La seconda stagione di Dollhouse, in onda su FOX, ci sta regalando grandi emozioni. Scopriamo insieme come…
Il vero segreto di Dollhouse è il tema attorno al quale ruota tutta la questione: vincere la morte. Superare le “imprecisioni” di Madre Natura. Giocare a fare Dio. Le impronte impiantate agli Attivi sono un modo per vincere la morte, come hanno dimostrato le vicende incentrate su persone decedute “riportate in vita” nel corpo di una doll. Persone morte la cui coscienza, intatta e consapevole di quanto è successo (ricordate Echo nei panni di una donna che assiste al proprio funerale?), torna a vivere grazie a qualcun altro. Qualcuno che non ha scelto di dar voce a quella coscienza, o che in qualche caso ha accettato di prestarsi al gioco senza rendersi conto delle possibili conseguenze.
Il gioco in questione è il grande gioco di Dollhouse, che con la seconda – e purtroppo ultima – stagione, attualmente in onda su FOX, sta dando il meglio di sé. Le perplessità iniziali di molti, basate solo sui primi due o tre episodi della serie, hanno lasciato il posto alla convinzione che Joss Whedon abbia fatto, ancora una volta, un ottimo lavoro. Unendo dramma umano e fantascienza, romance e azione, spionaggio e commedia, Whedon ha dato vita ad una serie che esplora l’eterno dilemma sui confini della scienza e che si arricchisce di una preziosa ed avvincente mitologia della serie.
La carrellata di riusciti personaggi (Adelle DeWitt su tutti, con quel suo fare gelido eppure capace di conquistarti lasciando intravvedere qualcosa sotto la superficie di ghiaccio) si unisce alle storie dei vari episodi, ricchi di azione e colpi di scena, per raccontarci i segreti di un mondo in cui 23 dollhouse, 23 case con chissà quanti Attivi… giocano a fare Dio. A favore di clienti tanto facoltosi quanto potenti, che fanno delle implicazioni etico-morali (perfettamente sintetizzate nel personaggio di Topher, che episodio dopo episodio sembra finalmente prendere coscienza dei limiti che ha superato) il punto nevralgico della questione.
Le scorrazzate sanguinose di Alpha, gli intrighi ed i complotti della Rossum Corporation, la nuova consapevolezza di Echo – dimostrazione del fatto che, come diceva Jeff Goldblum in Jurassic Park, “la vita vince sempre” – la liberazione di November, la storia del Senatore Perrin, la vendetta di Bennett e tutti gli altri eventi importanti di questa seconda stagione contribuiscono a fare di Dollhouse una grande serie. Una serie che si regge, fra le altre cose, sulla perfetta scelta della protagonista, con una Eliza Dushku talmente in parte da farci credere che persone come Echo possano esistere davvero.
Visti gli episodi di questo secondo ciclo, sapere che mancano solo una manciata di puntate alla fine intristisce un po’. D’altro canto, questa volta sappiamo fin dall’inizio che le vicende sono destinate a concludersi, e probabilmente lo faranno in modo adeguato rispetto alle nostre aspettative. La cancellazione di Dollhouse è arrivata quando Whedon sperava ancora di poter contare su un terzo ciclo di episodi, ma è stata ad ogni modo meno “fulmine a ciel sereno” di quella, ad esempio, di FlashForward, che si è chiuso, pare senza possibilità di appello, in modo improvviso. Ancora una volta, anche con Dollhouse, la legge dell’audience ha condotto un programma migliore di tanti altri (ordinari, magari, ma seguiti dal grande pubblico) alla fine. E ancora una volta, noi non possiamo che prenderne atto…
Mi piace un sacco questa serie…anche se devo dire che il fatto che sia stata conclusa con preavviso si è visto…. hanno accelerato le soluzioni ai misteri!
Mi piace molto anche l’idea degli epiloghi (gli episodi Epitaph mai trasmessi).
L’unico personaggio un po’ troppo criptico è Ballard secondo me….
SPOILER ! –>
certo che la fine del secondo epilogo mi ha lasciato un po’ troppo perplesso…. un po’ scontata…e già sentita…
Avrei preferito qualcosa di più originale….. ma questione di gusti….
<– END SPOILER
La seconda stagione è geniale secondo me.. anche se concordo con Crestus: la soluzione è stata accellerata.
Apparte questo mi ha tenuta incollata allo schermo come la prima invece non riusciva.
SPOILER
Il finale mi ha ricordato il modo di agire di Joss Whedon: lui non è uno che fa tutto rose e fiori, non ha paura di uccidere i suoi personaggi anche se ormai è alla fine, ma diciamocelo è proprio questo che ci piace: non ci fa mai sentire sicuri di niente. E’ capace di darci la gioia di essere riusciti nell’intento lasciando comunque un che di amaro, come in Buffy