprenderà ciclicamente negli anni a venire – è Il bacio della pantera di Jacques Tourneur (1942). E dopo la Universal, gli anni ’50 e ’60 vedono l’assoluto protagonismo di un’altra casa di produzione. Una piccola casa inglese indipendente, specializzata in coproduzioni con gli Stati Uniti e chiamata Hammer Films.

La Hammer fa degli stessi mostri della Universal i suoi protagonisti, rendendoli ancora più spaventosi ed aggiungendo alla narrazione grande cura per gli aspetti tecnici ed un innovativo uso del colore. Grazie alla Hammer anche in Inghilterra nascono nuove scuole di attori (Christopher Lee, Peter Cushing) e registi (Terence Fisher, Roy Ward Baker). La Hammer sforna un successo dopo l’altro grazie ai frequenti riferimenti alla tradizione gotica ed elisabettiana della letteratura inglese e negli anni ’60 viene affiancata da un’altra casa di produzione, la Amicus, che si specializza in film a episodi.

Alla fine degli anni ’50 l’horror subisce una battuta d’arresto: a Hollywood il fortunato genere entra in crisi, consentendo a molte nuove cinematografie nazionali specializzate in film dell’orrore (come quelle di Messico, Brasile, Germania, Spagna…) di emergere sul panorama internazionale. L’Italia, con l’opera di Mario Bava, contribuisce in modo essenziale alla diffusione di una nuova visione della figura femminile: quella malvagia e negativa della “vamp”, che nei film di Bava è spesso associata al volto dell’attrice inglese Barbara Steele.
(continua)

Scritto il 28 ottobre 2009 da Chiara Poli

icona_related  ARTICOLI CORRELATI
icona_commenti  COMMENTI

Lascia il tuo commento.