American Horror Story – Episodio 1.11: Nascita

Categorie:  Deep&Specials, fox
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Nel penultimo episodio di questa prima stagione la situazione si è evoluta, e per molti dei personaggi ha preso una gran brutta piega…

Quando si dice: il titolo (italiano: Nascita e originale: Birth. C’era poco da girarci intorno) è tutto un programma. La penultima puntata di questa prima stagione di American Horror Story non era ancora iniziata e io già stavo in ansia. Su, forza. Un bel respiro. E durante la sigla chiudiamo gli occhi e tappiamo le orecchie, come al solito, sennò l’ansia cresce. Allora: dove, o meglio quando siamo stavolta? Ah, sì: il piccolo Tate gioca nel seminterrato della casa nel cui seminterrato non è consigliabile giocare. Un bel bambino biondo, innocuo, destinato a diventare un mostro. O quasi. Perché a noi Tate piace, vero? Un sacco, ci piace. Con o senza tuta di lattice. Con o senza fucile in mano. Gli perdoniamo quasti tutto perché ha un che di speciale, lui.

Qualcosa sul genere vedo la gente morta, per capirci. Perché fin da piccolo entra in contatto con i fantasmi non-morti della casa. Quindi ha tutta la nostra comprensione: un po’ perché è cresciuto in mezzo ai veri mostri. E un po’ perché… conosciamo sua madre. Voglio dire: chi sarebbe venuto su normalmente con una madre come Constance? Certo, pare ci sia sempre tempo per mettere la testa a posto. Perfino da morti. Tate s’innamora e decide di far sì che nessuno porti via il (suo) bambino a Vivien, per proteggere Violet. Figlio in arrivo, mentre noi ci chiediamo: come andrà il parto? Sopravvivranno entrambi i gemelli? E soprattutto: com’è il figlio di una donna viva con un non-morto morto?

A tal proposito: la nuova (consapevole) condizione di morta non-morta di Violet crea qualche problemino pratico di gestione. Bisognerà tenere nascosto il suo suicidio a mamma e papà e trovare una giustificazione per la sparizione improvvisa se allontanata dai confini della casa. Poi si dovrà anche trovare un modo per ammazzare il tempo quando non ci sarà più YouTube e il pc di oggi sarà obsoleto (non oso pensarci. Recentemente, in ospedale, ho passato le giornate a guardare video su YouTube. Riguardavo persino quelli del mio canale, pur di passare il tempo. I miei video, che conosco a memoria! E sono stata lì solo quattro giorni: non oso immaginare l’eternità!).

Ma ci sono problemi più grandi. Tipo Chad e Patrick che vogliono i gemelli. Nora che vuole i gemelli. Hayden che vuole i gemelli. Così Violet chiede aiuto alla suocera (ah, povera Constance! Anche questo, ti tocca: una nuora che avresti volentieri avvelenato!) per dare risposta ad una delle domande più importanti di tutta la serie. Ovvero: come ci si libera di un fantasma? Ci sarà un modo! Ci deve essere un modo. E infatti c’è, almeno stando ad un’affascinante storia del 1590 raccontata dalla nostra fedele medium Billie. Io mi aspetto una lotta epocale in puro stile Poltergeist… ma da un lato mi aspetto anche quello che poi in effetti arriva: un nulla di fatto. In American Horror Story, semplicemente, non c’è un modo per sbarazzarsi dei fantasmi.

Il nulla di fatto, inoltre, è preceduto dallo scontro Tate-Patrick in una sequenza che mixa humour nero e tensione e riassume lo stile di American Horror Story: prendere situazioni classiche e rielaborarle con elementi originali. Ad esempio: l’essenza del male di cui parla Billie, che si alimenta del dolore dei fantasmi e dei vivi della casa, potrebbe serenamente essere sintetizzata in Tate. E nella coabitazione di vivi e morti, che per l’occasione (la nascita) si riuniscono tutti insieme, cancellando i confini. Serve un medico? Il dottor Montgomery al vostro servizio! Per la nascita. Una nascita che in un luogo del genere non può certo rappresentare la celebrazione della vita (di quale vita, poi? Quella generata da un fantasma pluriomicida e da una mortale?). Quindi, eccoci qui: vita e morte. Nascita e trapasso. La vittima designata – in qualche modo ce lo aspettavamo – è Vivien. C’è bisogno di sacrificarla per mantenere l’equilibrio fra vita e morte che regge il mondo… ma che nella casa vede il predominio della morte.

Scritto il 25 gennaio 2012 da Chiara Poli

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2 commenti a “American Horror Story – Episodio 1.11: Nascita”

  • Monica V Dice:

    Se la mia ipotesi di qualche post fa era che gli Harmon fossero fantasmi era sbagliata, be’ adesso, dopo questo episodio posso dire che era \quasi\ giusta. Del resto anche le sequenze dove si alternano il parto di Vivien e quelle di Ben da solo che urla qualcosa a non si sa chi, mi danno un pò da pensare… che vorranno dire?

  • Cristina Dice:

    Questa cosa di Vivien che si sacrifica non l’avevo considerata, la vedevo più come una cosa accidentale causata dalla natura soprannaturale del parto. Io ho sempre trovato che questo simbolo del male della casa fosse Thaddeus anche perchè ogni volta che se ne parla tutti tendono a buttare un occhio verso il seminterrato. Poi tutta la storia del bambino con conseguente omicidio-suicidio di genitori è stato il primo evento cruento della casa quindi se c’è qualcuno da dover assolutamente scacciare allora sarebbe il \bambino\ di Nora. è lì da sempre. Non vedo l’ora di vedere che cosa succede nel finale ma d’altra parte sono ormai presissima, non so come farò a stare senza AHS!

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