I cattivi di C’era una volta e delle fiabe: le loro caratteristiche e la loro funzione all’interno delle storie che ce li presentano…
Lo spunto viene da uno speciale dedicato ai cattivi nelle serie tv che ho caricato un paio di giorni fa sul mio canale YouTube. Cercando di non allungarmi troppo (già sfioravo i 7 minuti… ma avrei potuto parlarne per ore!) ho provato ad identificare le ragioni che ci spingono ad amare i cattivi dei telefilm. Ho anche identificato alcune “categorie” di cattivi, che mi hanno spinta a fare una riflessione su C’era una volta. Vi riassumo in due parole: ci sono i cattivi che amiamo, ai quali perdoniamo qualunque cosa, perché in qualche modo comprendiamo (ma non giustifichiamo) le ragioni delle loro azioni.
Poi ci sono i cattivi codardi, quelli che agiscono solo per il loro tornaconto e che sono i primi ad abbandonare la nave (non so se rendo l’idea). In C’era una volta però ci sono anche i cattivi… cattivi. Cioè quelli che agiscono spinti dall’odio allo stato puro, dall’invidia, da una voglia di vendetta scaturita da un nonnulla. Sono i cattivi che non hanno vere motivazioni per compiere gesta atroci. Sono i cattivi che, al contrario di quello che succede nella stragrande maggioranza dei casi, nascono cattivi. Cattivi, nelle serie tv, si diventa. Non si nasce. Vale come regola generale, ma naturalmente ci sono le eccezioni. E quale eccezione migliore di un cattivo da fiaba?
I cattivi delle favole non sono come quelli dei telefilm: sono cattivi e basta. Nascono così. Non abbiamo né il tempo né l’occasione giusta per provare a comprenderli, per provare empatia per loro, per costruirci un loro ritratto psicologico che ci aiuti in qualche modo a capire. Nossignore. Sono cattivi. Punto. Come la Regina di Biancaneve, ritratta da Lana Parrilla in C’era una volta. L’attrice, impegnata nel doppio ruolo della Regina e del Sindaco di Storybrooke (personaggio altrettanto odioso, ma con necessità di apparire “umana” per forza di cose. Come per l’adozione di Henry, chiara – ed unica – forma di espiazione per ciò che ha fatto a suo padre).
La Regina Cattiva di Biancaneve, Malefica (interpretata in C’era una volta da Kristin Bauer, la strepitosa Pam di True Blood), la Strega di Hansel e Gretel e tutti gli altri “cattivi d.o.c.” delle fiabe sono stati scritti, disegnati o interpretati con un solo scopo: mettere alla prova gli eroi, i loro antagonisti. Più il cattivo è malvagio e fantasioso, più l’eroe (o l’eroina) deve ingegnarsi e faticare per sconfiggerlo. La morale della favola è una sola: non c’è avversità o personaggio malvagio che possa fermare i puri di cuore. Nelle favole i buoni vincono. Sempre. Certo, a meno che qualcuno non rubi loro il lieto fine…
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