Nell’anniversario del finale di serie di Lost, vediamo com’è cambiato il panorama tv e quanto ci manca l’isola dei misteri…
Scrivere questo articolo mi costa una fatica terribile. Ci sto mettendo una vita… E penso di dovervela, una spiegazione, perché se voi che mi avete fatto compagnia per tanti anni durante il Lost in Progress mi state leggendo anche ora, di certo vi aspettate qualcosa di diverso da ciò che troverete di seguito. Vi avevo promesso di rendere omaggio all’anniversario della fine di Lost. Quindi, probabilmente vi aspettate un’ analisi di come Lost abbia influenzato il panorama televisivo mondiale – perché lo ha fatto, e gli innumerevoli tentativi di replicarne il successo lo dimostrano.
Magari vi aspettate che vi racconti cosa stanno facendo gli ex protagonisti della serie, quali sono i nuovi progetti di J.J. Abrams, di Damon Lindelof e di Carlton Cuse. Ma vi troverete di fronte ad un articolo diverso. Perché per me il 23 maggio, purtroppo, non è più l’anniversario della fine di Lost. Esattamente un mese fa, il 23 aprile, mio fratello è rimasto ucciso in un incidente e questo giorno, per me, ha cambiato completamente significato. Così, l’unica cosa che posso fare – mentre ogni giorno mi impegno al massimo per farmi forza, per fare al meglio il mio lavoro e per continuare con la vita di tutti i giorni, impresa che a volte pare impossibile – è riflettere sulla mancanza.
Quando qualcosa finisce, o quando qualcuno ti lascia, l’incredulità lascia il posto alla disperazione, alla rabbia (ci sono delle “fasi” precise, in psicoanalisi, ma in questa sede parliamo in termini “umani” e non psicoanalitici), e infine alla nostalgia. O, nel nostro caso, alla Lostalgia. Io non credo molto al luogo comune secondo il quale ti accorgi di quanto tenevi a qualcuno o a qualcosa quando non c’è più. Sono fortunata, in questo senso: vivo appieno le mie passioni, anche televisive, e sono ben conscia di quanto sia forte il mio legame con ciò che mi interessa, o con coloro a cui voglio bene.
Ho amato follemente Lost, i suoi protagonisti, la sua isola, i suoi flashback, i suoi personaggi, i suoi misteri ed il suo finale. Ho amato follemente Lost dal primo all’ultimo minuto. Ho sempre avuto la fortuna di riuscire ad immergermi nelle sue immagini, dimenticandomi completamente di tutto il resto anche se ero intenta – col fedele portatile – a scrivere “in diretta” il Lost in Progress senza mai levare gli occhi dalla tv (o meglio: dal videoproiettore. Lost va visto bene…).
Io, quel famoso atto di fede di cui abbiamo tanto parlato, l’ho sempre concesso agli autori ed ai personaggi. Io ho scelto di amare Lost con tutti i suoi difetti, le sue imprecisioni, le sue piccole incoerenze, i misteri che non sono stati chiariti – anche se per me si tratta solo di questioni minori: tutto ciò che volevo sapere, io l’ho trovato nel finale di serie. L’ho interpretato in base agli elementi in mio possesso cercando di condividere con voi ciò che avevo provato, capito, sentito. Ma il bello di una serie così è che ciascuno può provare, capire, sentire ciò che vuole, ciò che preferisce, magari ciò di cui ha bisogno in quel momento. La passione per una serie tv trasforma tutto: vediamo la storia ed in protagonisti in modo diverso da come guardiamo un altro film o un altro programma. Io riesco ad abbandonarmi alla storia pur mantenendo vigile l’occhio del critico. Lo faccio con molte serie, che ho visto e rivisto, e che mi coinvolgono appieno. Ma non ce n’è nessuna – nemmeno Buffy, la serie tv alla quale, per tante ragioni, sono più affezionata – come Lost. O meglio: come Lost durante la sua messa in onda. Quando attendi spasmodicamente il prossimo episodio. Quando corri su internet a commentare la puntata che hai appena visto. Quando scambi opinioni con i tuoi amici durante le pause pubblicitarie (se, come me, si guardava Lost con un gruppo di amici).
Io sono convinta che ci possano essere altre serie intriganti e di successo tanto quanto Lost. Ma sono anche convinta che, se anche dovessero arrivare, non sarebbero mai come Lost. Perché Lost è stata la prima serie a coinvolgere in maniera così attiva così tanti milioni di telespettatori, in tutto il mondo. Star Trek, X-Files, Buffy… Molte altre serie hanno e hanno avuto un fandom molto attivo, ma Lost ha allargato il fenomeno a dismisura, ha cancellato il concetto di target di una serie tv (lo ha seguito gente di ogni età, professione, gusto, preparazione…). Così, sono fiera di esserci stata. Di aver potuto prendere parte, insieme a voi, a tutto questo esaltante processo. Allo stesso modo in cui sono fiera di aver voluto un mare di bene a mio fratello, di volergliene ancora… e di averlo sempre saputo.
Namaste.
Ciao Chiara, grazie mille per questo ricordo sentito di una serie che davvero ognuno ha potuto vivere e interpretare a suo modo. Sarebbe stata troppo “fredda” un’analisi delle sue influenze, troppo scontato il resoconto di cosa stanno facendo i creatori o i protagonisti (è anche brutto pensare che siano persone reali e non soltanto Jack, Kate, Sawyer, Locke…). Li ricorderemo sempre per i bei momenti che abbiamo vissuto con loro, anche quando sapevamo che sarebbe presto finita e già ci mancavano (non serve aspettare di perdere qualcosa per sapere quanto conta per noi). E aggiungo, se posso, che anch’io ho un fratello a cui voglio un mare di bene e con cui ho condiviso tutto Lost, e non voglio nemmeno immaginare come sarebbe perderlo perché mi fa stare troppo male. Quindi ti sono vicina e ti faccio i complimenti per aver continuato a regalarci i tuoi brillanti articoli senza averci fatto sospettare che cosa fosse successo. Continuerò a seguirti!
Grazie, Laura.
Di cuore.
A presto
Cara Chiara, complimenti per l’articolo che condivido pienamente, nonostante, escludendo il lato affettivo ed emozionale, io sia tra i “delusi”, in qualche maniera, del finale di Lost; è come quando si guarda la partita della propria squadra del cuore, si tifa e si spera possa vincere, ancorché ci si accorga che sta giocando malissimo e merita di perdere.
Anch’io, come te e moltissimi altri, “ho amato follemente Lost dal primo all’ultimo minuto”, ma ciò non mi ha mai impedito di evidenziarne i difetti.
Per il resto, solo un affettuoso abbraccio.
Rino
ho amato e sto amando Lost. perchè non l’ho seguito durante la sua messa
in onda, avevo sette anni nel 2004. ma ho scoperto l’Isola. e non mi
pentirò mai di parlarne così tanto, anche a due anni dalla fine. quindi
grazie per questo articolo che sa esprimere tutto ciò che Lost è stato,
tutto che io, personalmente, amo.