Su FX arrivano in prima visione assoluta le bizzarre avventure di Jonathan, scrittore in crisi creativa che s’improvvisa investigatore privato
Forse potrei evitare di star qui a spiegarvi nei dettagli perché vi consiglio di dare un’occhiata a Bored to Death – Investigatore per noia: mi basterebbe, infatti, limitarmi ad un semplice “È della HBO. Guardatelo”. Ma siccome la garanzia di qualità del marchio HBO non è sempre sufficiente, occorre aggiungere qualche informazione in più, che vi aiuti a capire se Bored to Death, in prima tv su FX ogni giovedì alle 22.45 dal 4 marzo, è “il vostro genere”. Inizierò dicendo che è decisamente il mio, perché è una serie (sottilmente) divertente. Non come una sit-com, intendiamoci: scordatevi risate registrate e battute a ritmo serrato. Aspettatevi, invece, quella sottile (ed efficace, per quanto mi riguarda) ironia che serpeggia quasi sempre fra le righe delle serie più riuscite. E una serie di situazioni al limite del surreale.
La storia è questa: uno scrittore (in crisi) di nome Jonathan Ames (lo stesso nome del creatore della serie, che ha sceneggiato il film The Extra Man tratto dal suo omonimo romanzo), un bel giorno decide di fare l’investigatore privato freelance. Così. Semplicemente spinto dalla noia. Jonathan – interpretato da un Jason Schwartzman (Vita da strega, Maria Antonietta) perfettamente “in parte” – intraprende questa nuova avventura per reazione all’ultimo dei fallimenti che hanno reso la sua vita piatta e noiosa. Un fallimento sentimentale: la ragazza di Jonathan decide di lasciarlo a causa della sua incapacità di impegnarsi davvero nella loro relazione, e anche per via della sua smodata passione per spinelli, vino bianco e romanzi di Raymond Chandler (quelli dai quali trae ispirazione per le sue tecniche investigative quando decide d’improvvisarsi detective privato).
Definita un mix di noir e commedia, Bored to Death ha volutamente costruito il suo episodio pilota sulla noia: in un gioco metalinguistico che lo spettatore deve essere consapevole di affrontare, la prima puntata è improntata ad uno stile “noioso” per forzata staticità di alcune scene… Alternate a trovate davvero geniali (come il movente alla base del primo crimine sui cui Jonathan indaga: non vi svelo nulla perché non voglio rovinarvi la sorpresa, ma attendete fiduciosi la soluzione del caso). Con il proseguire degli episodi, gli autori scelgono di ridurre al minimo il meccanismo della noia per lasciar spazio ad una narrazione più coinvolgente: continuando con l’ossessione della noia, in effetti, sarebbe diventato tutto davvero troppo noioso.
Trasmessa per la prima volta da HBO lo scorso settembre, Bored to Death vanta anche la partecipazione (poco sfruttata nel pilot, ma destinata a diventare più “imponente”) di Ted Danson (Cin cin, Damages) e di Zach Galifianakis (Una notte da leoni), nei panni dei più cari amici del protagonista.
Grazie agli incoraggianti risultati d’ascolto, e ai pareri positivi di critica e pubblico, HBO ha rinnovato la serie per una seconda stagione.
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