Otto sotto un tetto – Un tetto, tante risate e tanti guai

Categorie:  Deep&Specials, foxretro
Facebook MySpace Wikio OKnotizie Digg del.icio.us

Fox Retro ci ripropone gli episodi con le avventure della famiglia Winslow, fra una risata e un “disastro” quotidiano a cui porre rimedio…

Ci sono personaggi televisivi che tutti conosciamo e ricordiamo, per vari motivi. Steve Urkel è uno di questi personaggi: il loser-nerd per eccellenza, con quel “che” di fastiodioso voluto così da autori in gamba per evitare che diventasse solo una macchietta per la quale provare pena. Un personaggio così non entra nell’immaginario collettivo se arriva ad impietosire un po’ il pubblico per il suo essere così sfigato. Nossignore.

Tanto che già nel 1989, anno del debutto di Otto sotto un tetto, che torna su Fox Retro dal 3 ottobre alle 16.30 dal lunedì al venerdì, Steve era il simbolo di quella nuova tendenza delle sitcom un tantino stanche di dover vivere solo ed esclusivamente entro i confini del politically correct. Creare il personaggio di uno sfigato – perché questo era, in una parola, Steve Urkel – e renderlo per di più fastidioso (per il suo essere inverosimilmente maldestro e pasticcione) era quanto di più lontano dall’idea di sitcom per famiglie politicamente corretta (perché si trattava di un ragazzino di colore, e non di un bianco riccone che si doveva considerare fastidioso).

E, non a caso, Steve era il vicino di casa e non un membro della famiglia protagonista: così sì che potevano esasperarne i tratti per farne, in alcuni episodi, “il nemico” (rompe o distrugge qualsiasi cosa tocchi, povero Steve…). Sembrano piccolezze, ma sono state scelte come queste, in serie di successo, a spianare la strada alla rivoluzione della seconda metà degli anni ’90. Quella che ha dato il via allo sdoganamento di… beh, di qualsiasi cosa, in effetti. Sesso, droga e rock & roll, per capirci.

Piccole scelte di tante grandi serie, che dagli anni ’60 in poi hanno lavorato dietro le quinte per cambiare il mondo della tv, permettendoci di arrivare, cinquant’anni dopo, alla totale assenza di limiti (dopo Sex and the City, Oz, Nip/Tuck, True Blood, Californication, Dexter, Dirt, Breaking Bad e compagnia bella, oggi possiamo affermare che nulla è più tabù in televisione. Almeno non nelle serie tv di grande qualità). Ma questo è un altro discorso. Per ora ricordiamoci che stiamo rendendo omaggio al ritorno di Otto sotto un tetto, il cui titolo originale (Family Matters) è emblematico del messaggio della serie creata nel 1989 da Michael Warren e William Bickley (Happy Days, Una bionda per papà) e prodotta per ben 9 stagioni.

“La famiglia conta”, ma anche “questioni di famiglia”: la doppia traduzione del titolo, il fatto che papà Carl fosse un poliziotto di Chicago (una delle città in cui la lotta contro il crimine è sempre stata molto dura, e di conseguenza pericolosa per le forze dell’ordine) e che la famiglia fosse un’antesignana dell’odierna famiglia allargata (papà, mamma, tre figli, nonna, cognata e nipote, oltre al vicino di casa e al migliore amico di Eddie, Valdo, che sono praticamente di casa) significava partire da un presupposto importante (e in qualche modo “serio”). Vale a dire: sì, possiamo riderci su. Si può ridere su tutto, se lo si fa nel modo giusto. E ancora una volta, la tv ci insegna che la vita è dura, a volte tanto da sembrare insopportabile. Ma provare a prenderla con un sorriso aiuta. O almeno ci dà l’illusione di farlo. Vi pare poco?

Scritto il 29 settembre 2011 da Chiara Poli

icona_related  ARTICOLI CORRELATI
icona_commenti  COMMENTI

Lascia il tuo commento.